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Sibari

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Successo della Conferenza su SYBARIS PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
mercoledý, 15 gennaio 2014 09:14
ImageLa sera di sabato 11 Gennaio, nella piccola sala-convegni del Museo Archeologico di Sibari, l’architetto Maurizio Silenzi ha tenuto una conferenza sulle sue recenti ricerche storiche, antropologiche e orografiche effettuate nell’area definita Sibaritide. La saletta era superaffollata, molti fra gli astanti sono rimasti in piedi, ma nessuno ha avuto modo di annoiarsi o voglia di sgattaiolare via come spesso accade quando i relatori sono verbosi, apologetici o logorroici. L’architetto ha sorpreso tutti coloro che non lo conoscevano per il suo eloquio tranquillo, pacato ma sicuro parlando di fatti e di luoghi storici dell’arcaica Sybaris per quasi due ore, tenendo il microfono con la sinistra ed armeggiando con la destra sul PC portatile per proiettare le più di cento immagini preparate con certosina precisione a corredo importante delle sue osservazioni, intuizioni e ipotesi, il tutto destinato ad essere stampato nelle prossime settimane e riosservato, riletto e meditato nella comodità della propria poltrona da chi c’era e da chi vorrà più tardi sapere.  (foto: Antonio Cavallaro presenta l’arch. Silenzi) Non ci soffermeremo su tutto quanto esposto dall’arch. Silenzi, perché fra qualche settimana sarà messo nero su bianco, come dicevamo prima, e non vogliamo rischiare di tralasciare qualcuno dei passaggi importanti che hanno condotto il relatore verso le considerazioni brillantemente esposte. Desideriamo, però, attirare l’attenzione dei nostri lettori su una delle ipotesi più interessanti, dimostrata con fondati  riferimenti  tratti dallo studio di testi e l’osservazione dell’orografia del territorio, secondo la quale il sito in cui sorgeva la mitica Sybaris arcaica non è quello dell’attuale zona degli scavi archeologici denominato “Parco del Cavallo”, ma dovrebbe trovarsi in un’area più interna e più lontana dal mare.

Ipotesi, questa, già ventilata circa trent’anni fa da diversi appassionati della storia di Sibari, fra cui desideriamo ricordare il prof. Gaetano Tricoci, che espose il suo pensiero in un libro ancora in circolazione dal titolo Sibari-Turio-Copia e che suscitò, all’epoca, molte perplessità negli addetti ai lavori. A questo proposito invitiamo i nostri lettori a visionare l’intervista che nel 1991 il nostro gestore Antonio M. Cavallaro realizzò per conto di Telelibera Cassano, col prof. Tricoci (cliccare qui).  

L’arch. Silenzi ha dato sufficienti indizi perché quella che poteva essere considerata semplicemente una teoria, oggi può essere presa seriamente in considerazione e offrire spunti interessanti per altre campagne di scavi e di ricerca sul campo.

ImageDa qualcuno la dettagliata relazione è stata definita una “Lectio Magistralis”, forse può sembrare un’esagerazione, ma, a prescindere da quello che si può pensare sulla veridicità scientifica degli assunti dell’architetto Silenzi, il modo, il garbo e la chiarezza con cui sono state esposte le sue osservazioni c’inducono a fare nostra questa definizione.

L’agenzia Viaggi Sybaris Tour, La Pro-loco di Trebisacce e il Rotary Club Corigliano-Rossano cureranno la stampa e la diffusione della documentazione utilizzata dal Silenzi per la sua conferenza, non appena sarà disponibile ne daremo prontamente notizia attraverso il sito e sarà organizzata un’adeguata cerimonia di presentazione.

Offriamo di seguito il testo che durante la conferenza è stato distribuito in alcune copie, non sufficienti per tutti, che riguarda talune osservazioni su alcune monete  probabilmente coniate dai Serdaioi,  popolazione di origine enotra.

Chiudiamo questa breve nota con una citazione di Cicerone nel suo trattato “De Legibus”: “….sume ad hanc rem tempus,  quas est a nostris hominibus aut adhue  ignorata, aut relicta.”    (traduzione libera del redattore:  “dedicate più attenzione a questa materia che dalle persone  del nostro tempo viene ancora  ignorata, o tralasciata”)

Antonio M. Cavallaro

(LE FOTO SONO DI ALDO IACOBINI CHE RINGRAZIAMO)

ImageLe monete di “SER”

“Alcuni studiosi sostengono che le monete con la scritta MEP (cioè SER) siano accreditabili ad altre popolazioni diverse dai Serdaioi.

Queste considerazioni a seguire del prof. Francesco Panvini Rosati portano a diverse ed esaustive conclusioni. Ed anzi confermano la nostra ipotesi che queste coniazioni siano state eseguite proprio da popolazioni Enotrie residenti nell'Alto Jonio.

Ministero per i Beni e Attività Culturali.

Tratto da "Bollettino di Numismatica n°37.2" . Prof. Francesco Panvini Rosati 

Le monete finora note con la leggenda MEP  (SER) sono le seguenti:

I) MEP Dioniso nudo stante a sin. tiene con la destra un lungo tralcio di vite con grappoli, che gli

scende dietro le spalle fino quasi a terra, e con la sinistra protende un cantaro;

R/ Grappolo d’uva con tre foglie e viticci (fig. 1).

Didramma; Londra, British Museum gr 7,95; Parigi, Cabinet des Medailles, Collection De Luynes

gr 7,95.

II) MEP Testa barbuta di Dioniso, a destra;

R/ Grappolo d’uva simile al precedente.

Diobolo; Parigi, Cabinet des Medailles, Collection De Luynes gr 1,25.

III) Testa barbuta di Dioniso, a destra;

R/ MEP

Triemitartemorion; Parigi, Cabinet des Médailles gr 0,25 

Esclusa pertanto l’attribuzione delle nostre monete alla Sergention di Sicilia, occorre esaminare quali motivi militino a favore di una loro assegnazione ad una zecca dell’Italia meridionale.

I motivi sono numerosi e, a mio parere, determinanti:

I) l’uso del cosiddetto san, proprio dell’alfabeto acheo, per il quale rimando al sopra citato studio della prof. Guarducci;

II) il peso, che si inquadra nel sistema ponderale in uso a Sibari, Caulonia, Metaponto, e generalmente nelle colonie greche della Magna Grecia. Dai dati in nostro possesso risultano infatti, per i didrammi di Caulonia, Sibari, Metaponto, analoghi pesi, che si aggirano tra i gr 8,30-7,70, con medie per Metaponto e Sibari di gr 7,83; per Caulonia di gr 7,8629;

III) il tipo di Dioniso, che trova un preciso riscontro, proprio nell’ambiente della Magna Grecia, su di un pinax di Locri (fig. 3). In esso Dioniso - questa volta ammantato - sta di fronte a Demetra, seduta in trono, e reca, come sulle monete, un lungo tralcio di vite, che gli scende dietro le spalle quasi fino a terra30.

Il culto di Dioniso era praticato nella Magna Grecia, come provano sia il pinax di Locri sia le terrecotte votive rinvenute a Taranto31. Anche sulle monete abbiamo tracce di questo culto, se pure in epoca posteriore, nelle effigi di Dioniso su didrammi di Metaponto e su monete di bronzo di Laus e di Paestum del IV-III secolo a.Cr.;

IV) ma esiste un argomento ancora più importante per l’attribuzione delle monete con MEP alla Magna Grecia. Tale argomento, finora non bene valutato o addirittura ignorato dagli studiosi, è la presenza di un esemplare del didramma con MEP in un ripostiglio rinvenuto in Calabria nel 1863 e contenente monete incuse di Caulonia, Crotone, Laus, Metaponto, Sibari, e monete a doppio rilievo di Caulonia, Poseidonia, Taranto32.

Il pezzo con MEP ivi rinvenuto sarebbe, secondo il Noe, da identificarsi con quello ora al British Museum già della collezione Wigan; ma, anche se tale identificazione non fosse esatta, rimane il fatto che un esemplare delle nostre monete è stato rinvenuto nell’Italia meridionale, in un tesoretto composto esclusivamente di monete della Magna Grecia.Ciò costituisce un argomento fortissimo, anzi - direi ­ decisivo per attribuire le monete con MEP all’Italia meridionale e, viceversa, per negarle alla siceliota Sergention. Sarebbe infatti assurdo supporre, dati l’esiguità della coniazione e lo scarso rilievo della città, che le monete della pretesa Sergention avessero avuto un’area di circolazione così vasta da potersi ritrovare anche nell’Italia meridionale.

Le monete delle zecche siciliane che si rinvengono in questa regione sono, in genere, quelle delle grandi città greche della Sicilia, che ebbero relazioni politiche e commerciali con la Magna Grecia, come Siracusa, Messina, Agrigento33.

A un’attribuzione all’Italia meridionale non si oppone il fatto che le monete di MEP non siano state battute con la tecnica del rovescio incuso. Se è vero che questa tecnica predomina nel periodo più antico della monetazione nelle colonie greche della Magna Grecia, essa non è tuttavia esclusiva. È noto che Velia conia le sue prime serie monetali con la tecnica normale del quadrato incuso, che è ben diversa da quella a rovescio incuso; Taranto poi, dopo le prime serie non molto abbondanti a rovescio incuso, comincia già negli ultimi decenni del VI secolo av. Cr., (quindi in epoca vicina alla coniazione dei pezzi in esame) a coniare monete a doppio rilievo: i didrammi dal ben noto tipo della ruota34.

30 P. ORSI, in BdA III, 1909, p. 414, fig. 7; op. cit., p. 279. Il Rizzo, pur identificando MEP con Sergentium in Sicilia, fu il primo a istituire il confronto tra il didramma di MEP e il pinax di Locri, notando le analogie tipologiche tra moneta e terracotta. Lo stesso Rizzo propone anche il confronto con vasi a figure nere e a figure rosse, che presentano la figura di Dioniso recante tralci di vite e il cantaros, ma il tipo di Dioniso sui vasi è alquanto diverso, perché il tralcio, molto più ricco, si ramifica in varie direzioni e spesso si estende davanti alla figura del dio, che è sempre ammantata e frequentemente in moto veloce. 31 A.J. EVANS, in JHSt 1886, p. 9 ss. Per il culto di Dioniso nella Magna Grecia, vedi H. JEANMAIRE, in Dionysos, Paris 1951, p. 429 ss. 32 L. SAMBON, op. cit., p. 34; S.P. NOE, A Bibliography of Greek Coins Hoards, in NNMon 78, New York 1937, n. 182. La presenza di un didramma con MEP in questo ripostiglio fu valutata in tutta la sua importanza dal Sambon.

Riguardo alla figura di Dioniso, occorre osservare che in età arcaica il dio appare generalmente ammantato: anche il dio rappresentato sulla moneta d’argento di Galarina (Sicilia)35 è avvolto nello himation. Eccezionale è quindi la figura nuda del dio in questo periodo, ma le figure di divinità nude stanti non sono rare sulle monete della Magna Grecia fin dagli inizi della coniazione. Basti qui ricordare il Poseidon sugli stateri incusi di Poseidonia, l’Apollo sulle monete di Caulonia e, nel primo quarto del V secolo a.C., le figure di Acheloo, di Eracle, di Apollo sugli stateri a doppio rilievo di Metaponto.

Concludendo, l’attribuzione alla Sicilia delle monete con MEP non è affatto realistica, come altri studiosi hanno ritenuto. Molte e fondate ragioni militano contro questa assegnazione, mentre numerosi ed evidenti sono gli elementi favorevoli che ci inducono a collocare la città di MEP nella Magna Grecia.

Le monete, per ragioni stilistiche, vanno datate tra la fine del VI e gli inizi del V secolo av. Cr.: si confrontino la figura di Poseidon sugli stateri incusi di Poseidonia e quella di Acheloo sui primi didrammi a doppio rilievo di Metaponto databili a circa il 490 av. Cr. Alla data suddetta ci riporta anche il ripostiglio sopra citato, il cui nascondimento è da porre a circa il 480 av. Cr. Riguardo alla regione in cui si trovava la città di MEP, non abbiamo elementi per avanzare delle ipotesi precise. Come già ho detto, la figura di Dioniso non trova riscontri tipologici con le figure delle emissioni di altre colonie della Magna Grecia; ma il dato ponderale ci informa che MEP apparteneva all’ambiente economico cui partecipavano anche Metaponto, Sibari, Caulonia. Si tratta, comunque, di una città della Magna Grecia, e ciò induce a credere che i Serdaioi coi quali i Sibariti strinsero il loro trattato di alleanza siano per l’appunto gli abitanti di quell’antica città le cui monete recano la leggenda MEP.

Arch. Maurizio Silenzi

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