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Sibari

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Terranova da Sibari, Terra di 2 Papi PDF Stampa E-mail
Scritto da R.Caracciolo   
venerdý, 04 marzo 2016 07:05
ImageÈ il logo che l’Amministrazione comunale a guida Luigi Lirangi ha sigillato in ogni angolo dell’attività amministrativa e non solo. Due gigantografie di S.Telesforo e S.Dionisio, dipinte da un artista locale, Pino Indrieri, campeggiano nel centro storico cittadino, località nella quale si erge maestoso il castello feudale e le antiche chiese di S.Pietro e S.Nicola di Bari, ricche di storia e di opere d’arte. Perchè “Terra dei 2 Papi?”.Dopo secoli di disinteresse, negli ambienti del governo locale è nata la voglia di studiare le radici storiche e culturali della nostra Comunità.

 E’ in atto un vero e proprio fermento di studi dell’antichità,tanto che sono stati  eseguiti affidati all’Associazione “Francesco”, formata da giovani professionisti appassionati di ricerca scientifica. Fra non molto sarà organizzato un evento culturale sulle ricerche eseguite con l’intento di  conoscere con esattezza l’origine dei due Pontefici, S. Telesforo, eletto al soglio pontificio nel 125 e S. Dionisio eletto nel 259, entrambi nativi di Thurium. Al fine di promuovere un dibattito in proposito abbiamo dialogato con uno studioso di storia, il prof.Giuseppe De Rosa, già Dirigente scolastico in alcuni Istituti superiori, autore di una guida turistica di Terranova da Sibari e di numerose pubblicazioni letterarie.” S.Telesforo, afferma, è il primo Papa calabrese, l’ottavo in ordine cronologico, un eremita, appartenente all’ordine carmelitano, martire. A questo Pontefice è attribuito l’introduzione del rito quaresimale e delle tre Messe nel giorno di Natale.” I suddetti Pontefici,  abbiamo chiesto,non sono nati a Terranova bensì a Thourioi, città panellenica fondata il 444 a.C.dopo la distruzione di Sibari (il nome fu poi latinizzato in Thurium. ”Bisogna tenere presente,afferma il prof.De Rosa, che la Calabria antica era parte della Magna Grecia, così detta non solo per l’estensione territoriale, ma anche e soprattutto per lo splendore della civiltà raggiunta, secoli prima dell’Impero Romano, quando altri popoli vivevano sulle palafitte. Che Thurium e Terranova coincidono lo dicono due grandi storici del XVI sec.: p.Giaconio e p.Fiore, e , ai giorni nostri, C.Rendina che in “Vite segrete dei Papi” afferma testualmente essere S.Telesforo nato a “Terranuova (Calabria). Ci sono altri studi sul rapporto Thurium-Terranova?, domandiamo ancora al Professore De Rosa.”J. Bèrard(in La Magna Grecia,1963) sostiene che Thurium fu fondata su una collina ai margini della pianura sibarita, anche in osservanza dell’oracolo delfico che i futuri fondatori di Thurium consultarono e la cui risposta fu” Fonderete la città nel luogo in cui potrete stabilirvi bevendo acqua con misura e mangiando pane senza misura”. La città andava fondata, quindi, lontana da fiumi e non nel vecchio sito di Sibari anche per evitare di suscitare i risentimenti di Crotone che aveva in odio Sibari, distrutta nel 510 a.C.- Il Barrio, in “De Antiquitate et situ Calabriae, vol.V,1737” scrive: la città di Thurio, che il popolo chiama Terranova, è posta su un colle di forma allungata, tra il Crati e il Sibari, entrambi navigabili e ricchi di pesci, ma tuttavia più vicina al Crati che al Sibari”.Questo passo sorprende, come ha notato più di uno studioso perché corrisponde esattamente alla posizione topografica di Terranova, come afferma anche l’Ughelli” in colle oblongositum in “Italia sacra,1712-21”.Lo si può facilmente constatare, infatti, osservando il paese dalla zona sottostante, il Sanso o dalla strada Apollinara.”

ImageAbbiamo riportato un primo contributo che avvalora quanto oggi si celebra negli ambienti politici e sociali terranovesi. E’ un rivendicare l’origine di due figure che occupano uno spazio nella Storia per l’origine umile della vita e per l’impronta che hanno tracciato nel corso dell’apostolato. Qualche addetto a contraddire le Storia potrà dire la sua, noi affermiamo che le ricerche ristabiliscono una verità inoppugnabile che arricchisce il mito e la cultura della nostra terra. E’ un segno interessante per la crescita culturale del territorio che madre natura ha dotato di incomparabile bellezza.Il nostro auspicio è che la sibaritide, e le realtà che la vivificano, possa attrarre l’interesse di chi ama non solo l’incanto del paesaggio, ma anche delle opere d’arte che sono sparse in ogni contrada. Per non dire del cibo che per la prelibatezza e genuinità non conosce competitori.

 

Raffaele Caracciolo
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