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Sibari

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Presepe Vivente Cittā di Sibari PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Simone   
sabato, 19 dicembre 2015 23:09
ImagePresepe Vivente Città di Sibari - Tutti uniti ai piedi della mangiatoia - Cenni Storici e Peculiarità
“Così dice il Signore: E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti” (Mi, 5,1).

Un mucchio di case intorno a una vecchia ferrovia di età risorgimentale: questa era Sibari fino a circa settant'anni fa, un piccolo centro con poche costruzioni, rifugio per i ferrovieri, edificate su terreni fino a pochi anni prima infestati dalla malaria.

Delle antiche glorie magnogreche, Sibari non possedeva che il flebile ricordo, oltre al nome. Ancora oggi, pur essendo trascorsi decenni Sibari, nonostante i tanti traguardi raggiunti, sembra apparentemente non offrire niente al visitatore, se non le assolate e ampie spiagge estive e le rovine del suo passato che rischiava quasi d'essere dimenticato. In questo contesto poliedrico, abitato da persone provenienti da  numerosi angoli della Calabria e non solo, caratterizzato oggi come ieri dal bisogno urgente di sentirsi “Comunità”, viene fondata nel 1941 la Parrocchia San Giuseppe, quasi da subito affidata ai Padri Liguorini, la cui opera di Evangelizzazione è costituita soprattutto da missioni nei centri più emarginati e bisognosi di tutto, le “Periferie” tanto care a Papa Francesco: la Fede diventava un potente mezzo di aggregazione per una popolazione che si sentiva estranea, sia al luogo che al proprio vicino. Proprio come mezzo di comunione, oltre che come strumento di efficace evangelizzazione è nato, nel 1988, il nostro Presepe Vivente, ideato e diretto per tanti anni dai Redentoristi che reggevano questa comunità parrocchiale, in collaborazione con rappresentanti di tutte le classi d'età del paese. Il Presepe Vivente, che quest'anno giunge alla sua XXVII edizione, è organizzato dalla Parrocchia in collaborazione, almeno per molte edizioni, con la Pro Loco. La sua struttura lignea, composta con legname proveniente dal Pollino e dalla Sila, è realizzata interamente da volontari che da quasi trent'anni si occupano di essa, ed è inoltre caratterizzata dal fatto di essere ogni anno completamente ricostruita ex novo: ciò, pur comportando un notevole dispendio di energie, dà libero spazio alla fantasia e alla creatività dei costruttori che possono, pur nel rispetto della tradizione, rendere ogni edizione del Presepe un unicum,, un originale mai eguale a se stesso: la piazza antistante la chiesa di S. Eusebio infatti, non possiede altro che dei portici, dove vengono allestite, oltre alla grotta che ospita il Sacro Evento, anche tutte le interessanti botteghe dove vengono riproposti gli antichi mestieri, arredate di tutto punto con i vecchi strumenti dei vari artigiani: intorno alla grotta opera il falegname, che alla luce flebile di una lucerna ad olio realizza tavoli, sedie e altri oggetti; il casaro che realizza ottime ricotte, il ciabattino, testimone dell'antica cultura del riparo, mentre oggi è in voga l'”Usa e Getta”; il fabbro, che con colpi stridenti fabbrica tegami, coltelli e accette; il vasaio, che modella con le proprie mani su un torchio, con un ritmo preciso, bicchieri, vasi, recipienti (“biconce”, ossia anfore enormi per olio e  vari frumenti); il fornaio che impasta e frigge i “vissinjeddi” e ancora altri personaggi.

Accanto alle “putije”, botteghe degli artigiani, non possono mancare: le case private, con caminetto acceso e arredate con antichi utensili, oggi praticamente sconosciuti, che si tramandano di padre in figlio; i vari alberghi e cantine, che rifiutarono ospitalità alla Sacra Famiglia, con osti intenti a riempire boccali di vino da vecchie botti; fontane, mulini ad acqua e stagni con cascate dove sguazzano papere e oche, utilizzati dalle buone massaie per attingere acqua e dalle petulanti lavandaie per sciorinare il loro bucato.

In mezzo a tutto quest'insieme di persone, immancabili sono gli animali, condotti al pascolo dai propri pastori o rinchiusi in stalle, pollai, ovili e recinti. Ciascuno con i propri piccoli, le mucche le pecore, le capre, le galline e i conigli con la loro allegra presenza rendono più suggestiva la Sacra Rappresentazione.  Questa, un tempo, era solo rappresentata, mentre dietro le quinte alcuni lettori proclamavano passi del Vangelo; Oggi, invece, si è giunti ad una forma vera e propria di recitazione. Tutto ha inizio, la Vigilia della Solennità dell'Immacolata, con la benedizione e l'inaugurazione da parte di mons. Vescovo a cui segue l'Annuncio dell'Angelo a Zaccaria nel Tempio sulla Nascita di Giovanni il Battista; si prosegue con l'Annunciazione a Maria; la Visitazione di Maria a s. Elisabetta; la Nascita di Giovanni il Battista. Giunge in seguito, il giorno di Natale e il 30 dicembre il tempo della rappresentazione -oltre a replicare quelle già rappresentate giorno 7 dicembre- del Sogno di s. Giuseppe riguardo la gravidanza prodigiosa della sua promessa sposa, la proclamazione del Censimento, in seguito alla quale, così come ordinato dal pretore dal suo palazzo, anche Giuseppe e Maria affrontano un lungo viaggio per giungere a Betlemme per farsi registrare: Maria è in groppa a un asino, guidato da Giuseppe per la capezza; si giunge a Betlemme dove la Sacra Famiglia, rifiutata dai vari albergatori, trova rifugio in una grotta, abitata da un asino e un bue. Nel silenzio della notte, mentre tutto tace, si verifica il tanto atteso evento: una luce intensissima proveniente dalla grotta  invade tutto il paesaggio: è la luce divina emanata dal Santo Bambino. Gli Angeli annunziano il lieto evento ai pastori che per primi giungono alla Grotta. Una lucerna s'accende, e poi un'altra e poi ancora un'altra; A poco a poco, destati dal torpore a causa della luce, i vari abitanti della Betlemme sibarita si avvicinano a vedere cosa sia successo, le campane suonano a Gloria: è il Natale del Signore. Un estro irrefrenabile di allegria pervade tutti e così, dopo aver omaggiato il Divin Bambino, le massaie si affrettano a friggere, gli zampognari escono dalle loro case componendo dolci melodie sui loro rustici strumenti, si parla gioiosamente, si sta insieme, si fa festa: è un tripudio, un giubilo che invade ogni cuore. Il giorno dell'Epifania, un lungo corteo, che parte dall'altra chiesa del paese e composto da tutti i personaggi del Presepe, tranne la Sacra Famiglia, accompagna i Magi da Gesù Bambino e dai suoi Genitori, perché vadano ad adorarlo. Dopo la completa rappresentazione di tutte le scene, è l'ora dell'Adorazione dei Magi che, tra lo stupore di tutti i betlemmiti presenti, offrono al Bambinello oro, incenso e mirra. Un grande falò, simbolo ancestrale di purificazione e rigenerazione, conclude la festa della “Prima Pasqua dell'anno”  e tutte le manifestazioni del Presepe Vivente.

Il Presepe Vivente, oltre all'immancabile funzione di evangelizzazione, vuole far rivivere nel miglior modo possibile il sempre attuale e universale messaggio natalizio di fratellanza, pace e serenità. Il nostro Presepe Vivente mantiene ancora oggi la funzione di “legame” tra le diverse realtà della comunità civica e parrocchiale, e si prefigge oggi, anche come strumento di scambio interculturale con diverse realtà e mezzo per rendere noto un territorio di molteplici potenzialità e  peculiarità. Tra i protagonisti del Presepe, oltre ai già citati veterani costruttori, annoveriamo i diversi personaggi, interpretati da giovani ed adulti, cantanti, lettori e costumisti i quali, riutilizzando vecchi abiti ormai in disuso, creano vestiti del tutto verisimili. Un'attenta regia coordina i vari “polmoni”del Presepe. Interpretato, come da tradizione, da 3 bimbi (uno per data di rappresentazione, tranne il 7 dicembre), sorteggiati la domenica precedente il Natale tra i pargoletti nati nel paese nell'ultimo anno, è il personaggio principale del Presepio: Gesù Bambino.

Amerigo Simone

Cliccare quì per foto storica di Sibari del 1900 circa.

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