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Rossano-Corigliano Cittā Unica PDF Stampa E-mail
Scritto da Staff.redazione   
domenica, 27 aprile 2014 07:49
ImageRossano-Corigliano Calabro, un unico comune? Difficile stabilire se e quando questo progetto di cui tanto si dibatte da un po’ di tempo a questa parte si realizzerà, e soprattutto in che termini, ma è anche vero che l’argomento, in questo momento storico, mai è stato così attuale. Con l’iter che cammina spedito verso l’abolizione delle province, le città metropolitane e le fusioni di più comuni acquisiscono fattezze più concrete, meno sfumate. Alla faccia dei campanilismi e delle ataviche “guerre” tra paesi vicini. A Rossano e a Corigliano dalle parole qualcuno è passato ai fatti. E da uno, sono diventati 10, poi 30, poi 50, poi 70 e via crescendo. Enti, associazioni culturali e sportive, club service, ordini professionali, confederazioni di imprese, ambientalisti, consumatori. Hanno preso carta e penna e hanno lanciato un appello formale per la fusione dei due comuni, con tanto di firme. Vogliono un referendum, che la gente voti per questa cosa. E sono stati giù ricevuti dai sindaci Antoniotti e Geraci. Tra i più vivaci promotori dell’iniziativa, c’è l’avvocato rossanese Amerigo Minnicelli, che è anche il presidente del Codisss, Comitato difesa sviluppo sostenibile Sibaritide, un amministrativista di 63 anni piuttosto combattivo e soprattutto diretto, «non sono una persona molto diplomatica».

Avvocato Minnicelli, da tempo si parla di una fusione tra Rossano e Corigliano. A che punto è la vostra iniziativa?

Dopo l’appello rivolto ai sindaci di Corigliano e Rossano da parte di circa 80 associazioni del territorio, siamo stati ricevuti sia da Geraci sia da Antoniotti che hanno preso l’impegno di indire i due consigli comunali per l’avvio del procedimento di fusione. Ancora però i consigli non sono stati formalmente convocati, adesso c’è questo problema urgente dei rifiuti. Insomma, siamo in attesa dei due deliberati.

Queste associazioni cosa rappresentano?

Sono tutte le associazioni più attive del territorio. E’ un movimento spontaneo che per il momento vuole rimanere tale. Soltanto dopo le delibere, che daranno il via al procedimento, si formerà un comitato che avrà il compito di seguire tutto l’iter amministrativo.

E’ un iter complicato?

No, è molto semplice. I due consigli comunali deliberano la fusione, questa delibera viene poi inviata alla Regione Calabria, il consiglio regionale ne prende atto e indice il referendum. Svoltosi il referendum nei 90 giorni successivi, distintamente nei due comuni, se l’esito a maggioranza è positivo, la Regione ne prende atto e nei successivi 90 giorni emana una legge che cancella

i due comuni originari e sancisce la nascita del nuovo ente.

Cosa ne pensano i due sindaci?

Sindaci, presidenti di consigli comunali, partiti, si stanno esprimendo tutti a favore. Però capiamo bene che ci saranno delle difficoltà.

E non chiediamo la luna subito. E’ un processo lungo. Ma soltanto che si dichiari formalmente la volontà di farlo, l’importante è che i due comuni avviino il procedimento. Non bastano soltanto i convegni e i dibattiti. Gli atti amministrativi sono quelli che contano. Il procedimento amministrativo è corto, se volessero si potrebbe fare entro quest’anno. Quello politico è lungo.

Diffidente?

Io non sono una persona diplomatica. E sono convinto che la politica non la vuole questa cosa, comunque la subisce. Perché

indubbiamente crea dei grossi problemi, di gestione, di assetti.

Quali potrebbero essere i problemi?

Rossano e Corigliano sono conurbate fisicamente, idealmente e familiarmente perché nella vita quotidiana delle famiglie di queste due comunità c’è uno scambio continuo, commerciale, culturale, uno scambio di attività di vario tipo. Però nello stesso tempo sono

realtà rimaste un po’ diverse nello sviluppo di carattere urbanistico, nella concezione delle istituzioni, ci sono differenze notevoli. Al di là delle rivalità che lasciano il tempo che trovano, ci sono diversità storiche. Che negli anni hanno dato una diversa connotazione

ai rispettivi sviluppi. Però oggi non si può guardare a queste cose. Oggi bisogna pensare alla finanza locale, ai vantaggi delle fusioni.

Quali sono questi vantaggi?

Insieme si può intraprendere una lotta più incisiva per uscire finalmente dalla emarginazione. Ci hanno tolto di tutto, dalla ferrovia

al tribunale. Con la fusione si riacquisirebbe l’autonomia amministrativa, ritornerebbero le strutture burocratiche che sono state di volta in volta smantellate. E poi, cosa non da poco, arriverebbero al territorio circa 20 milioni all’anno, il 10% dei due bilanci, per 10

anni consecutivi, per la creazione delle infrastrutture della nuova città. Senza dire che, aumentando la popolazione complessiva, oltre il tetto dei 50.000, si beneficerebbe di un flusso di finanza locale notevole, insomma arriverebbero più fondi. Quindi, chi potrebbe negare a una città siffatta una dignità diversa, dal punto di vista dei collegamenti ferroviari, viari, aeroportuali. Sarebbe la quarta realtà demografica della Calabria.

Se ci fosse già stata la fusione il tribunale non lo avrebbero mai soppresso.

Il nuovo ospedale della Sibaritide, intanto, sembra già dare l’idea di un progetto unico, comune.

E’ una buona cosa, che va nella direzione di una visione d’insieme del territorio. Io sono stato tra quelli che si è battuto con unghie e denti per la collocazione tra le due città. Ci vuole un luogo baricentrico, dove insistano strutture che uniscono i due centri.

Giochiamo di fantasia. Dove dovrebbe essere collocato il nuovo comune?

Sempre a Insiti, dove sorgerà l’ospedale. Oramai, la classe politica rossanese ha accettato di trasferire la sanità dal proprio territorio su quello di Corigliano e Rossano ha accettato di ospitare sul proprio territorio l’impianto consortile di smaltimento dei liquami. La

classe politica sta dimostrando una maturità che 20 anni fa non c’era. Non si può più porre il problema di dove andrà collocato il comune, perché il territorio è unico.

Sembra un fantaprogetto pensando ai tanti problemi che ha in questo momento il territorio.

Potrebbe sembrare ma non lo è. La gente è convinta, lo vuole. Se ne parla sempre di più. Certo, bisogna abituarsi all’idea. Quindi più si dibatte, meglio è. Pensi che ci sono anche altri comuni che vorrebbero entrare in questa fusione, come Cassano per esempio.

Ma non serve, per aree più vaste ci sono altri strumenti come il PSA, un

piano di sviluppo che comprende 5 comuni (Corigliano, Rossano, Cassano, Calopezzati, Crosia). Il PSA induce i comuni aderenti a ragionare insieme sullo sviluppo urbanistico dei territori.

La fusione è un punto di forza per certe battaglie?

Assolutamente si. In Calabria abbiamo un precedente storico importante, Lamezia Terme che è nata dalla fusione di tre piccoli comuni come Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia  di cui nessuno parlava.

Con la fusione è cambiato tutto. E’ arrivato anche l’aeroporto più importante della Calabria. Oggi chi prende una decisione in regione senza tenere conto di Lamezia?

Ma come la mettiamo con la rivalità?

Ma non esiste il campanile. La rivalità è un fatto di tradizione. Niente di più. Quasi colore popolare. Mentre 10 anni fa di fronte

all’idea di una fusione la gente esclamava ma che vi siete inventati, è impossibile. Oggi sono tutti convinti, la maggior parte pensa che sarebbe una cosa vantaggiosa. Si acquisirebbe più centralità, più potere contrattuale. Poi dopo la botta del tribunale la gente ha

capito l’importanza di avere alle spalle una città grande, influente.

Unico sindaco, unico bilancio, unico consiglio?

Assolutamente sì, non avrebbe senso diversamente. Possono restare in piedi le due municipalità, di secondo livello e non elettive, dipende dal progetto. Per il mio modo di vedere le cose farei una sola municipalità e almeno 10-12 circoscrizioni perché il territorio è molto vasto e ci sono tante campagne.

 

Donatella Guido (Il Municipale del 18 aprile)

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