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PD in balia dei "sostituti" PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Aloise   
lunedý, 11 luglio 2016 15:22
ImageDopo i ripetuti e vistosi insuccessi elettorali , nel dibattito interno al Pd , accanto ad annunci di analisi e riflessioni, che allo stato non appaiono neppure delineate trattandosi di ragionamenti subordinati alle analisi che si formulano negli organi nazionali del Partito ,  si è ampiamente affermata l’esigenza di un “rinnovamento reale”. Rinnovamento, allo stato, solo enunciato o affermato ma non esplicitato nei contenuti reali.  Accanto alla conclamata esigenza di  rinnovamento legato alla valorizzazione dei territori si è, subito,  contrapposto il rischio di una deriva demagogica  che  è stata definita con un termine ormai ricorrente nelle interviste dei dirigenti Pd :  “sostituismo”.

Rinnovamento sì ma non sostituismo, una sorta di rinnovamento temperato. Rinnovamento sì ma evitiamo che “ al posto tuo ci vado io” utilizzando strumentalmente l’esigenza ampiamente avvertita di un “ricambio generazionale”.

Inconsapevolmente il richiamo al sostituismo ha fatto riemergere un termine in voga nei primi anni della rivoluzione bolscevica  quando si scontravano le posizioni del “Che fare “ di Lenin  con le teorie deviazioniste di Trotski, che riattualizzate ci inducono a ritenere che nel Pd   sia in atto un processo di “sostituismo” così come lo intendeva l’eretico Presidente del Soviet di Pietrogrado e non come lo intendono  in alcune riflessioni, peraltro interessanti,  alcuni dirigenti  di provenienza ex PCI a testimonianza che il riuso del termine sta tutto dentro l’ortodossia marxista rivissuta e ri-attualizzata  al tempo del Renzismo.  

Purtroppo,  a ben osservare l’evoluzione del quadro politico degli ultimi anni,  all’interno del Pd calabrese  non è in atto alcun tentativo di sostituire qualcuno magari con finti  ricambi generazionali , ma da tempo  è invece riscontrabile una tendenza strisciante ormai consolidata da parte dei tanti  leader che affollano la realtà  locale e periferica del Pd a sostituirsi al Partito e all’intera comunità dei democratici (un tempo si sarebbe detto “sostituirsi al Partito e alle masse”).

E dunque non già un partito come soggetto politico identificabile  per la qualità dei messaggi politici che trasmette e per l’azione di governo che è capace di sollecitare, promuovere ed attuare in una realtà complessa come quella calabrese ma una pletora di micro-leader o micro-notabili che affollano la scena del Pd essendosi ad esso sostituiti.

Nelle piccole realtà locali il fenomeno è talmente diffuso ed aggravato tanto da impedire  la presentazioni di liste con il simbolo del Pd.

Dal Partito , come direbbe Bersani, “esercizio collettivo” ad una sorta di comitato elettorale espressione di gruppi in perenne conflittualità esasperata dall’assenza di una leadership  accettata , capace di esprimere collegialmente una sintesi ed una posizione comune percepibile.

Ma c’è di più: il richiamo alle vicende bolsceviche trova conferma in un altro dato caratterizzante  il difficile avvio del  governo della Regione.

Al sostituismo dei gruppi al Partito ed alla comunità dei militanti Pd, si è replicata  anche da noi la temuta “necessità dei bolscevichi di ricorrere ai servigi della vecchia burocrazia zarista”.  L’attacco mosso alla burocrazia regionale, ritenuta, responsabile dei malanni che affliggono la nostra condizione sociale ed economica, si è tradotto per il momento in un recupero sostanziale del vecchio apparato chiamato  paradossalmente a trasmettere il messaggio del rinnovamento e dell’inversione di tendenza nelle azioni di governo.

In questo contesto è difficile valutare il ruolo e le responsabilità del Segretario Regionale del PD: lo stesso Renzi, nel corso della riunione della Direzione Nazionale, ha escluso che possa essere compiutamente valutato il risultato elettorale delle ultime amministrative stante l’estrema varietà delle situazioni locali non riconducibili ad una interpretazione unitaria. Di qui lo spegnimento del lanciafiamme nel corso di un aspro confronto interno che ha segnato un innegabile distacco del Pd di fronte al riacutizzarsi della crisi e alla riproposizione di alcuni fantasmi che hanno acceso il livore dei risparmiatori italiani (il sostanziale azzeramento del capitale di Montepaschi, utilizzato come strumento di polemica interna senza uno sguardo attento alle preoccupazione dei risparmiatori e degli investitori).

In questo contesto, il  dibattito in Calabria è destinato a dissolversi nel nulla anche perché la pratica dello scaricabarile è ormai il punto politico caratterizzante le riflessioni del gruppo dirigente. E’ difficile trovare la scrivania dove si ferma il barile.

 Sulla scrivania del presidente Truman c’era una targa con la scritta «The buck stops here», il barile si ferma qui. E’ impensabile che in Calabria  questa targa possa trovarsi sulla scrivania di qualche dirigente investito di responsabilità territoriale.

Anche perché, riprendendo una metafora di Lenin, chi ha responsabilità della guida del PD è destinato a sentirsi come “il conducente  di un’auto capitata su una lastra di ghiaccio che non risponde più ai movimenti impressi al volante.”

“Che fare”, dunque? La risposta non è facile anche perché le responsabilità dell’insuccesso e della crisi oggettiva in cui versa il PD si intrecciano con altri problemi non esclusa l’influenza che il calo di popolarità del Premier Renzi-Segretario Nazionale del Partito ha esercitato  anche sulle decisioni degli elettori chiamati a rinnovare i consigli comunali.

La tentazione più semplice sarebbe quella di chiedere le dimissioni di chi ha la responsabilità del governo del Partito, del conducente, cioè,  ma non servirebbe a nulla.

Sostituire l’organizzazione del partito così come delineata dalle previsioni statutarie, ovvero l’auto, ma non servirebbe altrettanto a nulla.

Non rimane altro da fare se non rimuovere il sostituismo, ovvero l’articolazione dei poteri della confraternita  dei leader locali che si è sostituita al Partito e , dunque,  disarticolare la lastra di ghiaccio su cui anche il più abile dei conducenti non saprebbe imprimere il verso giusto alla sua macchina.

Forse al posto del lanciafiamme servirebbe un laser capace di rompere e sciogliere il ghiaccio per ricostituire una pista su cui facilmente ed agevolmente possa  esercitarsi il pilota alla guida dell’auto.

Ma sapranno i “sostituisti” avere la consapevolezza e la forza  di sciogliersi e ridare smalto e vigore al partito?  Se così non fosse il PD sarebbe destinato  non solo  ancora a perdere  ma addirittura  a perdersi definitivamente!

Giuseppe Aloise

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