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Sviluppo locale & Marketing Territoriale PDF Stampa E-mail
Scritto da S.Cataldi   
martedý, 04 febbraio 2014 17:38
ImageIl tema della valorizzazione del territorio, oggi, è un argomento importante quanto attuale. Verso tale direzione intenderebbe orientarsi l’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Giovanni Papasso al fine di ampliare il già nutrito documento programmatico. La strategia potrebbe avere come passaggi obbligati quelli di costruire un Piano di Sviluppo Locale e di riflesso un Piano di Marketing Territoriale.  Restiamo convinti che sono in molti a confondere marketing territoriale e sviluppo locale. Per alcuni, sono la stessa cosa, per altri, sono metodi e strumenti complementari, per altri ancora, alternativi. Banalmente, considerando il binomio causa/effetto, si potrebbe dire, che lo sviluppo ( : ) sta alla logica bottom up/sviluppo dal basso e top down dal centro ( = ) il marketing territoriale ( : ) sta alla crescita di un territorio.

Il marketing territoriale non è, quindi, un nuovo modo per chiamare la politica di sviluppo locale; egli comprende lo sviluppo d'infrastrutture (imprese manifatturiere accessorie a quelle agricole e turistiche, aree attrezzate, aeroporto, ecc..), non si riduce a soli interventi per migliorare la competitività (attrazione attivando i simboli o marcatori) di un territorio, (interventi di qualificazione del capitale umano, delle scuole orientandole ad integrare i POF, la sanità ed i sistemi bancari etici e partecipativi rispetto ad iniziative progettuali di sviluppo) e/o di promozione del luogo, per mezzo di politiche di facilitazioni fiscali, di ricerca e attivazione dal basso di social policy. Naturalmente ci riferiamo ad iniziative progettuali individuali che nel divenire di un processo relazionale mutano in collettive; spesso esse non prefigurano a monte sempre, e comunque, opportunità finanziarie offerte dai bandi pubblici – ma costruite da azioni di concertazione tra banche, scuola, diocesi, imprenditori locali e istituzioni, ma neanche di nuove opportunità finanziarie per gli investimenti (fondi europei e nazionali). Esse rientrano in un piano strategico di marketing più generale da collegare ad altri interventi come il mix comunicazionale. A proposito, ci preme sottolineare come sia molto facile e per certi versi riduttivo, svolgere il mestiere di informatore delle opportunità finanziarie provenienti dai bandi pubblici. Il problema vero è che sovente, i bandi nascono e muoiono (strumentalizzazione) o ancora, che il fondo stanziato non è sufficiente a soddisfare le tante richieste. La vera difficoltà è avere la forza di attivare processi di sviluppo locale, imbastendo relazioni che conducono a forme di collaborazione – cofinanziamento (fondi pubblici + fondi privati – principio dell’addizionalità) con l’obiettivo di realizzare beni pubblici.     

Il programma di sviluppo locale è fortemente connesso al governo politico del territorio in relazione con quello regionale, nazionale ed europeo, influenzabile dal continuo confronto politico e sociale (dando per scontato di trovarci in uno Stato fondato sulla democrazia). Processo supportato dalla partecipazione e condivisione della società civile nelle scelte delle politiche di sviluppo, a sua volta vincolato al quadro giuridico e in particolare amministrativo vigente. Le politiche dello sviluppo locale hanno una portata più ampia e complessa, sia per le problematiche coinvolte, sia per gli strumenti “la cassetta degli attrezzi” cioè la Programmazione Negoziata (fatta di sei strumenti: Intesa istituzionale di programma, Patti Territoriali, contratti d’aria, accordi di Programma Quadro e PIT) utilizzata, che comprende anche il marketing territoriale.

In generale, un piano di sviluppo territoriale, si rifà al modello d’analisi socio – economico dello sviluppo locale, laddove, il piano di marketing territoriale è solo un processo parallelo se non successivo al piano strategico, cioè di visione d’insieme, olistica, del contesto locale, anche, eventualmente, in senso allargato ad altri comuni viciniori. Tale da prefigurare un pacchetto di turismo integrato, che implica la destagionalizzazione del medesimo, dando al territorio, l’opportunità di un flusso turistico continuo e non limitato alla sola stagione balneare.

Definiamo, il marketing territoriale metaforicamente l’albero, gli alberi - il paradigma dello sviluppo locale - è la foresta. Il primo è compreso nel secondo, e presuppone delle attività operative al fine di valorizzare le risorse: paesistiche, naturali e i beni culturali, cioè le identità storiche del nostro territorio. Un piano di sviluppo locale è la fotografia generale del territorio ed implica la stesura di un documento programmatico  discendente da un’attenta analisi socio–economica con l’obiettivo di conoscere indici sociali ed economici, sia in merito alle istituzioni (comune) e agli operatori economici, sia rispetto alla struttura demografica (popolazione, tasso di natalità, mortalità, età media per sesso etc). Il marketing territoriale è una fotografia, di un particolare segmento o parte di esso, da valorizzare. Solo partendo da un’analisi dei punti di debolezza, forza, minacce e opportunità (analisi SWOT) potremmo riconoscere le “identità storiche”, i “marcatori locali” e le “vocazioni” del territorio (cioè le nostre vere inclinazioni che sono: beni culturali, agricoltura e turismo) da valorizzare secondo un piano di marketing territoriale, che non significa solo attivare un mix comunicazionale (non solo sito web dedicato e comunicazione integrata, ma pure gemellaggi con altri siti carsici nazionali ed esteri), ad esso andranno aggiunte ad esempio politiche di qualificazione/formazione del capitale umano addetto al servizio (ed inoltre, ad es. per le grotte, guide turistiche e servizi per l’accoglienza, attività ricettive accessorie: B&B, ostelli della gioventù, affitta camere per scambi interculturali, ristorazione con l’indicazione di consumare e commercializzare prodotti tipici locali – piccole attività che potrebbero essere tra l’altro promosse con lo strumento microcredito  ultimamente istituito presso il comune). A questo livello della trattazione è opportuno sottolineare, che le grotte costituiscono essere un patrimonio storico–culturale,  identità storica anzi preistorica, un marcatore o simbolo territoriale da impiegare per valorizzare le altre vocazioni del territorio (enogastronomia, agricoltura, turismo marino, termale, rurale, sociale e religioso) prefigurando un – DICU - distretto culturale da legare e fondere al distretto agroalimentare della Sibaritide. Potrebbero, altresì, rientrare nel Programma, politiche atte a migliorare la competitività del contesto locale quali: lo sviluppo d'infrastrutture esistenti e di promozione, in luogo a facilitazioni fiscali e finanziarie, al fine di attrarre nuovi e specifici investimenti (ad esempio per le grotte: un museo virtuale, capace di interagire a distanza anche con altri siti carsici del nostro “Bel Paese”; un  museo, dunque, multimediale capace di coinvolgere sia un pubblico di giovani studenti, che di specialisti, utilizzando il complesso polifunzionale quale punto di ritrovo per attività di ricerca, magari, implementando i servizi con un’area dedicata alla saggistica già riferita al sito ed a postazioni internet accessibili a ricercatori universitari, speleologi ed altri ).

 

In riferimento a ciò affinché si possa parlare di programmazione territoriale è necessario predisporre in via prioritaria un Piano di sviluppo locale (strategia generale, la politica) e un successivo Piano di Marketing territoriale - interventi specifici - (come attività specifiche di natura promozionale cioè comunicazione integrata: sito internet, giornali locali ed a tiratura internazionale, promozione su reti locali e non, brochure, cartellonistica da esporre in punti strategici come ad esempio: grandi stazioni ferroviarie, aeroporti o strade, pubblicità dinamica su autobus a percorrenza locale, nazionale ed estera; agevolazioni fiscali “zone franche” e di dedicate opportunità finanziare ad esempio microcredito), affinché, il bene culturale grotte da bene rendita diventi bene risorsa, grazie, a politiche di valorizzazione con l’obiettivo ultimo di produrre economie indotte in modo sostenibile, cioè nel lungo termine.

La valorizzazione delle Grotte di San’Angelo è iniziata con interventi strutturali per circa 3 milioni d'euro, avente, l’obiettivo di realizzare un centro polifunzionale. Il sito offre servizi integrati connessi alla gestione e godimento del patrimonio carsico (spazi informativi, espositivi, sala conferenze, laboratori, uffici vari e servizi igienici). Un centro multi servizi che se ben gestito potrà offrire opportunità di lavoro perfino dopo il cantiere, anche grazie alla continua e costante formazione delle risorse umane utilizzate e valorizzate secondo le loro specifiche caratteristiche e conoscenze tecniche.

La storia racconta, però, che la vera criticità di molte iniziative di marketing territoriale è rappresentata proprio dalla fase di gestione dell’opera, che implica la sua durata nel tempo.

 

L'intervento strutturale che è una politica di marketing territoriale (crescita di beni e servizi, che non conduce per forza allo sviluppo) fu calato in una strategia di programmazione generale? No.

 La realtà empirica racconta, che molte iniziative di marketing territoriale non facenti parte di un più ampio disegno, rappresentano la categoria del localismo, molte volte la tomba dello sviluppo locale.

Relativamente alle grotte, affinché si potrà parlare di un iniziato programma di sviluppo locale è necessario che sia soddisfatta la triade: nuova occupazione, strutture permanenti/sostenibili e coesione territoriale (cioè il percorso deve prevedere una governance multilivelli, ovvero, un partenariato orizzontale: istituzioni locali, cittadini, imprese, banche, provincia, regione, che si integri con quello verticale Stato - Europa; e che dalla costruzione di tale bene pubblico discenda una maggiore redistribuzione del reddito traducibile in una diminuita forbice reddituale tra i cittadini cioè una maggiore compattezza sociale, psicologica e culturale).

Dal convegno e dalle parole dell’assessore al ramo Stefano Petrosino, è emerso che all’amministrazione toccherà la sfida di convertire il bene rendita grotta di San’Angelo, in bene risorsa. In sintesi, il nodo (grotte) dovrà essere legato ad altri nodi appartenenti ad un network territoriale d’area vasta (regionale, interregionale ed europeo), altrimenti, gli sperati maggiori risultati, sia in termini occupazionali, sia in termini di un più consistente flusso di turisti – visitatori locali, nazionali ed esteri, resteranno obiettivi non raggiungibili.

 

L’agente dello sviluppo locale

Dott. Salvatore Cataldi

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