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il Vangelo di domenica 18 Marzo PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
domenica, 18 marzo 2012 07:13
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Ges¨ verrÓ
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,14-21
- E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio. (nel seguito, il commento di mons. Vincenzo Bertolone)

IV domenica di Quaresima
18  marzo 2012

INTRODUZIONE
In questa quarta domenica di Quaresima la pagina del Vangelo di Giovanni ci fa riflettere su un dialogo notturno. Già l’atmosfera è carica di suggestione: siamo in piena notte, forse a metà della notte, quando, qualcuno ha detto, ci si trova ormai alprincipio del giorno.
Da Gesù si reca Nicodemo, un fariseo, uomo pieno di paura, ma affascinato da Gesù al punto da riconoscerne la “superiorità”, senza per questo dichiararlo apertamente. È la curiosità che lo spinge a ricercare la verità di quell’uomo e su quell’uomo; egli intende appagarla ascoltandola direttamente dalle sue labbra. Per Nicodemo le parole di Gesù sono incomprensibili, ma risuoneranno nel suo cuore al punto da non essere più nulla come prima. A metà della notte è il principio del giorno. In quel dialogo notturno si svela con decisione la verità di Dio: quale che sia l’infedeltà dell’uomo la Sua misericordia non viene mai meno. Alla storia di peccato e cadute dell’uomo s’intreccia la storiastupenda della salvezza di Dio. E da secolo a secolo si tramanda la stessa la notizia: il Figlio di Dio si accosterà alla libertà dell’uomo, s’incarnerà nella storia per salvarla. Cristo è dunque la notizia che rovescia tutto e investe di luce il mistero di Dio: Egli non ama dall’alto, ma ama entrando nell’umiltà, nella fatica, nella passione della nostra vita; Egli ama di un amore gratuito, incondizionato e non può dare più diquanto abbia già dato: ha dato tutto. Per noi, è tempo di fare i conti con la nostra cecità che ci fa credere “sani”, “vedenti”, “giusti”, “vivi”, senza bisogno di Cristo; è tempo di vincere la paura di nascere, ri-nascere, ri-sorgere. E’ tempo di aprire gli occhi: stiamo davvero male, non è umanità quella che circola per le nostre strade e fa la storia. Non è “regno di Dio” questo nostro mondo che sembra sotto il netto e incontrastato dominio della morte. Non siamo nati per questo. Un Dio beffardo che ci ha creati per divorarci a vicenda esiste nella mente malata di Jaco nell’Otello di Schakespeare, non nella luminosa realtà rivelataci da Cristo. Per questo attratti dalla forza di gravità della Croce di Cristo, che spinge a radicarsi saldamente verso l’alto, la nostra risposta all’amore di Dio sia la fede, l’abbandono fiducioso nelle braccia di un Padre che lascia sempre la libertà di scelta ai suoi figli. La fede infatti è un dono gratuito di Dio a tutti gli uomini, spetta però a ciascuno se scegliere di accoglierla nella propria vita o rifiutarla.

DIO AMA. LASCIARCI AMARE DIPENDE DA NOI

Sul peccato e sul male del mondo risplende sempre la luce dell’amore di Dio. Al bagaglio d’infedeltà da parte del popolo d’Israele nei rapporti con Dio, che è causa di desolazione e ingiustizie, Dio stesso risponde con l’ira, ma fa balenare la speranza del perdono, perché la sua ultima parola non è la morte, ma la vita, e così la storia d’Israele continuerà sotto il segno della speranza. Una speranza che resta tale nella nostra storia, nella quale si perpetua l’antitesi antica: il peccato dell’uomo e il perdono gratuito di Dio. Ma alla morte continua a subentrare la vita, ed è questo il dono di Dio. Un dono che in Cristo darà il suo frutto maturo: la trasformazione dell’uomo, definitivamente strappato al male e alla morte e avviato verso l’eternità. Cristo è il fattore discriminante fra il vecchio e il nuovo; fra il “mondo” che non crede ed è condannato, e il “mondo” che crede ed è salvo; fra le “tenebre”e la “luce”; fra le “opere malvagie” e le “opere fatte in Dio”; fra coloro che “fanno il male e odiano la luce” e coloro che “operano la verità e vengono alla luce”. Tutto si gioca sulla fedeltà a questo “fattore” e sulla decisione di renderlo attore determinante nella propria vita. La via sembrerebbe facile senza la croce di Cristo; invece è proprio la croce di Cristo che rende più vera la scelta. Infatti la passione e la morte del Figlio di Dio rivela pienamente l’abisso dell’amore del Padre: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia. Tutto il Vangelo, tutta la teologia, tutta la fede si concentra attorno a queste parole: Dio ha tanto amato… Nucleo incandescente della storia, sguardo sul paradosso di Dio. È il paradosso di un Dio che si fa uomo che chiude la sua esistenza in trent’anni, del Re della gloria che accetta lo scherno, la tortura, il patibolo. È tutto qui: un amore che giunge ad un tale eccesso, commenta San Giovanni Crisostomo, da farci arrossire. Un Dio che non risparmia il suo unico Figlio per salvarci. Allora la croce, che sembra parlarci di un amore sconfitto, è celebrazione di un amore vittorioso; l’umiliazione, che presenta un perdente, è corona di gloria. Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo. Anche il Suo “innalzamento” va letto nella direzione dell’esatto contrario: non è espressione di un potere dominatore, ma della scelta di una sola potenza, l’amore. Spetta a noi la decisione di lasciarci amare da quest’amore. Nostra è la scelta di farci coinvolgere o meno da questo processo rovesciato: dalla croce, dalla condanna, dal giudizio credere che possa fiorire l’uomo nuovo. Un uomo che ponga Cristo a norma dell’intera vita.

ESSERE CRISTIANI PER ATTRAZIONE


Si è cristiani per attrazione. In nessun altro luogo se non sulla croce Gesù è forza di attrazione, forza di gravità, che solleva verso l’alto, rigenerando e trasformando tutta la storia dell’uomo. Per questo la risposta dell’uomo non può non passare lungo la verticale di quest’amore, allargando a sua volta le braccia . Ricambiare infatti l’amore del Padre con amore ( redamatio, direbbe Agostino) significa dare valore tutti i giorni al profondo significato del verbo: dare. Il Padre ha dato il Figlio, il Figlio dà la vita, noi diamo il nostro “sì”. In questo cerchio didonazione l’amore di Dio continuerà ad essere visibile attraverso i doni dell’uomo. Dio continuerà ad esercitare la misericordia, se l’uomo vivrà di carità; Dio sarà vicino agli umili se l’uomo saprà mettersi dalla parte degli umili; Dio elargirà il Suo
perdono se l’uomo saprà perdonare. Questo è vivere da cristiani secondo la forza di attrazione della Croce.

CONCLUSIONI
Le forze del male in noi e attorno a noi tentano sempre di “accoppare la luce”. La tentazione è sempre dietro l’angolo, ma non siamo destinati a soccombere. Possiamo, se lo vogliamo, “purificare” il nostro cuore, possiamo rinnovare la fede in Gesù. Sono questi gli orizzonti fino ad ora aperti dal nostro cammino quaresimale: risorgere, per dono di Dio, è sempre possibile. Ma è anche facile? Ad un “capo dei giudei chiamato Nicodemo, di notte”, Gesù una risposta la dette. Quella notte, ad un esterrefatto Nicodemo e quindi anche a noi, Gesù indica una pasqua di liberazione: “siamo figli della Luce, dell’Amore, della Vita. E se dare ascolto a questa parte di noi può produrre all’inizio vergogna e paura, stupore e sconcerto – abbandoneremo le vecchie sicurezze fondate sul denaro, sul potere, sull’orgoglio, sull’ostentazione del successo, sacro o profano che sia - appena “ri-nati” e respirato, gemendo, un fiotto di aria pura, ci accorgeremo perché siamo venuti al mondo e dove cercare da ora in poi la verità della vita”. A noi la libertà di scegliere da quale forza farci attrarre, se quella che ci tiene radicati sulla terra o quella che ci spinge verso l’alto. Ogni giorno siamo noi a scegliere se accettare o rifiutare Dio, se portare la croce che fa salire all’eterno. Certo detto in questi termini, forse preferiremmo essere come Nicodemo: avvicinarci a Gesù senza scoprirci troppo, favoriti dal buio della notte. Ma la metà della notte è il principio del giorno. Il giorno della luce, in cui la follia della croce risplenderà del folle amore di Dio per ciascuno di noi. Cosa fa la differenza in questo amore?
Semplicemente resiste a tutte le prove, comprese le nostre infedeltà e debolezze; sopporta tutto; non chiede un tornaconto; è scevro di secondi fini, é aperto, incondizionato, forte e gratuito. Quanti di noi sono disposti ad amare così?
Serena domenica.

+ Vincenzo Bertolone

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