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Il Microcredito anche a Cassano PDF Stampa E-mail
Scritto da S.Cataldi   
giovedý, 10 aprile 2014 07:17
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il dott. Cataldi
Da circa tre mesi il nostro territorio si è dotato di un nuovo bene pubblico il microcredito, servizi per il lavoro, autoimpiego e politiche attive per il lavoro. L’amministrazione comunale l’ha adottato sottoscrivendo un atto d’impegno con l’Ente Nazionale del Microcredito (ENM). Lo sviluppo locale si nutre di beni pubblici in tal caso servizio, sempre e comunque, il risultato di una programmazione che sottende una valutazione ex ante – in itinere ed ex post per verificarne gli effetti diretti e indiretti sul territorio (come la sensibilizzazione e la crescita della propensione all’intrapresa, l’azione preventiva al dilagare di altre piaghe sociali, la nascita di nuove attività imprenditoriali di piccolo taglio orientate alle vere vocazioni del contesto locale: turismo, agricoltura e beni culturali).

Siamo al cospetto di un servizio pubblico strategico e innovativo, rivolto alle piccole imprese, alle famiglie e soggetti svantaggiati, che si è concretizzato con la costituzione di un Ufficio denominato Lavoro & Sviluppo – Sportello Europa, con funzioni informative – formative e di orientamento per il microcredito, servizi per il lavoro, l’autoimpiego e le politiche attive del lavoro

Solo due comuni calabresi, Cassano e Rossano, hanno preso parte a questa importantissima iniziativa, che in futuro potrebbe rivelarsi una leva sostanziale per lo sviluppo locale. Forse, no, nel brevissimo periodo, ma sicuramente nel medio lungo termine, questo nuovo servizio pubblico, potrebbe, favorire e promuovere, la nascita e l’orientamento, l’accompagnamento e il controllo, di attività imprenditoriali innovative, che meglio rispondono alle vocazioni del nostro territorio: servizi, attività complementari e accessorie per il turismo, l’agricoltura e i beni culturali. Un comune istituzionalmente, non ha la funzione di creare nuovi posti di lavoro, ma può rimuoverne gli ostacoli presenti sul territorio, sia essi di ordine sociale, sia di carattere economico, che rappresentano criticità o meglio dire limiti alla crescita e allo sviluppo di un contesto e con essi la possibilità che i cittadini possano esprimersi e realizzarsi liberamente. Il microcredito è un progetto pilota – sperimentale indirizzato alle quattro regioni che appartengono all’obiettivo Convergenza - Calabria, Sicilia, Puglia e Campania - “Le quali hanno la possibilità di investire soldi dell’Ue per la formazione, qualificazione e riqualificazione professionale dei dipendenti pubblici e non” tale da mettere in pratica politiche trasversali, che consentono di migliorare la qualità del capitale umano, risorsa strategica per la crescita e lo sviluppo dei territori.

In particolare in Calabria, sono stati aperti 12 sportelli con funzionari pronti a rispondere ai cittadini sulle attività del microcredito. Inizialmente gli sportelli saranno preposti a informare, formare e orientare sulle opportunità e le linee finanziarie più rispondenti alle idee imprenditoriali presentate. Il servizio, eventualmente, solo in seguito potrebbe assumere, anche, la funzione di accompagnare le idee progettuali con attività di assistenza tecnica di tutoraggio e monitoraggio. In partenza il servizio si occuperà prevalentemente della linea microcredito imprenditorialità e nel tempo sarà integrato dalla linea microcredito sociale.

Questo aspetto mette in evidenza che non siamo di fronte ad un “servizio finito” ma ad una dinamica in costante evoluzione da plasmare il più possibile alle esigenze e necessità reclamate dal basso, dai cittadini e dalle imprese che vivono ed operano sui diversi territori. L’Italia è il terzo paese pilota in Europa “che si accinge alla sua sperimentazione” dopo la Francia e la Romania. Il microcredito è semplicemente uno strumento di sviluppo economico, che permette l’accesso ai servizi finanziari, ai soggetti che si trovano in condizione di povertà ed emarginazione. Gli esclusi, piccoli imprenditori che le banche ordinarie non finanziano, perchè in passato hanno avuto problemi (protesti, crif etc), o più semplicemente giovani che hanno idee brillanti, ma non il capitale iniziale per partire.

Il rapporto tra il microcredito e l’escluso si costruisce insieme, si condivide e a tal proposito, la persona svantaggiata è chiamata a una collaborazione, seria, veritiera, onesta e chiara, circa la sua situazione di non bancabilità – altrimenti partirebbe già col piede sbagliato. Da queste considerazioni il microcredito è definito una politica pubblica d’inclusione sociale. Il successo dello strumento dipende sostanzialmente dalla domanda e cioè dalle reali intenzioni con cui i giovani imprenditori o vecchi “rigenerati” s’approcciano al mondo produttivo. L’antica  mentalità (atteggiamenti e comportamenti illusori) ha bruciato economia reale, producendo utilità particolarissima, precludendo, di fatto, nel lungo termine la costruzione di un tessuto imprenditoriale solido e intelligente cioè sostenibile, atto, a creare economia reale (imprese, cooperative di servizi e produttive).

Lo strumento in Italia assume due forme: quello per promuovere la nascita di piccolissime attività produttive o di servizi – microimprenditorialità e quello sociale, volto a soddisfare i bisogni primari ed economici delle famiglie o dei singoli meno abbienti. Il primo non può superare la soglia di 25 mila euro, per il secondo l’importo massimo erogabile è fissato in 10 mila euro. Trattasi di un credito di piccolo ammontare, finalizzato all’avvio di un’attività imprenditoriale o al suo consolidamento (potenziamento e miglioramento), o per far fronte a spese di emergenza di soggetti deboli economicamente e socialmente.

Il microcredito nasce perché il sistema bancario ordinario, non riesce a coprire la domanda degli esclusi al credito. Un dato dell’Università di Torino ci racconta che per combattere l’esclusione sociale al credito in Italia ci sarebbe bisogno di 50 miliardi di euro, che equivale solo al 3% degli impieghi bancari totali. Questo vuol dire e fa comprendere, che come il reddito pro capite, anche, il credito è iniquo. Il microcredito ha diversi indirizzi: quello rivolto al sostegno dei paesi poveri in via di sviluppo, ma a noi interessa, quello che sostiene un paese industrializzato com’è l’Italia, ma che purtroppo nel tempo ha creato gli esclusi al credito. Sono in molti a definire il nostro sistema bancario malato, perché presta soldi a chi ha già il denaro, giacché ha un credit risk più basso. Per essere pratici ciò vuol dire: molto probabilmente chi possiede già una carta di credito ne potrebbe avere una seconda e una terza.

Il nostro sistema creditizio è fatto in modo che non finanzia il nuovo che vuole intraprendere. Non è meritocratico, ti frega già alla nascita col cognome che porti. Se i migliori dipendono dal cognome che portano…e non dalle idee imprenditoriali innovative, vuol dire che cresceranno i peggiori, ma dal bel cognome e cioè vuol dire che siamo rovinati, perché la società non funziona bene e quindi i migliori saranno indotti ad andarsene. Il microcredito e i servizi per il lavoro è un progetto realizzato in accordo tra il Ministero del Lavoro, l’Ente Nazionale per il Microcredito ex art. 15 L 241/1990, facente parte dell’asse B  - occupabilità del PON e del FSE – obiettivo convergenza 2007 – 2013. Lo strumento è stato concepito per controbattere la crisi creditizia delle piccole imprese e delle famiglie indigenti, ma è anche uno strumento di formazione che insegna ad avere una visione più ampia dell’economia locale, guardando non solo all’aspetto razionale e freddo del risultato economico, ma piuttosto a quello sociale e solidale. Permette di accedere al credito al capitale da investire, che offre una possibilità agli esclusi dal lavoro e ai giovani in cerca di prima occupazione, per intraprendere cercando di rendere così sostanziale il diritto a intraprendere e principio umano il diritto al credito.

L’iniziativa è un investimento, una politica attiva del lavoro dell’ente nazionale (ENM) che non eroga, ma assiste, e del comune (camere di commercio, comunità montane e centri per l’impiego) molto importante, per favorire la crescita (l’incremento di attività di produzione e di servizi) e lo sviluppo (istituzione di un servizio innovativo e creazione di una struttura duratura) di un territorio. Creare una struttura permanente del microcredito vorrà dire, fare rete locale per offrire servizi alle piccole attività e alle persone svantaggiate. Il microcredito è meritocrazia poiché premia idee imprenditoriali innovative, ma è anche promozione d’impresa etica cioè vera, che crea valore in modo duraturo per l’imprenditore e il territorio in senso lato: cittadini e istituzioni. Si badi bene, per non creare confusione e facili illusioni, che il microcredito non è un prestito a fondo perduto, né al consumo, è un’opera sociale, ma non è beneficenza, è un credito agevolato che non si basa su garanzie reali, con l’aggiunta di vantaggi fiscali, pertanto dovrà essere restituito seppur a bassi tassi di interessi (tra il 3 e il 5%).

Esso è uno strumento, che si prefigge gli obiettivi di creare microimprese (panetterie, gelaterie, bar, laboratori, attività artigianali, gli antichi mestieri etc..) valutare, finanziare, orientare e controllare un progetto d’impresa. Il microcredito si poggia sull’idea di un fondo di garanzia tramite le banche e in particolar modo la BCC locale e di creare progetti sinergici tra le quattro regioni che appartengono all’obiettivo convergenza. Il progetto utilizza la parte del fondo sociale europeo (FSE) destinato alla formazione del capitale umano e non programmato, impiegato e speso dalle stesse regioni, sostituendo, di fatto, quello che è stato un volano per le economie degli stati membri e internazionali: la cooperazione allo sviluppo. L’iniziativa si pone l’obiettivo di creare un sistema di microcrediti (nazionale, regionale e locale), formando i dipendenti della PA per farli diventare professionisti, a sostegno dello sviluppo dei loro territori. Ancora, del microcredito possiamo dire che non sfrutta solo, opportunità finanziarie di bandi ministeriali, ma va oltre è una funzione, un nuovo servizio che permane oltre i progetti e che rigenera i SUAP.

In conclusione, il servizio si pone gli obiettivi di creare flussi informativi, grazie alla collaborazione di un partenariato pubblico – sociale, locale (imprese, occupazione, credito, ordine dei commercialisti e caf) e centrale (Ente Nazionale del Microcredito e Ministero del Lavoro). Sostanzialmente l’aspetto operativo dello sportello è di fornire informazioni importanti, diverse e generali, efficienti, efficaci e integrate utili per gli operatori economici, che vogliono intraprendere eticamente attività di autoimpiego, attività reali e non per sfruttare l’opportunità finanziaria vantaggiosa.

L’Agente dello Sviluppo Locale

Dott. Salvatore Cataldi

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