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Il "magazzeno delle vettovaglie" PDF Stampa E-mail
Scritto da A.M.Cavallaro   
giovedý, 14 febbraio 2013 06:43
ImageUn paio di mesi fa un terzetto di amici "ricercatori per caso" ebbe l'ardire di andare a Napoli e incunearsi nei misteriosi meandri di un archivio polveroso e da anni  consultato da nessuno, eccetto una giovane studentessa spagnola che della sua visita aveva lasciato anche qualche traccia sotto forma di noterelle infilate fra le pagine di uno dei tanti voluminosi cartafacci. I tre ardimentosi, al secolo (in ordine di anzianità) Giuseppe Aloise, Antonio Cavallaro e Leonardo Zaccaro si trovavano in una stanza pregna di storia del palazzo Serra-Cassano,  lungo le cui pareti si trovava una pletora di scaffali stracolmi di volumi, cartelle, raccolte documentarie, disegni, mappe. Un custode e una simpatica dirigente si misero a disposizione e cominciarono a mettere su un grande tavolo quanto dai tre richiesto. Consultando atti notarili, petizioni, richieste, testamenti, resoconti, lettere di trascorsi secoli, sotto gli occhi curiosi capitò un documento redatto nel 1751 da un non meglio identificato  "factotum" del duca Serra che elencava le diverse attività e i lavori da lui ordinati e realizzati per migliorare i  possedimenti del grande feudo.

Durante  "l'incursione" furono diverse decine i volumi e brogliacci  consultati e un centinaio di documenti debitamente fotografati e portati a casa, documenti che si stanno valutando e che si spera di poter al meglio decifrare e rendere noti un po' per volta a tutti gli amici interessati alle cose del passato. Ma ritorniamo al resoconto del fattore.  

In una delle 18 pagine della sua relazione troviamo un'interessante annotazione riguardante la costruzione di "un magazzeno per  vettovaglie" costruito a Cassano. Immediatamente la curiosità di chi stava decifrando il documento si acuì di colpo perchè si rese conto  che il "magazzeno" non poteva che essere il granaio che oggi si vorrebbe abbattere per realizzare non si sa ancora bene cosa. Ma bando alle chiacchiere e leggiamo cosa era stato scritto nel lontano 1751 al punto 5° della relazione:

"Considerando il sig. Duca, che in Cassano vi è bisogno di un altro magazzeno, per riporre vettovaglie, ho ordinato che si faccia di  rimpetto alla stalla, ed infatti si è cominciato a fabricare, anzi per ricavarne maggior utile, ci ho fatto fare sei botteghe ad uso di conciaria.  Ho altresi fatte aggiungere alle case antiche della corte due altre nuove cam.le con cucina e stalla per lo capitano di campagna."

ImageCon molta probabilità la costruzione è proprio il famoso "granaio" che nel piano terra ha sei locali che all'epoca furono utilizzati come  "concio", non si sa bene se per pellami, per la liquirizia di cui anche Cassano fu produttrice o per la carta (in altri documenti si parla di una  valchiera esistente nei pressi del centro abitato, ma questa doveva essere posizionata probabilmente nei pressi dell'Eiano o nella zona dei  mulini, visto che abbisognava di molta acqua quindi la bottega poteva essere utilizzata per l'essiccamento e le fasi successive della lavorazione e infine la vendita ) Negli anni '50 e fino a circa metà degli anni '60 in due di quei locali, oggi murati, vi erano un'antica tipografia-stamperia e  la bottega di "coltellinaio",  se ci fossero persone lungimiranti si potrebbero recuperare i locali e magari installare delle botteghe con le antiche macchine di un tempo, sarebbero un'attrazione non da poco in aggiunta alle altre attrattive della nostra cittadina. Ma forse è meglio farne un parcheggio così le migliaia di turisti che ogni giorno affollano le nostre vie non hanno difficoltà.
la foto del documento originale la si può osservare meglio cliccando sull'immagine iniziale. Nella foto finale uno degli ardimentosi (Leonardo Zaccaro) alle prese con un "pesante" volume. A presto.

 Antonio MIchele Cavallaro

(noterella:  Valchiera - Dopo l’invenzione di Gutemberg  aumentò a dismisura la richiesta di carta. La Valchiera era il luogo dove avveniva  la sua  lavorazione . La materia prima era costituita dagli stracci.  Dopo una cernita  accuratissima venivano manualmente sminuzzati. Venivano poi immersi per giorni nella calce e quindi passati alla Pila Idraulica dove venivano battuti fino a diventare una poltiglia. Il cartaio con abile mossa ne raccoglieva una parte sottile su un feltro ; una volta pressata, essiccata e “collata” ne nasceva un foglio di carta.)

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