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i Vescovi scrivono agli studenti PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
lunedý, 16 settembre 2013 10:39
ImageMons.Nunzio Galantino, vescovo della nostra diocesi di Cassano, ha inviato agli studenti una lettera di auguri per il nuovo anno scolastico, ne abbiamo estrapolato il testo dal sito web della diocesi e lo presentiamo ai nostri lettori insieme alla lettera pastorale, altrettanto beneaugurante,  che l'arcivescovo di Catanzaro, mons. Vincenzo Bertolone, ha indirizzato agli studenti di quella diocesi. Ci è stata inviata dalla sua segreteria e crediamo di fare cosa gradita ai nostri webnauti nel presentarle insieme in un unico articolo. Mons. Galantino invita gli studenti a sconfiggere la mediocrità e ad abbandonare l'invidia, mons. Bertolone esorta i giovani delle scuole superiori a prendere in mano decisamente il proprio destino e divenire "protagonisti di una stagione di cambiamento con coraggio e determinazione".  Due lettere interessantissime che crediamo sia utile a tutti leggere, credenti o no. Nel mondo di oggi, senza riferimenti sicuri e con sconvolgimenti socio-economici ancora in atto, i moniti di due pastori impegnati nel condurre con ferrea Fede due importanti diocesi, possono essere d'aiuto agli studenti, ma anche ai loro genitori. Buona lettura

Ciao, ragazzi!

Questa volta non mi limito a "passarvi" un augurio molto bello ma  non mio, come ho fatto lo scorso anno.

No! l'augurio per il nuovo anno scolastico lo scrivo tutto io perché ve lo devo! Lo devo a tanti di voi, con i quali mi sono incontrato e che, oltre a dirmi la loro attesa, mi hanno dimostrato a­etto e amicizia! Con  tanti di voi, poi, mi incontro spesso in piazza, quella piazza virtuale che è Facebook.

Ma la lettera è tutta un'altra cosa! Soprattutto se con essa riesco a farvi sapere quanto sia vicino a ciascuno di voi, ai vostri genitori e a quanti, con ruoli diversi, incontrerete a Scuola. A una ragazza che mi ha chiesto: «... ma perché devo andare a scuola?», non ho saputo dire altro che: «Dipende da te, cosa vuoi andarci a fare!». E poi ho aggiunto: «Se dovessi dirti come vivere l'esperienza della Scuola quest'anno, se dovessi farti un augurio per l'inizio di questo anno scolastico, mi piacerebbe vederti impegnata - con l'energia che ti porti dentro e con tutta la passione che talvolta ti fa scoppiare il cuore - a dare una spallata a una malattia che si sta diff­ondendo in maniera endemica: la mediocrità

! A Marina - si chiama così la mia interlocutrice - ho detto e lo dico anche a tutti voi che la mediocrità mi sembra la nuova e incontrastata regina nelle nostre relazioni! Il mediocre è uno senza sogni e impegnato con grande fervore a spegnere i sogni degli altri, attraverso la pratica dell'invidia e della maldicenza.

Sì! E’ questo il mio augurio per questo nuovo anno scolastico: un tempo, dei luoghi e soprattutto un esercito di ragazzi e di giovani che combattono la mediocrità, mettendo al bando l'invidia e la maldicenza.

Che tristezza - ce lo ha ricordato qualche giorno fa Papa Francesco - vedere ragazzi e adulti rosi dall'invidia. Persone che, non avendo sogni da coltivare e da realizzare perché tristemente appiattiti, si impegnano perché nemmeno altri ne abbiano. Così si vive malissimo, ragazzi! La faccia degli invidiosi e dei mediocri è brutta! E non esistono creme o trucchi capaci di nascondere questa bruttura e di disperdere la puzza che emana!

Che bello invece incontrare - come mi è capitato soprattutto questa estate - ragazzi e giovani belli, solari, presi dai loro progetti e disposti a condividerli con gli altri

La scuola può essere una palestra per esercitarsi a sconfiggere la mediocrità e a prendere le distanze da comportamenti invidiosi. C’è bisogno, per questo, di figure di riferimento credibili: i vostri insegnanti, i vostri prèsidi. Alcuni cambiamenti, intervenuti nel sistema scolastico a più riprese, a diversi livelli e in modo non sempre coordinato, hanno influito talvolta anche pesantemente sulla loro identità e sul loro ruolo, sino quasi a snaturarli. Ne diventano allora comprensibili il disorientamento, la sensazione di delusione e di stanchezza e per molti versi anche la frustrazione. Ma nel faticoso cammino della quotidianità, amici, non siete soli: il vescovo e la Chiesa sono al vostro fianco per trasformare con voi in concretezza l'esigenza urgente di ridefinire secondo un più alto profilo la figura dell'educatore nella scuola, perché diventi sempre più un interlocutore accogliente e preparato, capace di motivare i giovani a una formazione integrale; di suscitare e orientare le loro energie migliori verso una positiva costruzione di sè e della vita; e anche di essere un testimone serio. di responsabilità e di speranza.

Di questo c’è bisogno, ragazzi. Di responsabilità e di speranza, di fantasia e di sogni.

Sapete? Alcuni artisti, letterati, politici e molti altri - pur dotati - non sono mai emersi perché hanno sprecato il loro tempo e le loro energie a parlare male degli altri, senza nulla costruire! Si sono accontentati di una vita mediocre «senza infamia e senza lode».

A scuola e nei vostri gruppi di aggregazione avete una bella possibilità: coltivare sogni, aiutarvi e farvi aiutare a realizzarli. Così aiuterete anche noi adulti - anche me, vostro Vescovo - a darci una mossa e a seminare con voi un po' di speranza per le strade delle nostre belle - ma spesso intristite ed appiattite - città.

Come ho già fatto lo scorso anno, spero di potervi incontrare nelle vostre scuole per dialogare con voi e, se vorrete, anche  per pregare con voi e perché i vostri sogni possano realizzarsi 

Vostro

Image+ don Nunzio

 

 Carissimi studenti delle scuole superiori,
non di certo per consuetudine, ma perché desidero esservi vicino all’inizio del nuovo anno scolastico, mi è gradito inviarvi questo saluto.
Da quando il Santo Padre mi ha destinato alla guida pastorale della nostra arcidiocesi ho più volte avuto modo di incontrarvi tra i banchi e nelle varie attività promosse dalle associazioni cattoliche e dagli uffici diocesani. Ebbene, ho letto ogni volta nei vostri occhi ansia e speranza, inquietudine e voglia di sognare ed un grande interrogativo: ce la faremo?
Il mondo che ci circonda e la società nella quale viviamo inducono ad adottare la filosofia del laissez faire: lascia fare, tira a campare, vivi e lascia vivere: è ciò che la contemporaneità spesso propone a chi si chiede come cambiare, in meglio la realtà che ci circonda. La vita, voi lo sapete meglio degli adulti, non è solo affrontare problemi pur gravi di lavoro e di tempo libero, ma c’è da avere cura dello spirito coltivandolo con la poesia, la musica, il mistero e tanto altro. Aspetti molteplici di un sentimento che alla vostra età possiede una forza impetuosa: l’amore. Una finestra sul cielo, l’architrave della civiltà che vorremmo, ma che proprio a causa dell’apatia facciamo poco per edificare. Si dice: perché rischiare, perché metterci in gioco, perché credere che sopra e dentro di noi esista Qualcuno capace di guidarci e di sostenerci nelle scelte di ogni giorno?
Ed io, invece, vi dico di non temere di assumere delle responsabilità. Papa Francesco, in diverse occasioni, ha rilanciato l’invito a sentirvi protagonisti di una stagione di cambiamento con coraggio e determinazione. Facendo mie le sue parole, vi esorto ad attivare un processo di rinnovamento etico e culturale facendo leva sulla vostra voglia di libertà insofferente di ogni compromesso e nemica dell’apatia e della navigazione a vista.
Nei giorni in cui a Palermo si è celebrata la beatificazione di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 per aver rifiutato di piegare il Vangelo al volere dei boss, un gruppo di vostri coetanei ha assunto, simbolicamente, un preciso e consapevole impegno: «Tolgo spazio alla mafia quando rifiuto le raccomandazioni; quando coltivo l’interesse per la mia città; quando ogni giorno cerco di comprenderne i problemi, capirne i bisogni, conoscere le sue risorse; quando non accetto compromessi con la mia coscienza; quando invece di cedere alla tentazione della vendetta, troviamo il coraggio di perdonare, il coraggio di amare».
È questo è l’augurio che vi rivolgo: non solo di essere comunque bravi studenti, desiderosi di accrescere il bagaglio delle conoscenze, ma di essere cittadini consapevoli e, nel candore della vostra gioventù, buoni maestri per i tanti che hanno perduto la forza dei sogni e vivono sempre più soli potenziali prede della paura.
In bocca al lupo, ragazzi!
Catanzaro, 8 settembre
Image+ Vincenzo Bertolone

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