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I Massacri del colonialismo (1) PDF Stampa E-mail
Scritto da E.Spagnuolo   
giovedý, 28 novembre 2013 09:15
ImageCon questa prima puntata pubblichiamo un lungo articolo di Edoardo Spagnuolo sui massacri perpetrati dagli stati cosiddetti "democratici" nei confronti dei nativi. La prima parte inizia con la guerra coloniale degli argentini contro gli indios che da secoli popolavano quella terra, seguiranno:  La guerra coloniale degli Stati Uniti d'America, La guerra coloniale italiana, "Briganti" ed "irochesi", L'imperialismo inglese e Anomalia delle guerra coloniale italiana.

La guerra coloniale dello stato argentino -Nel 1869 il neonato governo dei Savoia interpellò il governo argentino sulla possibilità di inviare in un'isola della Patagonia una porzione dei detenuti meridionali, che affollavano le carceri italiane, a causa degli avvenimenti del 1860. La richiesta, che fa intendere chiaramente quale fosse il profilo dello Stato sorto dal moto risorgimentale, non fu accolta, perché quell'isola doveva accogliere, nelle intenzioni del governo argentino, altri sventurati. In quel periodo storico lo Stato argentino, che da soli cinquant'anni si era reso indipendente dal dominio spagnolo, occupava solo parte del centronord dell'attuale Argentina. Tutta l'area meridionale e alcuni territori del nord erano abitati invece da numerose comunità indigene, che da almeno quindicimila anni, risiedevano in quel territorio.

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo il governo argentino pianificò una guerra di conquista al fine di ampliare i confini dello stato e al fine di liberare il territorio dalla presenza indigena. Fu l'inizio di un vero e proprio genocidio, non solo perché decine di migliaia di indigeni furono uccisi durante la campagna militare, ma soprattutto perché si realizzò il deliberato intento del governo di estinguere la sopravvivenza stessa di queste comunità. Queste comunità furono interamente rastrellate dal governo. Si cercò di separare gli uomini dalle donne, in maniera che gli indigeni non potessero procreare, Si separarono i bambini dalle madri. La madri vennero impiegate al servizio delle famiglie ricche dei bianchi, i bambini vennero spesso venduti, o dispersi in una condizione di servitù presso masserie o privati. Un gran numero di indigeni, uomini, donne, vecchi e bambini, furono internati in isole o luoghi remoti, in maniera che al termine della loro esistenza non lasciassero alcuna discendenza (1).

Alla camera dei deputati di Buenos Aires emerse che un comandante aveva fatto fucilare duecentocinquanta indigeni, comprese le donne, fucilate mentre stringevano al petto i loro bambini.

Tutta l'operazione ebbe il sostegno dell'Inghilterra, interessata a sfruttare le risorse argentine, e degli Stati Uniti, che, per l'occasione, armarono potentemente l'esercito argentino, con una massiccia fornitura di fucili a ripetizione, i famigerati Remington, che presso gli ambienti militari argentini divennero un mito per la loro efficacia nel far fuori i guerrieri indigeni, armati di archi e frecce (2).

Gli inglesi da parte loro avevano preceduto il governo argentino, dal momento che da tempo avevano invaso alcune terre nell'estremo sud del continente sudamericano, tra cui le isole Falkland, dove avevano ingaggiato dei "killer" professionisti per eliminare ad uno ad uno gli indigeni di quei luoghi, genocidio che si consumò nell'arco di pochissimi decenni.

ImageFaustino Domingo Sarmiento

L'impossibilità di conciliare l'esistenza delle comunità indigene con la legge del profitto ne decretò la sorte. Gli indigeni argentini furono eliminati per la ragione precisa che il loro sistema di vita, perfettamente integrato nella natura, non si conciliava con la concezione liberale del lavoro, inteso come una corsa all'infinito verso la produzione. Gli indigeni dunque non potevano essere di alcuna utilità alla costruzione dello stato liberale, il cui obiettivo centrale era quello di eliminare ogni ostacolo possibile alla selvaggia espansione dell'economia capitalista. Gli indigeni non erano solo inutili, ma costituivano un ostacolo per la penetrazione nei loro territori e l'occupazione delle terre da parte della razza bianca, che, nei piani del governo, avrebbe dovuto rimpiazzare le comunità native.

Questi concetti sono chiaramente espressi negli scritti dei liberali argentini del tempo, in particolare di Faustino Domingo Sarmiento, presidente della repubblica argentina proprio nel 1869, considerato un padre della patria e un padre del liberalismo argentino. Sarmiento, eminenza grigia della massoneria argentina, fu uno dei massimi ispiratori della guerra di sterminio contro gli indigeni. Nei suoi scritti questo signore ha affermato, tra l'altro, che la soppressione delle razze inferiori da parte delle razze superiori è uno degli spettacoli sublimi della storia. A questo personaggio ancora oggi in Argentina sono dedicati monumenti strade, scuole. Analoghi riconoscimenti vengono tributati al generale Roca, che diresse le operazioni militari contro gli indigeni. Solo un pugno di storici, di antropologi e i pochi indigeni che ancora sopravvivono in Argentina si battono per far conoscere la terribile realtà di quegli anni.

Fu dunque il pretesto della modernizzazione, il progetto di costruire uno stato forte, ricco e potente, uno stato di razza bianca, a spingere il governo argentino a estendere il suo dominio territoriale verso sud, spazzando via i legittimi abitanti. L'eliminazione dei veri argentini, consentì poi il progressivo trasferimento in Argentina di grandi masse di europei, processo che il governo argentino alla fine del diciannovesimo secolo

ha pianificato e fomentato in ogni modo. Questa forte immigrazione costituiva nei disegni del pensiero liberale argentino del tempo, una condizione necessaria per promuovere il modello di sviluppo liberal capitalista.

1 In America latina queste azioni criminali verso le popolazioni indigene vengono realizzate ancora oggi. Il governo di Fujimori, in Perù, avviò negli anni novanta un piano di sterilizzazione di massa verso alcune popolazioni indigene del Perù. 

 

2 Su queste vicende si vedano le opere fondamentali di CARLOS MARTINEZ SARASOLA, Nuestro Paisanos los Indios, Buenos Aires 2000 e di DAVID VINAS, Indios, ejército y frontera, Buenos Aires 1983. 

 

Edoardo Spagnuolo

Fonte: http://www.eleaml.org

 

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