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Le grotte di S.Angelo PDF Stampa E-mail
Scritto da Tonino Cavallaro   
domenica, 17 febbraio 2008 06:02
gruppo
I primi Visitatori - 1985
Le grotte di Sant’Angelo hanno suscitato sempre a Cassano curiosità e leggende a volte fantastiche. Ricordo che da ragazzo (era il 1962) insieme a mio fratello Leone e a un piccolo gruppo di amici, fra i quali ricordo Gerardo Biscardi, lo scomparso Salvatore Affortunato e i fratelli Roberto e Luciano Ceccarini, decidemmo di esplorarle. Allora non c’erano state ancora le visite degli speleologi e le grotte erano permeate dal mistero, si diceva che erano state abitate in epoche remotissime, ma nessuno aveva ancora approfondito il discorso, si diceva che la grotta si collegava tramite un lungo tunnel sotterraneo, con l’altra grotta che si trova sotto la Pietra del Castello, la cosiddetta “Vuccucciarda” e che poi andava a finire addirittura nelle segrete della rocca. Si raccontava che questa lunga caverna sotterranea era stata utilizzata come rifugio per la popolazione durante le varie aggressioni che Cassano subì nei secoli e chissà quali misteriosi tesori poteva ancora nascondere.

Tutte notizie e fole tramandate dagli anziani che non mancavano poi di infiocchettare con storie del tutto fantasiose. Allora la televisione non teneva ancora incollate le persone alla poltrona, noi ragazzi senza macchine e moto dovevamo passare il tempo libero in qualche modo. Un giorno ci saltò in testa la voglia di andare a vedere di persona cosa ci fosse di vero in tutto quello che si raccontava. Ci organizzammo con torcie elettriche, delle corde, qualche vestito dismesso e una batteria d’auto, che Gerardo si fissò sulla schiena e alla quale collegammo un potente faro.

Entrammo da quella che ora viene chiamata “la grotta superiore” quella dove sono poi stati trovati reperti del neolitico e procedemmo con grande cautela fino a raggiungere una specie di abisso che non ci permetteva di passare oltre, non ci perdemmo d’animo, legata una pietra all’estremità di una corda, la lanciammo nel vuoto per calcolare la profondità di quella piccola voragine, si trattava di una decina di metri. Non ci pensammo su due volte, fissate le corde ci calammo nel vuoto con grande spavalderia e arrivammo proprio nella grande grotta che oggi si può ammirare entrando dall’apertura che è stata praticata artificialmente negli anni ’80.

Non fu agevole e non tutti riuscirono a calarsi, noi pochi ardimentosi continuammo l’esplorazione incitati dai compagni che erano rimasti in alto, vedemmo la bella stalagmite detta “il monaco” (nella foto)

monaco
e ci infilammo poi in uno stretto cunicolo che si trova proprio alle spalle di quella bella formazione calcarea, andammo avanti per un centinaio di metri e trovammo i resti di una specie di elmetto e  di un’arma da taglio che, però, non portammo via; volevamo continuare, ma uno di noi cominciò a star male, ad avere problemi di respirazione e fummo costretti a tornare indietro. Riuscimmo a risalire e ad issare il nostro amico, non senza fatica, fino alla sommità superiore.

Poteva finire anche male, ma la voglia di sapere e l’incoscienza tipica dei ragazzi ci spinsero in quell’avventura un po’ folle. Negli anni ’80 iniziarono poi le esplorazioni vere e proprie e il prof. Santo Tinè, fece praticare l’apertura attraverso la quale si può oggi penetrare facilmente all’interno. Nel 1985 questa apertura non c’era ancora e l’Archeoclub di Cassano con l’allora presidente Peppino Martire, organizzò una piccola esplorazione con l’aiuto di un gruppo di speleologi venuti per l’occasione. Ci calammo con delle scale di corda e fummo praticamente i primi visitatori “turisti” della storia della Grotta di S. Angelo. Con una delle prime telecamere realizzai un filmato amatoriale e l’amico Martire alcune foto. Se ne volete vedere una in formato grande cliccate quì di seguito

http://www.sibari.info/index.php?option=com_ponygallery&Itemid=47&func=detail&id=163.

 Le grotte oggi sono visitabili solo in parte, ma vale la pena andarci. Pare che a breve inizieranno dei lavori per l’ampliamento e la sistemazione dell’area di competenza, sarà quindi reso più agevole l’accesso e più confortevoli i locali per l’accoglienza.

Esplorammo in seguito anche la “vuccucciarda” ma è un’altra storia che vi racconterò un’altra volta.

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