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Sibari

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Addio don Lazzaro, ci mancherai PDF Stampa E-mail
Scritto da A.M.Cavallaro   
lunedý, 10 marzo 2014 08:50
ImageQuella di ieri è stata una triste domenica per i sibariti, è la prima in cui padre Lazzaro non ha celebrato la SS Messa nella chiesetta dedicata a San Raffele Arcangelo in Lattughelle. E non potrà farlo mai più su questa terra, almeno fino a quando il Salvatore non scenderà fra di noi e risusciteranno i morti degni della sua Grazia. Ormai si sa di chi è la mano assassina che ha inferto il colpo mortale che ha vilmente colpito,  ed è la mano di un uomo che era stato da lui beneficato, uno dei tanti che avevano bussato alla sua porta e che erano stati accolti con amore fraterno nel nome di Gesù.  Il male viene suggerito da Satana in ogni uomo o donna di questa terra, qualunque sia la sua nazionalità, il Vangelo di ieri narra proprio delle tentazioni che Gesù ha subito nel deserto e che ha vigorosamente respinto, ma la debolezza dell’uomo è tale che molto spesso non riesce a respingere le lusinghe di un facile guadagno a scapito magari  proprio di chi gli aveva  teso la mano. (in coda notizie sui funerali)

Non ci resta che il ricordo di un uomo buono, semplice, dimesso e disponibile ma forte e risoluto nel perseguire ad ogni costo le finalità permeate d’amore e di carità del suo essere sacerdote, fino al sacrificio estremo della vita. Da qualche mese si sentiva minacciato e ne aveva parlato con i suoi parrocchiani, col suo vescovo e finanche coi  carabinieri, ma non aveva voluto formalizzare una regolare denuncia, non voleva che colui che poi divenne il suo assassino fosse perseguito, sperava in un intervento di mediazione “bonaria” che potesse convincere il suo persecutore a desistere dalle sue assillanti richieste di denaro. Ma non ricevette alcun aiuto. Fu lasciato solo.

La scelta di vivere in solitudine come gli antichi anacoreti non è pesante e opprimente, perché si tratta di una decisione personale, diventa asfissiante e difficile da sopportare quando la solitudine la si sente dentro.  Sentirsi soli è lo stato dell’anima più insopportabile che possa essere vissuto e questa sensazione padre Lazzaro la manifestava e tentava di annullarla cercando di prestare aiuto ai più diseredati; e a chi, se non ai tanti disperati che vivono dalle nostre parti, provenienti da terre lontane,  giunti da noi con la speranza di una vita migliore?

Pietro è un giovane rumeno orfano di entrambi i genitori e rimasto definitivamente solo dopo la morte per tumore del suo unico fratello, riesce a sopravvivere facendo qualche lavoretto saltuario nella piana, insieme ad altri suoi connazionali trova alloggio a Marina di Sibari e riesce in qualche modo a barcamenarsi alla meno peggio, viene colpito però da una grave malattia alle gengive e a poco per volta perde quasi tutti i denti, è un ragazzo gracile, debole non sa a chi rivolgersi, incontra padre Lazzaro e gli chiede aiuto, e il sacerdote non si fa pregare, lo accoglie, gli offre riparo e assistenza in cambio di qualche lavoretto perché non lo facesse sentire inutile, lo fa visitare da un dentista, e, a poco a poco, Pietro diventa un'altra persona. Uno dei suoi vecchi compagni di sventura, forse invidioso per il suo stato di vita più dignitoso raggiunto per merito di don Lazzaro, comincia a tallonarlo e a chiedere di intercedere per lui presso il suo benefattore, Pietro lo fa e anche il suo amico comincia ad approfittare della stessa generosità. Ma il padre s’accorge subito che questa persona è falsa, subdola e tendenzialmente violenta, a nulla valgono le sue parole buone e le sue raccomandazioni, comincia una serie infinita di richieste e di pretese sempre più assillanti e pressanti, finché resosi conto di non riuscire a liberarsi di questo importuno,  si rivolge a coloro dai quali riteneva di poter ottenere aiuto, ma forse per sottovalutazione del problema, riceve solo inutili raccomandazioni. Non gli resta che pregare. Lo fa, e nello stesso tempo chiede a Pietro di intercedere presso il suo ex-amico affinché la smetta di angustiarlo, ma non c’è niente da fare, anche Pietro, nel pomeriggio della domenica fatale, viene aggredito e malmenato, tanto che Padre Lazzaro è costretto a portarlo all’ospedale per farlo soccorrere, riaccompagna poi a Lattughelle il giovane malcapitato, dove viene alloggiato nella canonica e ritorna a Sibari, dicendo al suo protetto che si sarebbero rivisti il giorno dopo, avrebbero fatto colazione insieme e parlato di alcuni lavoretti da fare.

ImageDon Lazzaro ritorna a Sibari alla canonica della chiesetta di San Giuseppe, ma sul retro nei pressi del garage, c’è ad aspettarlo il suo persecutore che lo aggredisce, probabilmente c’è un alterco, il rifiuto netto di soddisfare le assurde richieste ed infine il colpo violento alla testa con una spranga di ferro che pone fine alla sua vita terrena.

Pietro, la mattina del lunedì, non sa ancora nulla di quanto è successo, non sa che il corpo del suo benefattore giace riverso nel suo sangue per terra, e che è morto. Non lo vede arrivare e comincia a fare quel lavoretto alle siepi di cui gli aveva parlato don Lazzaro la sera precedente, quando all’improvviso giungono le auto dei carabinieri, lo strattonano per farlo salire in macchina, è attonito, non riesce a capire il motivo di quella che gli appare come una prepotenza, in caserma si comincia a tempestarlo di domande e finalmente capisce quel che è accaduto. Da lì a poco racconta quello che sa e subito dopo anche l’assassino viene rintracciato e arrestato. Messo alle strette, il disgraziato confessa il delitto, ma cerca di scusarsi non mancando di gettare sulla vittima basse e volgari insinuazioni.

Don Lazzaro non c’è più e Pietro è disperato. Il suo fisico e la sua anima sono provati da avvenimenti che ancora una volta lo hanno duramente e inesorabilmente colpito. Lasciato libero dalle forze dell’ordine che hanno capito la sua innocenza,  è a Sibari, vicino alla chiesetta di San Giuseppe dove era di solito accolto dall’unico amico vero, ma ora il cancello è chiuso, vede i ragazzi della squadra locale che giocano sul vicino campo di calcio, dove lo stesso don Lazzaro lo aveva indirizzato per fare amicizia con i giovani del posto, ed è lì con quei ragazzi, che trova finalmente sfogo la sua amarezza, viene accolto amorevolmente e fra le lacrime racconta quello che abbiamo descritto. Nel suo italiano smozzicato una frase rimane impressa ai ragazzi che lo ascoltano: “Neanche quando ho perso mio padre ho sofferto tanto, cosa sarà di me ora?”. Questa domanda ce la poniamo anche noi. Cosa sarà di questo ragazzo?  Chi si occuperà di lui? Sarà lasciato anch’egli solo come il suo benefattore?

Uno dei giovani quella sera lo accompagnò a Lattughelle in macchina e alcune pie signore gli prepararono delle provviste, ma ci aspettiamo che altri facciano il proprio dovere, per non dover domani raccontare di un’altra vittima della solitudine.

Don Lazzaro vivrà sempre nel ricordo di Pietro e in quello di tutti coloro che lo hanno apprezzato ed amato nei trent’anni vissuti a Sibari, il suo sorriso mesto e comprensivo aleggerà su di noi e da lassù continuerà a pregare anche per il suo persecutore.

Antonio Michele Cavallaro

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Sabato 15 marzo a Sibari i funerali di padre Lazzaro Longobardi

Le esequie saranno celebrate nello spiazzo della chiesa di san Raffaele da monsignor Galantino

Si svolgeranno sabato 15 marzo, nello spiazzo della chiesa di san Raffaele Arcangelo, in contrada Lattughelle a Sibari, i funerali di padre Lazzaro Longobardi, ucciso a colpi di spranga la sera del 2 marzo scorso. La cerimonia funebre, che avrà inizio alle 10, sarà presieduta da monsignor Nunzio Galantino, vescovo della diocesi di Cassano all’Jonio e segretario generale della Cei. Nella giornata di venerdì 14 marzo, invece, sempre nella chiesa di san Raffaele Arcangelo, sarà allestita e resterà aperta per l’intera giornata, a partire dalle 9.30, la camera ardente.

In occasione delle esequie, il parroco della chiesa sibarita di san Giuseppe, don Francesco Faillace, invita i fedeli a preferire ai fiori il sostegno alla raccolta fondi avviata con fini caritatevoli, di concerto con il vescovo. Il ricavato sarà devoluto alla Caritas diocesana, per finanziare progetti a fini sociali.

Cassano allo Ionio, 12 marzo 2014

 

Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali

Il direttore

Don Alessio De Stefano

Info:

0981 71007

392 9221501

 


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