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Amarelli, Simpatia e Buon Gusto PDF Stampa E-mail
Scritto da A.M.Cavallaro   
venerdý, 04 ottobre 2013 11:30
ImageDella liquirizia Amarelli avevo sentito parlare fin da bambino, chi di noi (mi riferisco agli amici della mia età) non ricorda i due folletti che facevano l’altalena sul bastoncino del nero dolciume impressi sulla locandina che faceva bella mostra di sé in tutte le drogherie, alimentari e farmacie di un tempo? Quando passai le prime volte davanti alla fabbrica e al bel palazzo antico ai lati della statale, la curiosità fu tanta e un giorno mi fermai,  era nell’’87, se non ricordo male, ed andavo ancora  in moto, (Morini 250, 4 tempi, motore a “V”) entrai nell’ampio cortile della fabbrica, lasciai la moto sotto uno di quegli splendidi ulivi carichi d’anni, e m’intrufolai all’interno, dove fui assalito da un odore intenso emanato da due enormi “scodelle” nelle quali veniva rimestata una massa nero-grigia che capii essere liquirizia, un giovane operaio mi guardò con occhio sorpreso e interrogativo (questo signore lavora ancora nell’azienda Amarelli) ed io sorridendo per tranquillizzarlo gli chiesi a chi potevo rivolgermi per avere informazioni.

ImageMi condusse senza parlare in un altro locale dov’erano della macchine che emettevano un forte rumore e mi presentò un omino avanti con gli anni, di cui purtroppo non ricordo più il nome, che mi disse essere il responsabile della produzione. Riuscii, rumore permettendo, a dirgli che ero un viaggiatore di passaggio, che mi interessava sapere come si riusciva partendo da una radice arrivare alle gustose “morettine all’arancia”, mie preferite, che, tra l’altro, ero riuscito a trovare quasi sempre in ogni città d’Europa dove il mio giovanile vagabondare mi aveva portato per lavoro. Ricordo benissimo, che con la sua parlata rossanese antica ed elegante, si mise a disposizione, mi mostrò tutto il procedimento nei minimi particolari, fermandosi ogni tanto per vedere se avevo capito bene, ed io, notando che ci prendeva gusto a far da cicerone, mi dilungavo con altre domande per il solo piacere di ascoltarlo.

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il compianto dott. Alessandro Amarelli
Durò un paio d’ore la meticolosa visita condita dalla scrupolosa dissertazione dell’anziano “direttore” e ne ho ancora oggi, a distanza  di 25 anni un ricordo piacevole e grato.  Poi uscimmo dalla fabbrica, lo ringraziai e gli chiesi se potevo in seguito tornare magari con qualche turista per la stessa visita, mi disse che già aveva fatto un’eccezione per me e che se volevo veramente farlo dovevo rivolgermi alla direzione e mi indicò il bel palazzo del XV sec. dall’altra parte della strada. Una simpatica signora che si occupava dello “spaccio” mi disse che quel giorno non c’era nessuno che potesse darmi lumi e me ne andai, arricchito di notizie interessanti che però avevano acceso  numerose ulteriori curiosità sulla liquirizia e sulla famiglia Amarelli. Ritornai qualche giorno dopo e ebbi il piacere e l’onore di conoscere il dott. Alessandro Amarelli, persona dai tratti gentili e signorili, che ascoltò la mia richiesta con pazienza e curiosità e, anche se con qualche perplessità, dovute ai pericoli ed ai rischi che potevano provenire dal calore provocato nella fabbrica dalle condotte di vapore, mi concesse di effettuare qualche sporadica visita, previo preannuncio al responsabile che doveva essere, ovviamente, presente e raccomandandomi di fare molta attenzione. Il dott. Amarelli, don Alessandro, come veniva chiamato in modo familiare e rispettoso, purtroppo è venuto a mancare anzitempo e devo ammettere che è una delle poche persone, incontrate nella mia vita, che ricordo con simpatia, affetto e, consentitemi, nostalgia. Si, nostalgia, perché non c’è volta, quando entro nel Museo o nella fabbrica che non mi venga di pensare a lui e a quella prima visita nella sua azienda di famiglia.

Poi le visite si intensificarono, fu allestito il bel museo, giunsero delle belle e preparate ragazze a guidare i sempre più numerosi turisti, condotti non solo più da me, ma anche da altre organizzazioni e ora ho la consolazione di avere l’amicizia e la stima del figlio del dott. Alessandro: il giovane dott. Fortunato, che, degno figlio di quel padre, ne ha ereditato il tratto gentile, il sorriso leggero ma sincero e l’eloquio fine, diretto e senza fronzoli. D’altronde come insegna un vecchio detto: “la mela non cade mai lontano dall’albero”.

Non vi nascondo, amiche ed amici carissimi che avete avuto la pazienza di leggermi, che alla fine di questa noterella, un certo umidore mi appannava gli occhi, sarà la stanchezza o la vecchiaia che incombe!? Chi lo sa? 

Antonio MIchele Cavallaro

 

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