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Vangelo III domenica di Quaresima PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
sabato, 07 marzo 2015 05:31
ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 2,13-25.  Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.  Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.  Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora.  Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».  Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».  Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».  Ma egli parlava del tempio del suo corpo.  Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome.  Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.  (Nel seguito il foglio settimanale della parrocchia di San Giuseppe in Sibari a cura di don Michele Munno)

(Cliccare quì per il foglio settimanale della parrocchia di San Giuseppe in Sibari a cura di don Michele Munno)

III Domenica di Quaresima

8 marzo 2015 

INTRODUZIONE

Il brano evangelico, che la liturgia di questa terza domenica di Quaresima ci propone, presenta la legge di Dio, “carta costituzionale” della dignità di ogni uomo ed il racconto della purificazione del tempio o espulsione dei mercanti dal tempio( segno della vicinanza di Dio all’umanità). Presente in tutti e quattro i Vangeli, il racconto, che la Chiesa ha scelto per questa domenica, è quello giovanneo. Si tratta di una scelta opportuna, giacché non solo il testo giovanneo è il più ricco dal punto di vista teologico, ma ben si presta al clima spirituale quaresimale e pasquale. Giovanni ci accompagnerà fino a Pentecoste. Volendo sintetizzare il significato globale del brano, potremmo dire, usando le parole del padre gesuita Léon-Dufour: Gesù purifica il tempio di Israele nel quale Dio ha voluto abitare in mezzo al suo popolo, ma lo fa per annunciare il tempio nuovo che Lui stesso nella sua umanità è, e soprattutto lo sarà dopo la resurrezione, per coloro che credono in Lui. Allora l’episodio acquista un significato preciso, diverso e distante da quanti credono di interpretarlo dal punto di vista di spettatori distaccati: la purificazione del tempio coinvolge tutti i credenti, perché ciò a cui allude Cristo è al “tempio del suo corpo”, l’edificio di “carne”, realizzato con la Sua incarnazione, nel quale è presente il Dio della vita. Anche noi, in virtù del nostro battesimo, partecipiamo alla stessa verità: l’incarnazione di Cristo e, soprattutto, la sua resurrezione ci ha fatti tempio del Dio vivente. La purificazione del “tempio” acquista dunque il valore di una conversione del cuore; della consapevolezza che l’impegno ad essere autentico cristiano richiede molto più sforzo di un semplice assolvere al precetto o di un concedersi qualche atto di pietà e misericordia, necessita di un rinnovamento, un cambiamento di rotta, se necessario. In questo arduo cammino di conversione non siamo soli. Accanto a noi c’è Dio, anzi c’è l’intima frequentazione di Dio nel nostro cuore e nella nostra vita. Egli si china verso le nostre fragilità e, senza giudicare, le distrugge per rialzarle, rigenerarle e riedificarle in modo del tutto nuovo. A noi battezzati spetta il coraggio di rimettere in discussione tutto, aprendoci all’esperienza di Dio come atto di una volontà docile e disponibile al cambiamento.

IL NUOVO TEMPIO DI DIO: CRISTO

Dinnanzi ai mercanti e ai cambiavalute, stanziati nell’atrio del tempio per svolgere i loro affari, Gesù si adira e con forza e restituisce al culto del Padre il tempio. Non possono esserci altre alternative: o è luogo di preghiera o è luogo di mercato. Se non si celebra la liturgia della gratuità del dono di Dio, si fa un rito inteso a tirare Dio dalla propria parte, a fargli chiudere un occhio sulle nostre cadute, grazie a qualche omaggio esteriore. Ma Dio non è un mercante dell’amore o un esattore della carità, è amore gratuito nel perdono e Padre di carità nell’azione educativa. È questo il volto del Padre che ci rivela Gesù nell’episodio della purificazione del tempio: Egli redarguisce con decisione e fermezza i suoi figli, sconvolge e distrugge, ma non annienta, ricostruisce. Ribalta tutto per riordinare tutto. Corregge, interviene, si fa coinvolgere e, soprattutto, desidera il nostro vero bene. Non può certo gioire per la frequentazione “abusiva” del tempio; per il culto mercanteggiante di Dio; per una religiosità che si compiace del “fai da te”. Già i profeti Vetero Testamentari denunciavano questo tipo di religiosità. Il popolo offre sacrifici, partecipa a cerimonie grandiose e si sente tranquillo: Siamo salvi, ossia Il Signore è con noi. Geremia replica a muso duro: No. Il Signore è con voi soltanto quando siete con Lui, ossia la vostra condotta è conforme alla sua volontà. Questo è anche il nuovo culto inaugurato da Cristo: un culto che si rende a Dio con la vita, un culto vivo che scaturisce dalla fede del cuore. Cristo si presenta primo ministro del nuovo culto e, al tempo stesso, il “tempio” nel quale esso sarà celebrato. A questo proposito, Giovanni sgombra il campo dai dubbi: è il corpo di Cristo il nuovo tempio di Dio, luogo sacro, dove si realizza davvero la presenza reale di Dio sulla terra. Egli è santuario di Dio nel quale si celebra il vero culto a Dio gradito: totale fedeltà e obbedienza alla volontà del Padre e amore incondizionato agli uomini fino al sacrificio di sé. Entro questi termini, il tempio/corpo di Cristo e il nuovo culto di Dio celebrato con la vita e nella vita, vanno letti la realtà della Chiesa e l’identità del battezzato. La Chiesa non si identifica più nell’edificio di mattoni, ma è “corpo di Cristo”, nel quale si riunisce la comunità di battezzati che partecipano della stessa identità di Cristo, divenendo in Lui e con Lui, tempio del Dio vivente. Ne consegue che l’azione di purificazione del tempio, operata dal Cristo, rimanda in realtà all’azione di purificazione di noi stessi, del nostro cuore, centro dell’umanità, tempio della presenza del Dio incarnato. Le prime comunità cristiane, che non avevano templi, cattedrali e basiliche, avevano la piena consapevolezza di essere essi stessi autentica Chiesa di Dio, il suo santuario spirituale, prolungamento del corpo di Cristo, tempio della nuova alleanza. Recuperare la dimensione di questa coscienza significa trasferire il culto di Dio nella propria vita e la vita nel culto di Dio. Via dei credenti per attestare l’esistenza di Dio. Vogliamo essere testimoni credibili della presenza di Dio in noi? Non lasciamo che il Suo nome sia solo parola pronunciata sulle labbra, ma desiderio del cuore e volontà di vivere nella fedeltà alla sua Parola. Tuttavia la nostra fragilità non rende facile questo cammino, ogni giorno siamo chiamati a raddrizzare la rotta, a cambiare ciò che non va. Per operare questi “lavori” di riammodernamenti, di perfezione dell’anima, occorre liberarsi da tutto ciò che impedisce allo Spirito di agire e lasciare che operi la ricostruzione. 

IL “RI” DI DIO: RIALZARE, RIGENERARE, RINASCERE…

Lasciati in balia di noi stessi, lontano da Dio, non avremmo il coraggio e la forza di ripensarci positivamente, anzi seguendo direzioni opposte a quelle di Dio, rischieremo la totale distruzione. Invece l’opera di Dio più vera è ricostruire, Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Ciò che contraddistingue l’azione di Dio è proprio far risorgere, là dove gli altri si fermano; Egli fa ripartire, là dove si cade o si vive da dormienti; Egli fa rialzare e risvegliare la vita. Verbi positivi, luminosi, creativi. Solo due lettere, “ri”, spingono a dire “di nuovo”, “da capo”, “un’altra volta”, “ancora”, “senza stancarsi”. Due lettere che fanno nascere le parole più belle e proprie del vocabolario cristiano: risurrezione, riconciliazione, rinascita…due lettere piene di speranza, dell’incrollabile fiducia in un Dio Padre della vita anche nella polvere, anche nell’evidenza illusoria della morte. Questa è la sapienza di Dio, la speranza del nostro futuro: se noi distruggiamo, Lui riedifica. Logica sapiente di Gesù: se tu annienti, io faccio risorgere. Questo è Dio. Come si può concretamente realizzare questa speranza di futuro nella ferialità? Vivendo da credenti secondo la sapienza di Dio: follia per il mondo e certezza di rinascita per il cristiano. Le nostre comunità, i nostri luoghi di lavoro, le strade sulle quali ci muoviamo hanno bisogno di un soffio nuovo, hanno bisogno di cristiani che si facciano interpreti di una sapienza diversa. Una sapienza capace di rinunciare alla possibilità di un guadagno facile per preservare una retta coscienza; di evitare di soppiantare un rivale con astuzia per agire lealmente; di non cedere alla tentazione dell’infedeltà coniugale, per custodire l’amore fedele che fa volare la libertà; di desistere dal desiderio di vendetta per gustare la gioia del dono del perdono; di essere liberi di consacrare la vita interamente al servizio di Dio e dei fratelli mettendo nel conto di risultare incomprensibili ai più. Tutto questo è sapienza del cuore.

CONCLUSIONI

Il tempio è il luogo dove la tenerezza del Padre raggiunge ogni suo figlio. L’episodio del tempio è dunque un invito a lottare perché la fede non resti nel cervello come un’idea, ma diventi vita cristiana vera e adesione a Cristo, cioè un camminare verso la risurrezione pasquale, un liberare il cuore da ogni paura, da ogni idolo. Solo così da battezzati possiamo sperare di rendere visibile il volto Dio, che dopo la resurrezione di Cristo, si rende manifesto ogni giorno nella vita, nell’azione, nelle parole di noi battezzati, in Cristo e con Cristo, templi del Dio della vita. Il cammino quaresimale, se è autentico, ci aiuterà a raggiungere questa consapevolezza, questa sapienza del cuore che ci apre al dono dello Spirito, così da essere veri “templi di Dio”. Cercare il Regno di Dio, cercare il volto del Padre, restare vestiti “della debolezza di Dio” è l’unico affare degno del cristiano.

Serena domenica

+ Vincenzo Bertolone

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