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Che Bel Paese! PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Niger   
lunedý, 06 ottobre 2008 19:38

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Dove sta la differenza?
Un ricordo, una percezione e alcune annotazioni sull’allucinante e sbalorditiva situazione del bel paese Italia; una situazione che oscilla tra la tragedia e la farsa.

Risuona nella mente, in questo periodo, con discreta frequenza il ritornello di una canzone(?) di Paolo Rossi (l’uomo dello spettacolo): era meglio morire da piccoli che vedere questo schifo da grandi. Lo schifo presente è così vasto e vario da indurre rabbia, indignazione, repulsione ma nello stesso tempo anche tristezza, delusione, amarezza.

 

Certamente non al punto di rimpiangere di non essere morto durante l’infanzia, anche perché i motivi di rimpianto son ben altri e, talora, si ripresentano di fronte ai tanti dolori, alle malattie, alle morti subite, indotte o cercate.

Non solo.Di fronte allo squallore quotidiano, alla paurosa e sconcertante pochezza della classe dirigente, da quella nazionale a quella locale, al degrado ambientale inarrestabile, allo spettacolo indecente del dire (per lo più sciocchezze e insulti) e dello smentire, al servilismo sfacciato dei mezzi di comunicazione di massa, con particolare riguardo alla cattiva maestra televisione, che creano, inventano, deformano, nascondono la realtà, si resta allibiti e spaesati. Da qui la percezione di vivere una doppia realtà: quella reale, della monnezza, non solo materiale, degli ospedali trasformati in obitori, dei tribunali dove trionfa il pressapochismo e la superficialità, delle scuole povere, nude e impotenti, alle quali la Ministra, tipico prodotto di questa scuola, vorrebbe mettere il grembiule e tra poco imporre anche il saluto fascista e la preghiera mattutina (variante del manganello e dell’aspersorio), per non parlare della disoccupazione galoppante e di tante altre cose amare; quella virtuale, delle cose che funzionano a meraviglia o funzioneranno senza ombra di dubbio, perché il nonno Cavaliere sta bene, penserà a tutto, risolverà tutto, e tutti vivranno felici e contenti, perché Lui è felice e contento.

La doppia percezione è così stridente e schizofrenica da produrre effetti di straniamento, di delocalizzazione, di sradicamento. Se è vero che la verità e la falsità sono costruzioni storiche transitorie, qui siamo solo allo sguaiato varietà da strapaese e alla fiction e, tra non molto, tutti abitanti dell’isola dei famosi(?). C’è poco da scherzare. Quel che prima sembrava solo pura immaginazione diventa realtà; quel che sembrava impossibile, oggi diventa possibile. Anzi, c’è, esiste.

Ma come è potuto accadere che, dalla sera alla mattina, ci scopriamo volgari, ignoranti, violenti, razzisti, egoisti, corrotti, solo servi e spettatori? I segnali nel passato, remoto e prossimo, c’erano tutti e non erano sfuggiti a P. P. Pasolini, che da oltre quarant’anni aveva colto e denunciato i tratti e gli aspetti della mutazione antropologica italiana, a partire dalla presenza pervasiva della televisione. Oggi lo specchio notevolmente appannato si è del tutto frantumato. Ieri, chi ne parlava, e tra questi chi scrive, era tacciato di catastrofismo, di pessimismo cronico, di gusto apocalittico; dalla sinistra pensosa alla destra forcaiola.

Oggi, purtroppo, raccogliamo i frutti avvelenati e lo spettacolo, temo, continuerà, sempre più impudico e osceno. E infine, altre due brevi annotazioni. Tito Boeri (in la Repubblica del 28 agosto2008) ha sintetizzato in modo acuto ed efficace tutta la filosofia economica, e quindi esistenziale, del governo di centro destra: “ Economia sociale di mercato nell’accezione nell’azione dell’esecutivo consiste in un metodo scientifico per socializzare le perdite e privatizzare i profitti”. Socializzare le perdite e privatizzare i profitti, questo è il programma della destra (in parte aveva contagiato anche la sciagurata e vanitosa sinistra) , che significa che i poveri saranno sempre più poveri, i ricchi saranno sempre più ricchi, con buona pace per il Sud, per i giovani, per i disoccupati, per tutti quelli che non riescono più a campare in modo dignitoso.

Giorni fa, N. Moretti ha lamentato l’assenza, se non la scomparsa, dell’opinione pubblica. Intelligente uomo di cinema coglie un dato reale. Anche qui il discorso sulle responsabilità ci porterebbe lontano. In ogni caso, l’opinione pubblica, di fronte allo schifo di cui parlavo inizialmente, da una parte è confusa, disorientata, smarrita, dall’altra sembra cloroformizzata, ipnotizzata dal prestigiatore di Arcore, che ha trasformato, grazie ai tanti complici, questo paese in un circo mediatico, animato da sciocchi cortigiani affamati di potere e di visibilità e da tanti poveri cristi disperati, ma ottimisti, perché alla fine Lui ci salverà, conducendoci nella terra promessa. 

Luigi  NIGER

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