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Premiato a Cosenza Pasquale Capuano PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
domenica, 16 marzo 2014 07:26
ImageLa sera di venerdì 14 marzo nella cornice dell’accogliente sala congressi dell’Hotel Royal a Cosenza al nostro concittadino dott. Pasquale Capuano è stato consegnato l’ambito riconoscimento “Ali di Colomba” per il settore “Economia e Finanza”.  A consegnare il premio è stato lo stesso presidente dell’associazione “Centro Studi Convivio” prof. Alessandro Guarasci, che da circa trent’anni s’impegna a segnalare uomini e donne meritevoli di encomio per le loro capacità artistiche e professionali.  Il clou della serata sono state le “lectio magistralis” tenute dal dott. Marcello Vicchio sul tema “Arte e comunicazione” , dal nostro dott. Pasquale Capuano sul tema “Economia Finanza e Libero Mercato”, dal dott. Diego Marasco sul tema “Economia Bancaria”, dal dott. Pasquale Arnone (regista) sul tema “Turismo culturale” e dalla Prof.ssa Maria Rosaria Salerno sul tema “sviluppo sostenibile”.   Nel seguito pubblichiamo la relazione pronunciata dal dott. Capuano al quale vanno i complimenti dello staff di sibari.info.

Sono stati altresì premiati il dott. Marcello Vicchio, la prof.ssa Maria Rosaria Salerno e la pittrice Maria Antonietta Gullo. La serata è stata introdotta dalla direttrice artistica del “Convivio”, prof.ssa Alessandra Primicerio e condotta dal dott. Franco Bartucci.

 

ECONOMIA E FINANZA E LIBERO MERCATO

Dott. Pasquale Capuano

14.03.2014 

Il libero mercato è un mercato in cui i prezzi di beni e servizi scaturiscono dall’interazione tra venditori ed acquirenti.  Per definizione, NEL libero mercato venditori e acquirenti non si ingannano a vicenda, né sono forzati da una terza parte ma intraprendono un accordo volontario.

Gli effetti aggregati delle decisioni dei singoli sono descritti dalle naturali leggi della domanda e dell'offerta. I mercati liberi sono in netta opposizione ai mercati controllati, con i c.d. cartelli, con le economie pianificate, in cui i governi regolano direttamente o indirettamente i prezzi e le forniture, pianificando la distribuzione tra i consumatori in base agli obiettivi. Essi possono distribuire i beni in base ai bisogni o favorire chi produce di più, fornendo in tal modo incentivi.

 Sul mercato libero il prezzo di un bene o di un servizio aiuta a quantificare il valore che i consumatori gli attribuiscono anche in rapporto ad altri beni e servizi; questa relazione tra prezzo e valore è più chiara che non in un mercato controllato. Secondo questa teoria, attraverso la competizione dei fornitori che offrono beni e servizi, i prezzi tendono a decrescere e la qualità a crescere

Dunque l'economia del libero mercato è strettamente associata con la filosofia economica del “lasciar fare”: con la mano pubblica limitata ad un ruolo difensivo, lo Stato stesso non interviene in prima persona nel mercato, se non imponendo tasse al fine di finanziare il mantenimento del libero mercato.

In altre parole, una economia di libero mercato è un sistema economico in cui gli individui, più che il governo, prendono la maggior parte delle decisioni riguardanti le attività e le transazioni economiche 

L’intervento dello Stato, infatti, non deve guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente intervenire laddove esso fallisce nella sua funzione sociale. Ne consegue che i fondamenti del libero mercato si possono sintetizzare nei seguenti punti:

-          un severo ordinamento monetario;

-          un credito conforme alle norme di concorrenza e la sua regolamentazione per scongiurare monopoli;

-           una politica tributaria e fiscale che non sia elemento di disturbo alla libera concorrenza e che eviti sovvenzioni che la possano alterare;

-           la protezione dell’ambiente;

-          l’ordinamento territoriale;

-           la tutela dei consumatori finalizzata a minimizzare i comportamenti opportunistici.

 La dottrina del libero mercato nasce nella seconda metà del 1700 con Adam Smith

Il libero mercato, secondo le teorie di Adam Smith, è regolato da forze che lo portano a raggiungere un equilibrio, un punto in cui le risorse vengono allocate in modo efficiente, ovvero senza che nessuno guadagni troppo a scapito di qualcun altro che invece perde ingiustamente, insomma tutto deve funzionare nella giusta misura.

Sempre secondo Smith, non occorrono né regole né l’intervento dello Stato: il mercato farà tutto da sé, come guidato da una mano invisibile.

I concetti fondamentali di tale dottrina sono che

1)       il privato farà sempre meglio del pubblico,

2)        che il libero scambio senza nessun vincolo produrrà benefici per tutti e che non bisogna temere l’assoluta libertà degli operatori economici, perché il mercato ha il potere di auto regolarsi, grazie a un meccanismo battezzato “mano invisibile”.

Il primo punto, cioè che il privato tende a essere più economico, ha una certa rispondenza nella realtà. La gente è più disposta a impegnarsi a proprio beneficio piuttosto che a beneficio di tutti, a curare la roba propria, piuttosto che la roba di tutti (che sembra di nessuno), questo è vero. Ma non si può concludere che “è sempre meglio”, esistono molti casi contrari, al più si potrà parlare non di legge ineluttabile, ma di tendenza o prevalenza statistica.

Il secondo punto, quello per cui il massimo profitto individuale coincide con la massima utilità economica generale, è semplicemente falso, come dimostra l’osservazione della realtà, tuttavia occorre spiegarlo secondo gli intendimenti di Adam Smith per comprenderne il significato. La vendita in concorrenza porterebbe i vari operatori economici a specializzarsi, facendo solo le cose che sanno fare meglio degli altri, contribuendo così ad ottenere la massima efficienza del sistema. 

 Questo semplice ragionamento confuta l’obiezione contro il libero scambio tipica del periodo “mercantilista”  classicamente contrapposta alle teorie di Adam Smith . I mercantilisti sostenevano che, in qualunque scambio, una parte può avvantaggiarsi soltanto a scapito dell’altra, che in ogni transazione vi è un vincitore e un perdente, “uno sfruttatore” e uno “sfruttato”.

ImageAlcuni difendono il meccanismo del libero mercato, ponendolo come base per la rinascita dell’economia a seguito della crisi economica.

ALTRI hanno obiettato che è proprio il libero mercato la causa della crisi che stiamo vivendo e che quindi difenderlo è uncontrosenso.

Un mercato libero porta ad una maggiore concorrenza tra le imprese dello stesso settore con conseguente diminuzione del prezzo unitario; in un libero mercato, le imprese meno efficiente vengono automaticamente eliminate grazie alla capacità dei mercati di autoregolarsi.

  Ma di fronte alla crisi dei mercati finanziari, dovuta proprio alle libere scelte degli operatori economici, ci si è forse affidati per superarla alle capacità di autoregolazione e di autoequilibrio del mercato? O piuttosto ci si è affidati agli interventi salvifici di miliardi di euro, dollari, sterline ecc. delle banche centrali di tutto il mondo, con gli Stati come ultimi soggetti di garanzia? Ci raccontano che il mercato è efficiente, perché elimina gli operatori economici incapaci, che finiscono in perdita, e perché determina il massimo rendimento dalle risorse disponibili, con beneficio per tutti. Però, guarda caso, gli interventi di salvataggio delle banche centrali hanno evitato il fallimento e, quindi, l’eliminazione degli inefficienti, cioè di quei soggetti – istituti finanziari, fondi di investimento, fondi pensione, banche – che hanno dimostrato di essere un disastro economico. In altre parole, gli stessi che esaltano la cruda razionalità economica del mercato hanno premiato e premiano i falliti avventurieri della finanza speculativa, ma continuano le loro prediche ai lavoratori, ai pensionati, a coloro che non arrivano alla fine del mese perché accettino sacrifici in nome dell’interesse collettivo.

C’è da fare una considerazione al riguardo: è vero che è poco concepibile l’aiuto dato ai colossi bancari mentre molta gente sta raggiungendo la fatidica soglia di povertà, ma va considerato che il sistema bancario, fortemente legato all’economia reale, è legato al c.d. “rischio sistemico” ossia il rischio che il fallimento di un solo istituto possa coinvolgere l’intero sistema bancario con conseguenze più disastrose di quelle oggi visibili.

Occorrono, quindi, interventi mirati sia in un senso che nell’altro poiché neanche il settore bancario può continuare a sopravvivere se il tessuto economico non si riprende e ricomincia a far circolare liquidità.

La verità è che la causa della crisi non è il libero mercato, quanto un’eccessiva libertà.

 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata chiamata a riaffermare che la concorrenza sviluppa nuova ricchezza da investire e da distribuire; che la valorizzazione delle competenze nella pubblica amministrazione, nelle professioni, nella formazione, nella ricerca e nel mercato stimola dinamismo e produttività; che la corretta misurazione dei meriti rende equa una competizione che non prescinda dai principi di sussidiarietà e solidarietà.  Ma non sarà sufficiente la regolazione. Servirà un’attenta vigilanza: i monopolisti resistono anche alle riforme già approvate, come in più occasioni hanno dimostrato di saper fare. Suscitano preoccupazione anche le discipline locali che da tempo evidenziano pulsioni vincolistiche spesso in aperto contrasto con gli indirizzi del legislatore nazionale.

Ad esempio nella distribuzione commerciale l’Autorità ha ripetutamente segnalato i numerosi limiti in materia di orario di apertura degli esercizi che le normative regionali continuano a imporre.
Per i carburanti, a dispetto della liberalizzazione disposta a livello nazionale, numerose Regioni hanno introdotto il divieto di autorizzazione di nuovi punti vendita se non dotati anche di impianto per la somministrazione di GPL o gas metano.

L’Italia, dalla metà degli anni ’90, ha dato avvio ad una serie di profonde trasformazioni del sistema sociale ed economico al fine di uniformarsi alle comune direttive emanate dagli organi di governo dell’Unione Europea. Liberalizzazione significa libera concorrenza tra gli operatori economici del mercato non più caratterizzato da un unico grande operatore monopolista. Alcune attività, come quelle più pubblicizzate attualmente (rete luce e gas) sono attività libere ovvero qualunque società italiana o europea può esercitarle.

In estrema sintesi si può immaginare gli operatori del settore suddivisi in due grandi categorie: quelli che tipicamente fanno parte della filiera in regime di monopolio e quelli che invece operano nelle attività libere.

Il beneficio che si vuole ottenere con le liberalizzazioni non consiste solo nell’abbattimento dei prezzi al cliente finale ma anche andare verso una moderna economia di mercato che aumenti la flessibilità e la trasparenza. Il consumatore ha quindi la possibilità di valutare le condizioni di servizio offerte da più fornitori e di conseguenza l’opportunità di passare eventualmente al fornitore che offre le condizioni di servizio migliori. Il potere di cambiare liberamente il proprio fornitore non è un obbligo ma una scelta.

Secondo quando previsto dall’U.E., in Italia, come nel resto della Comunità europea, ogni consumatore e ogni azienda possono liberamente decidere da quale venditore e a quali condizioni acquistare. Chi esercita questo “diritto” entra nel “mercato libero” dove è il cliente a decidere quale venditore o tipo di contratto scegliere e quando eventualmente cambiarli selezionando un’offerta che ritiene più interessante e conveniente. Si tratta di una scelta volontaria che non prevede alcun obbligo.

Tiriamo quindi delle conclusioni: 

 il libero mercato è efficiente se utilizzeremo solo le risorse necessarie, ma non può essere lasciato a sé stesso. Occorrono delle regole chiare, rigide e soprattutto applicate, per evitare che il mercato inquini (non solo in senso ambientale) anche il mondo esterno.

 La crisi finanziaria, secondo molti, è stata generata proprio da una regolamentazione eccessivamente permissiva. Come ho già spiegato altrove fra le cause della crisi vi sono l’abolizione di una serie di leggi (il Glass StegallAct del 1931, avvenuta nel 1999, alla vigilia – guarda un po’ il caso – della stagione speculativa) e dall’abuso di strumenti derivati, che hanno esasperato i normali movimenti del mercato. E la crisi finanziaria, inquinando l’economia reale, ha scatenato la crisi economica, la recessione.

Il libero mercato va quindi salvaguardato, ma i governi devono intervenire perché sia garantita l’efficienza globale e non solo quella del singolo mercato, che come abbiamo visto tende a fallire, ma senza tuttavia raggiungere vette di stupidità legislativa.

 (per vedere altre foto della serata, cliccare quì)

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