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Vangelo di Domenica 12 Luglio PDF Stampa E-mail
Scritto da don M.Munno   
venerdý, 10 luglio 2015 20:31

ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,7-13.
In quel tempo Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.
E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa;
ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». E partiti, predicavano che la gente si convertisse,
scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

ImageViale magna grecia, 1 – 87011 Cassano all’Ionio (CS) – Tel. 098174014

 “in-formati”

Foglio settimanale parrocchiale

di formazione e informazione

12 – 19 LUGLIO 2015

camminando insieme

UN GIUBILEO STRAORDINARIO … DI MISERICORDIA! (14)

 

 Continuiamo la lettura della Bolla Misericordiae Vultus, che ci aiuta a comprendere lo “spirito” del Giubileo straordinario della misericordia e a prepararci adeguatamente ad esso.

 

«21. La misericordia non è contraria alla giustizia ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere. L’esperienza del profeta Osea ci viene in aiuto per mostrarci il superamento della giustizia nella direzione della misericordia. L’epoca di questo profeta è tra le più drammatiche della storia del popolo ebraico. Il Regno è vicino alla distruzione; il popolo non è rimasto fedele all’alleanza, si è allontanato da Dio e ha perso la fede dei Padri. Secondo una logica umana, è giusto che Dio pensi di rifiutare il popolo infedele: non ha osservato il patto stipulato e quindi merita la dovuta pena, cioè l’esilio. Le parole del profeta lo attestano: «Non ritornerà al paese d’Egitto, ma Assur sarà il suo re, perché non hanno voluto convertirsi» (Os 11,5). Eppure, dopo questa reazione che si richiama alla giustizia, il profeta modifica radicalmente il suo linguaggio e rivela il vero volto di Dio: «Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò da te nella mia ira» (11,8-9). Sant’Agostino, quasi a commentare le parole del profeta dice: «È più facile che Dio trattenga l’ira più che la misericordia». È proprio così. L’ira di Dio dura un istante, mentre la sua misericordia dura in eterno.

Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono. Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia. Dobbiamo prestare molta attenzione a quanto scrive Paolo per non cadere nello stesso errore che l’Apostolo rimproverava ai Giudei suoi contemporanei: « Ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede » (Rm 10,3-4). Questa giustizia di Dio è la misericordia concessa a tutti come grazia in forza della morte e risurrezione di Gesù Cristo. La Croce di Cristo, dunque, è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova.

22. Il Giubileo porta con sé anche il riferimento all’indulgenza. Nell’Anno Santo della Misericordia essa acquista un rilievo particolare. Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini. Nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio rende evidente questo suo amore che giunge fino a distruggere il peccato degli uomini. Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa. Dio quindi è sempre disponibile al perdono e non si stanca mai di offrirlo in maniera sempre nuova e inaspettata. Noi tutti, tuttavia, facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere chiamati alla perfezione (cfr Mt 5,48), ma sentiamo forte il peso del peccato. Mentre percepiamo la potenza della grazia che ci trasforma, sperimentiamo anche la forza del peccato che ci condiziona. Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati. Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato.

La Chiesa vive la comunione dei Santi. Nell’Eucaristia questa comunione, che è dono di Dio, si attua come unione spirituale che lega noi credenti con i Santi e i Beati il cui numero è incalcolabile (cfr Ap 7,4). La loro santità viene in aiuto alla nostra fragilità, e così la Madre Chiesa è capace con la sua preghiera e la sua vita di venire incontro alla debolezza di alcuni con la santità di altri. Vivere dunque l’indulgenza nell’Anno Santo significa accostarsi alla misericordia del Padre con la certezza che il suo perdono si estende su tutta la vita del credente. Indulgenza è sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo, perché il perdono sia esteso fino alle estreme conseguenze a cui giunge l’amore di Dio. Viviamo intensamente il Giubileo chiedendo al Padre il perdono dei peccati e l’estensione della sua indulgenza misericordiosa».

 

Camminiamo insieme verso il Giubileo straordinario! Intanto buona domenica e serena settimana!

                                                               don Michele

 

Riflettiamo “insieme” sulla Parola di Dio della Domenica

12 luglio 2015

XV Domenica del Tempo Ordinario

(Am 7,12-15; Sal 84; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13)

 

È particolarmente interessante rileggere le letture che ci vengono consegnate in questa domenica, in particolare la prima e il Vangelo, in profonda continuità con la Liturgia della Parola di domenica scorsa, la quale ci ricordava che di fronte a Gesù possiamo “chiuderci”, come gli abitanti di Nazaret, impedendogli di operare prodigi, oppure “arrenderci”, come Paolo, forti delle proprie debolezze, confidando esclusivamente nella Parola di Dio che assicura: “Ti basta la mia grazia”!

Alla sorte di Gesù, che viene accolto o rifiutato, sono associati i discepoli di tutti i tempi. Anche i discepoli, infatti, come già i profeti dell’Antico Testamento, come il profeta Amos di cui ci parla la prima lettura, come pure i “profeti di oggi”, possono trovare accoglienza o rifiuto, perché accoglienza o rifiuto continua ad essere riservata alla Parola - al Signore Gesù! - di cui i discepoli/apostoli, di cui i profeti, sono i “messaggeri”!

La Liturgia di questa domenica ci provoca a riflettere sulla nostra vita di discepoli/profeti e sulla nostra capacità di accogliere i profeti che anche oggi il Signore continua ad inviare alla Chiesa e al mondo. La missione dei dodici, che a due a due, vengono inviati e ai quali il Signore Gesù dà potere sugli spiriti impuri è la nostra missione! Ci riguarda!

Il Signore continua a chiamarci e ad inviarci. I padri della Chiesa, commentando il fatto che i discepoli vengono inviati a due a due, annotano: “perché due sono i precetti dell’amore: l’amore a Dio e al prossimo”. L’essere inviati “a due a due” dice lo sforzo, la fatica, di imparare a camminare insieme, sopportando, anzi accogliendo i difetti dell’altro e sopportando e cercando di mitigare i propri! Essere inviati “a due a due” dice che non sono io, non siamo noi a sceglierci il compagno di strada, ma che è necessario accogliere e imparare a camminare insieme a chi Gesù mi mette, ci mette accanto!

I fratelli di cammino non si scelgono! Ci vengono affidati e, a nostra volta, siamo loro affidati, in un cammino di reciproca fiducia!

A quanti si impegnano a camminare secondo questa “logica rivoluzionaria della fraternità” il Signore Gesù dà potere sugli spiriti impuri, sul male! Sì, perché l’amore (che non “fa le scarpe all’altro!”) vince il male!

Se da una parte la Liturgia ci interroga sul nostro essere “inviati” dall’altra ci provoca sulla nostra capacità di accoglienza dei profeti.

Ma bisogna distinguere tra profeti e “mestieranti”!

E i profeti si riconoscono per la loro capacità di “rottura”, che inevitabilmente li rende “scomodi” e motivo di “disprezzo”.

Amasia insorge contro Amos perché questo profeta non era affatto accomodante e denunciava la schizofrenia di un culto slegato da una vita giusta!

Non è possibile – Dio non lo gradisce affatto! – offrire un olocausto ed usare bilance false! È ingiustificabile, potremmo dire oggi, venire a messa e non pagare e non tutelare i propri dipendenti!

Il profeta non può essere un mestierante asservito ai potenti di turno! Amos dice chiaramente di non essere un “profeta di mestiere” e, di conseguenza, afferma di “non poter tacere”! Parafrasando, potremmo dire che la risposta di Amos ad Amasia sia stata: poiché non sono profeta di mestiere, poiché facevo tutt’altro nella vita, tu non puoi prendertela con me se ora parlo con franchezza! È “colpa di Dio”! È lui che mi ha chiamato ed inviato ... per questo non posso tacere!

Quando un “profeta” parla, attraverso la sua voce il Signore ci chiede un di più di giustizia e di amore, che necessariamente ci scomoda! Lasciamoci scomodare! Non trinceriamoci nelle nostre stanche e grigie abitudini!

Aiutaci, Signore, ad accoglierti nella parola e nella vita dei tuoi discepoli, dei tuoi profeti, e aiutaci ad essere per gli altri tuoi discepoli e profeti credenti e credibili. Amen.

 

AVVISI

 

- Per tutta l’estate la S. Messa vespertina sarà alle ore 19,30.

 

- Chi intende far CELEBRARE SS. MESSE in suffragio di fedeli defunti o per altre INTENZIONI può comunicarlo al Parroco.

 


 

DOMENICA 12 LUGLIO verde

 

XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Liturgia delle ore terza settimana

 

Am 7,12-15; Sal 84; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13

Mostraci, Signore, la tua misericordia

 

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Vittorio

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Eusebio”: S. MESSA

Def. Emilio e Rosina

LUNEDI’ 13 LUGLIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

 

Es 1,8-14,22; Sal 123; Mt 10,34 - 11,1

Il nostro aiuto è nel nome del Signore

 

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Rosina

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Eusebio”: S. MESSA

Def. Livio

MARTEDI’ 14 LUGLIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

 

Es 2,1-15; Sal 68; Mt 11,20-24

Voi che cercate Dio, fatevi coraggio

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Teresina

MERCOLEDI’ 15 LUGLIO bianco

 

Liturgia delle ore terza settimana

 

S. Bonaventura

Es 3,1-6.9-12; Sal 102; Mt 11,25-27

Misericordioso e pietoso è il Signore

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Eusebio”: S. MESSA

Def. Leonardo (don Michele),

Saverio e Luigi (don Nicola)

GIOVEDI’ 16 LUGLIO bianco

 

Liturgia delle ore terza settimana

 

B.V. Maria del Monte Carmelo

Es 3,13-20; Sal 104; Mt 11,28-30

Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Carmelina e Francesco

 

VENERDI’ 17 LUGLIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

 

Es 11,10-12,14; Sal 115; Mt 12,1-8

Alzerò il calice della salvezza

e invocherò il nome del Signore

 

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Vincenzo e Angelo

 

Ore 18,00 – Chiesa “S. Eusebio”: S. MESSA

Def. Domenica (trigesimo)

 

 

SABATO 18 LUGLIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

 

Es 12,37-42; Sal 135; Mt 12,14-21

Il suo amore è per sempre

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Ermelinda, Ernesto, Anna

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Eusebio”: S. MESSA

Pro populo

 

DOMENICA 19 LUGLIO verde

 

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Liturgia delle ore quarta settimana

 

Ger 23,1-6; Sal 22; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Leonardo

 

Ore 19,30 – Chiesa “S. Eusebio”: S. MESSA

Def. Concetta

 

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