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Dai Serra all'Ente Riforma PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Aloise   
mercoledý, 12 giugno 2013 07:17

ImageContinuiamo la pubblicazione degli articoli apparsi sull'ultimo numero del "SIMPOSIO" il periodico edito dal Liceo Lombardi-Satriani di Cassano. E' la volta dell'intervento del dott. Giuseppe Aloise, che tratta dell'evoluzione del territorio cassanese dai tempi dei Duchi Serra fino alla distribuzione delle terre ai contadini degli anni '50.

Non contenendovisi cosa alcuna, che s’opponga ai sacri diritti della corona ed alla onestà dei costumi”, e “nulla essendovi che offenda la Chiesa, o lo Stato”, il 1795 veniva dato alla stampa l’Istorica descrizione del Regno di Napoli, diviso in dodici province. L’opera di Giuseppe Maria Alfano è un testo fondamentale non solo sotto il profilo geografico ma soprattutto sotto il profilo della determinazione del “preciso numero delle popolazioni  d’ogni paese di tutto il Regno”. L’autore puntualizza, circa l’attendibilità dei dati esposti per i singoli paesi, che le notizie sono state fornite dai  propri Ordinari” e assicura che “questi  l’abbiano fedelmente riferite”.

 I paesi vengono distinti in Città, terre, casali, villaggi.
Cassano viene così descritta : “città vescovile, Ducea della Casa Serra, d’aria buona, fa di popolazione 4.422”.  Doria così descritta: “terra, Diocesi di Cassano, feudo della casa Serra, d’aria grossolana, fa di popolazione 394”. Il testo non reca alcuna descrizione di Lauropoli.
Il 1823 veniva data alle stampe una seconda edizione dal titolo  “Istorica descrizione del Regno di Napoli, ultimamente diviso in 15 province colla nuova mutazione di esse nello stato presente”. Il sottotitolo reca: “Vi si osservano i siti…. Le giurisdizioni chiesastiche e politiche di ciascun paese, la qualità dell’aria che vi si respira i prodotti che offrono e il numero preciso delle loro popolazioni”. Il testo viene anche presentato come una sorta di guida turistica ante litteram in quanto si danno indicazioni ai “forestieri” ed ai “viandanti” di “sfuggire la permanenza” nei luoghi ove si respira l’aria malsana presentando altresì i prodotti e le specialità locali.
Cassano viene così descritta: Città vescovile suffraganea di Reggio sopra un falso piano, di aria temperata, distante 12 miglia dal Mare Jonio. …. Il suo titolo di ducato è di Serra …..
Produce grani, legumi, frutti, olj, agrumi, bambagia, liquirizia, pascoli, e soda per vetri: Vi sono delle cave per gesso, di pietre colorate, e sorgenti di acque sulfuree. Fa di popolazione 4.500.
Doria: casale in una pianura circondata da acque stagnanti, d’aria cattiva , Diocesi di Cassano, feudo di Serra produce grani, granidindia, frutti, vini, olj, gelsi ed erbaggi. Fa di popolazione 412.
A pag. 166 compare Lauropoli che così viene descritta: “casale in piano, d’aria buona, Dioc. Di Cassano, un miglio distante da detta città, feudo di Serra. Produce vettovaglie, frutti, vini, oli, gelsi , seta ed erbaggi. Fa di popolazione 420”. Questi dati trovano ulteriore conferma nella poderosa opera di Lorenzo Giustiniani  dal titolo “Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli”, pubblicato tra il 1797 ed il 1803. Secondo Giustiniani (1797) “I cassanesi in oggi ascendono al numero di circa 4450”, per  Lauropoli  (1802) si evidenzia che : “L’aria è ventilata, ed i suoi abitanti, che ascendono al numero di 400 son tutti addetti alla coltura della terra” per Doria (1802) si sottolinea che “ la sua popolazione è di circa 400 anime che non hanno altra applicazione che quella dell’agricoltura” ed ancora che “Ella è una terra di fresca fondazione fatta dalla marchesa  Oria”.
ImageSu Cassano Giustiniani si sofferma ampiamente. Pare opportuno riportare solo alcune considerazioni sull’assetto del territorio: “Per le campagna vi si vedono alcuni edifizj di considerazione-, ed anche dentro e nel contorno di essa città. Degli uni e degli altri io  ne rammenterò i principali come quello della Bufolaria e l’altro del Gardo che sono dell’utile padrone di esso feudo. …Vi si vede un antico castello, situato nella sommità di una rupe, quasi inaccessibile , e non sono spregevoli gli edifizi delle chiese, specialmente della Cattedrale e così anche le strade, che percorrono nella città, e suo territorio, essendo quasi tutte rotabili”.
In sintesi il territorio di Cassano alla fine del 700 contava complessivamente 5.300 abitanti, di cui 800 equamente distribuiti  tra Lauropoli e Doria.

Nell’800, Cassano registra un notevole sviluppo demografico: in circa 60 anni (censimento del 1862) la popolazione passa da 5.200 abitanti – fine 700-  a 8.872. (Una curiosità: gli elettori politici iscritti nelle liste elettorali  nel 1863 erano 213). Si verificano però due fenomeni contrastanti: arretra Doria e cresce sensibilmente Lauropoli.
Questi dati meritano una riflessione perché l’efficienza e la razionalità dell’assetto urbano di un territorio sono inevitabilmente influenzate dalla distribuzione della residenzialità e quindi dalla dislocazione degli agglomerati urbani inserita nel contesto delle risorse territoriali.
Cassano è sorto come uno dei tanti “presepi” disseminati lungo le coste calabresi. Francesco Compagna,  economista ma soprattutto illustre  geografo, ci ha insegnato che essi sono sorti in ragione di funzioni difensive ormai obsolete: “la difesa dalla malaria non meno della difesa dai briganti o dai saraceni”. Compagna era indotto a ritenere che il principale protagonista della redistribuzione sul territorio della popolazione e quindi della riconquista umana delle zone esterne, una volta insicure, sia stato il D.D.T. e da meridionalista convinto affermava che le colpe che gli ecologisti addossano a questo prodotto non possono mai oscurare il grande merito di avere debellato la malaria che Giustino Fortunato riteneva una “maledizione perenne”. Cassano tenta fin dal 600 di riappropriarsi  del proprio territorio con la realizzazione di un nuovo agglomerato urbano legando la localizzazione abitativa a significative esigenze produttive. Non ci interessa disquisire sulla nascita di Doria, ma l’Archivio di Palazzo Serra Cassano a Napoli conserva alcuni documenti fra i quali uno del 31 luglio 1642 dal titolo: Provvisione della regia Camera della Sommaria con la quale si autorizza il Marchese Gian Francesco serra a costruire il Casale di Doria nel feudo di Cassano.

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Permesso di costruzione per il Casale Doria
Ma l’operazione riesce solo in parte. Eppure Doria era un casale, la cui costruzione era stata regolarmente autorizzata dalla Camera della Sommaria in un periodo in cui il regio assenso non era molto facile ad ottenersi non solo per motivi fiscali ma anche per i contrasti che potevono sorgere con le signorie confinanti. Doria aveva una sua autonomia e l’archivio Serra conserva addirittura  assieme al Catasto Onciario di Cassano, il Catasto onciario del Casale(nota 1). Nonostante queste premesse, le condizioni del territorio e la scarsa  salubrità ambientale non hanno favorito un processo di crescita dell’insediamento  urbano. Infatti, dopo lo slancio iniziale si è registrata  prima una stasi e poi una  regressione. Eppure l’operazione in termini urbanistici era avveniristica perché puntava attraverso l’insediamento urbano a rendere più agevole lo sfruttamento delle risorse agricole.
l territorio circostante a Doria era il punto di forza del feudo Serra per l’entità delle produzioni cerealicole, per il grano d’india, per le culture orticole e anche per  il vino di qualità pregiata (nota 2), ma l’aria grossolana  e poi cattiva di cui parla Alfano nell’Istorica descrizione del regno di Napoli non ha consentito che il Casale potesse prosperare ed espandersi. Resta un primo tentativo di superare i “presepi” ma i tempi non erano maturi perché la parziale insalubrità del luogo potesse essere debellata. Negli anni 50 con la Riforma agraria Cassano registrò un ulteriore e più massiccio tentativo di riequilibrio territoriale. Con il superamento del latifondo incolto attraverso l’assegnazione dei poderi si sperimenta  un nuovo rapporto tra il coltivatore e la terra da coltivare. Si realizza, così, in maniera diffusa  l’insediamento stabile dei nuovi coltivatori  sui terreni assegnati. Molto si discusse allora sulla qualità e sulla tipologia dei nuovi insediamenti  che avrebbero dovuto rappresentare l’elemento di rottura e di cambiamento per la piana di Sibari. Con la riforma si sperava anche nella creazione di una nuova classe  aperta  che doveva costituire la premessa per nuovi ceti imprenditoriali. Sulla dislocazione delle residenze forse sarebbe opportuno un ripensamento critico per valutarne la reale incidenza sugli assetti urbanistici.

Si scontravano allora due posizioni: la prima favorevole all’insediamento sparso con la realizzazione della casa colonica nel rispettivo podere e la creazione dei cosiddetti “centri di servizi” all’interno della maglia poderale, la seconda  ipotizzava la scarsa realizzabilità dell’insediamento sparso e puntava sui borghi di pianura “con funzioni residenziali e di servizio, veri e propri relais fra i poderi e le quote, da un lato, i vecchi affollati paesi, dall’altro, ma anche e soprattutto nuovi centri propulsori e di animazione di una campagna irrigata anche da fonti di vita civile”(Francesco Compagna).

Le forze politiche locali, tutte impegnate in un acceso scontro ideologico e nella demonizzazione generalizzata degli “agrari” operata dalla sinistra, si astennero da qualsiasi partecipazione a questo dibattito di natura sociale ma soprattutto di natura urbanistica e civile. Si scelse la prima soluzione dell’insediamento sparso.

Con il DDT e le opere di bonifica l’aria non era “grossolana “ o “cattiva”  come quella di Doria del 700 ma il ritardo nella realizzazione della rete dei servizi civili costituì un forte elemento di condizionamento per la qualità degli insediamenti residenziali. Ancora oggi si discute della fognatura a Lattughelle!!  Un’intera parte del territorio si è sentita a lungo estranea rispetto allo sviluppo urbano del nostro territorio, eppure questa operazione doveva essere utilizzata per superare in termini positivi i limiti dell’insediamento urbano realizzato nell’entroterra. Cassano ha registrato ancora un’altra operazione urbanistica sempre ad opera dei Serra: la fondazione di Lauropoli, destinata ad incidere pesantemente sulla dislocazione complessiva delle  residenze e dei servizi sull’intero territorio comunale. Lauropoli, nella visione originaria, non era un  nucleo urbano  finalizzato all’appoderamento di contadini, come nel caso di Doria, ma aveva una funzione del tutto diversa. Cassano era una Università a se stante, con una ben precisa fisionomia territoriale. Il feudo dei Serra era invece una realtà di tipo economico, un feudo molto esteso con notevoli risorse agricole ed attività connesse alla coltivazione dei campi. Esso inglobava  altri terreni  al di fuori del perimetro di Cassano.

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Richiesta per ottenere il parroco a Lauropoli
La Duchessa Laura Serra, fondando Lauropoli, tentò di riorganizzare il feudo, accentrandone la direzione in un nuovo borgo(nota 3), destinato ad essere il centro direzionale degli interessi economici distribuiti sul feudo.
 Accanto alla nuova residenza dei Serra, si costruì un nuovo agglomerato che privo di autonomia, difatti si tradusse in un’espansione del vecchio nucleo urbano di Cassano, in grado di ospitare quanti erano disponibili a trasferirsi nei terreni del feudo caratterizzati dall’esistenza di  notevoli risorse produttive. La crisi dei presepi di cui parla Francesco Compagna trova a Cassano una parziale conferma. L’esodo dalle zone interne è divenuto  un fenomeno inarrestabile quando si sono recuperate alla residenza le zone pianeggianti una volta poco adatte ad ospitare insediamenti urbani. Alfano nella sua Descrizione del regno di Napoli  evidenzia che San Lorenzo Bellizzi, alla fine del 700, di “aria buona fa di popolazione 1922”, un dato inverosimile per un borgo sperduto sul Pollino, inaccessibile se non attraverso le fiumare. Il dato diventa ancor più sorprendente se lo si raffronta con l’attuale consistenza demografica. Ed inoltre Cerchiara, sempre secondo il testo di Alfano, registrava una popolazione di 1.591 abitanti, quasi che allontanandosi dal mare e dalla pianura le condizioni miglioravano per favorire gli insediamenti urbani. Ora il carico si è rovesciato: forte insediamento della Piana di Cerchiara, calo del centro storico ed assoluto declino di San Lorenzo Bellizzi.
Il nucleo di Cassano, di fatto, si è configurato come zona interna e marginale rispetto  al resto del territorio che gode di una posizione più privilegiata. Nel 700, come si è detto, Cassano contava 5.200 abitanti di cui 4550 insediati nel più antico nucleo urbano che accoglieva oltre l’80% dell’intera popolazione. Nel 1971 l’intera popolazione è di 17.449 abitanti di cui 9854 residenti nel nucleo di Cassano mentre 8.595 risiedono nelle 3 frazioni. Nel 2011, 6470 risiedono a Cassano e la popolazione complessiva è pari a 17.587 abitanti: dunque solo 1/3 della popolazione risiede nel vecchio nucleo mentre i restanti 2/3 risiedono nelle 3 frazioni. In soli 40 anni il nucleo di Cassano registra una perdita di circa 3.400 residenti.
La diversa distribuzione del carico della popolazione residente rispetto alla posizione
iniziale  testimonia anche a Cassano la volontà di riappropriarsi dei territori meglio vocati alla residenza, una volta debellate le avversità ambientali.
Questa migrazione interna, però, tranne l’incidenza di alcuni fattori esterni frutto di decisioni meditate ( il Casale di Doria di G.F. Serra, Lauropoli di Laura Serra e l’Ente di Riforma per Sibari ) è stata per certi aspetti spontanea e, dunque, solo parzialmente governata ed ha prodotto gli assetti urbani che sono sotto i nostri occhi.
Ora non  è più tempo di espansioni difficilmente ipotizzabili in un territorio che in passato non ha intercettato consistenti migrazioni esterne e che possiede un patrimonio immobiliare parzialmente inutilizzato. Sicuramente la nuova fase di regolamentazione urbanistica dovrà interessarsi di altro, di razionalizzazione dell’esistente, di ristrutturazioni  e dovrà compiere un salto di qualità per ricondurre ad unità funzionale gli insediamenti urbani esistenti  tenendo ben presente la risorsa mare che con il suo immediato retroterra costituisce un punto di forza essenziale per lo sviluppo dell’intera realtà comunale.
In una mia precedente nota apparsa sempre su questo autorevole Periodico  sottolineavo che il rinnovo del Consiglio Comunale poteva essere l’occasione forse irripetibile per tentare il rilancio della nostra realtà economico-sociale auspicando un confronto politicamente e culturalmente impegnato sui temi dello sviluppo, di cui il riordino dell’assetto urbano in senso generale è la condizione preliminare.
Purtroppo come sovente accade ed è accaduto la competizione si polarizza e si è di fatto polarizzata su altri temi. Di qui l’auspicio che le forze culturalmente più impegnate riprendano i temi dello sviluppo.
Le nostre considerazioni sono del tutto parziali ed esprimono convincimenti sicuramente non in grado di cogliere la nostra realtà economico-sociale nella sua complessità e nella sua interezza: sono solo un tentativo di riflettere su alcuni accadimenti del passato per trarne delle indicazioni per l’oggi.

                Giuseppe Aloise

Nota n. 1 

Lo status di “casale” di Doria è abbondantemente documentato presso l’Archivio Serra. Infatti , sono tra gli altri, presenti  i seguenti  atti abbastanza significativi:

      a)   22 luglio 1688- Fede dell’Università di Doria sulle rendite e pesi.

      b)   1738-1740 – Nomina dei revisori di Conti delle Università di Doria e Cassano

      c)   1741 – Fede del Sindaco ed eletti dell’Università di Doria sulle rendite e pesi di quella terra.

      d)   20 febbraio 1744 – Cosenza – Fede del Regio Tesoriere Provinciale per i pagamenti fiscali di Doria

      e)  17 febbraio 1752 Conferimento dell’Arcipretura di Doria a favore di Gian Domenico Bellino . Circa l’edificazione  di Doria l’archivio Serra contiene numerosi documenti che testimoniano anche le difficoltà e le opposizioni incontrate per la definizione positiva della richiesta di autorizzazione a costruire il casale.

     Si ritengono significativi i seguenti documenti:

     a)   Istanza del Marchese Serra presentata nella Regia Camera della Sommaria contro le opposizioni  del Principe di Tarsia

     b)    Descrizione della zona dove si deve edificare il Casale di Doria;

     c)   4 novembre 1641 – Ordine di Alessandro Rovito per la sospensione dell’edificazione del Casale di Doria;

     d)    17 luglio 1644- Supplica del Marchese Serra per ottenere la richiesta autorizzazione;

     e)    29 aprile 1651 Cassano – Decreto della Curia Vescovile di Cassano con il quale si approva la costruzione della  Chiesa di San Domenico al Casale di Doria da parte del Marchese G.F. Serra al quale si concede il diritto di   Patronato;

     f)    Bolla del Vescovo di Cassano Gregorio Carafa con la quale si concede il diritto di Patronato sulla Chiesa di San   Domenico a favore di G.F. Serra.

      

     

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Gian Francesco Serra primo Marchese di Cassano
E’ opportuno, infine,  qualche breve accenno alla vita di Giovan Francesco Serra, marchese di Almedralejo e Strevi per comprendere appieno il significato della sua presenza a Cassano. G.F. Serra era nato a Genova il 20 maggio 1609 e , rimasto orfano, ricevette dalla zio Giovan Battista il feudo di Cassano che fu  comprato  il 1622. Sposò nel 1633 Maria Giovanna Doria, figlia di Carlo Doria 1° Duca di Tursi ( Il palazzo Comunale di Genova è Palazzo Doria ma comunemente  si chiama Palazzo Tursi in omaggio al feudo lucano ). Dopo meno di 20 anni dall’acquisto del feudo, Giovan Francesco  Serra pensò di allargare la base colturale e razionalizzare lo sfruttamento delle risorse agricole  dando l’avvio alla costruzione del Casale di Doria , al quale riservò- secondo Giustiniani -  il nome di sua moglie legandolo allo stesso toponimo. Fu Maestro di Campo e partecipò alle campagne contro la Francia in Piemonte e Lombardia. Al “Museo Nacional del Prado” è esposta una ricca e significativa  collezione del nobile genovese, duca di Cassano.

Circa l’edificazione di Doria l’archivio Serra contiene numerosi documenti che testimoniano anche le difficoltà e le opposizioni incontrate per la definizione positiva della richiesta di autorizzazione a costruire il casale.

Si ritengono significativi i seguenti documenti :

Istanza del Marchese Serra presentata nella Regia Camera della Sommaria contro le opposizioni del Principe di Tarsia;

Descrizione della zona dove si deve edificare il Casale di Doria;

4 novembre 1641 – Ordine di Alessandro Rovito per la sospensione dell’edificazione del Casale di Doria;

17 luglio 1644- Supplica del Marchese Serra per ottenere la richiesta autorizzazione;

29 aprile 1651 Cassano – Decreto della Curia Vescovile di Cassano con il quale si approva la costruzione della Chiesa di San Domenico al Casale di Doria da parte del Marchese G.F. Serra al quale si concede il diritto di patronato;

Bolla del Vescovo di Cassano Gregorio Carafa con la quale si concede il diritto di Patronato sulla Chiesa di San Domenico a favore di G.F. Serra. 

 

Nota n. 2) 

ImageLa qualità del vino di Doria è attestata anche nelle pagine di un libro pubblicato da poco da Rubettino nella    collana  Viaggio in Calabria  dal titolo : In Viaggio. L’autore Giuseppe Orioli nel 1929 accompagnò Norman Douglas in  Calabria. A Cassano l’autore dedica un capitoletto che inizia così:  “Sulla nostra strada trovammo la stazione di   Cassano. Non ci interessò salire fino al paese, a causa di quello che, alcuni anni fa, accadde a me e a Norman. Allora noi due eravamo andati a Cassano e il suo ricordo è per me come un brutto sogno. Penso che raccontare quella piccola storia può essere utile a qualcuno. Avevamo percorso, di sera, la strada che dalla stazione di Cassano sale verso l’alto, con un’unica piacevole pausa nella frazione di Doria, la quale non dista molto dalla stazione, dove trovammo della gente gradevole, con la quale parlammo e bevemmo il vero vino calabrese, quello con il gusto di viola che rimane cosi piacevolmente sul palato. Ci fermammo a Doria quasi fino a notte. Comunque c’era il chiarore della luna piena. Eravamo entrambi ansiosi di vedere Cassano, descritto in alcuni vecchi libri di viaggio come un luogo allegro ed elegante, pieno di palazzi e di turisti distinti,  come la “Versailles della Calabria”. Non aggiungo altro ma sarebbe interessante una riflessione sul resto del capitolo  perché tentare , come purtroppo alcune volte si continua a fare anche oggi attraverso artifici semantici, di proiettare un’immagine di Cassano legata a contenitori  astratti ed inesistenti, è operazione del tutto negativa perché alla fine si risolve in una sorta di pubblicità ingannevole con il rischio non già di favorire i flussi turistici ma addirittura di condizionarli in termini estremamente negativi.

  Nota n. 3

  L’archivio Serra, a proposito di Lauropoli, conserva un documento del maggio 1793 con il quale si evidenzia la  “ domanda fatta al Vescovo dal  quartiere di Lauropoli….. per la creazione  dell’Economo Curato in quella Chiesa”. La qualificazione  del borgo  come quartiere fuga ogni dubbio sul ruolo e sulla funzione rispetto al nucleo esistente.   La centralità prefigurata da Laura Serra  all’interno di una realtà più ampia come il feudo  si è successivamente  spenta con la crisi della feudalità, ma le potenzialità urbanistiche rimasero intatte purtroppo non valorizzate appieno   per  l’insorgere di una contrapposizione tra uno  strisciante e permanente centralismo rinvenibile nel tessuto del  vecchio nucleo urbano  e per la simmetrica contrapposizione di un ricorrente campanilismo autonomistico.

 

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