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Conclusa la Fiaccolata Mariana PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Cavallaro   
domenica, 08 maggio 2011 12:01
ImageAnche quest’anno, e per la terza volta consecutiva, si è svolta la “Fiaccolata Mariana”, voluta da mons. Bertolone subito dopo il suo insediamento nella diocesi di Cassano Ionio. Il percorso è stato il solito con partenza dal Santuario della Madonna del Castello di Castrovillari verso le 23, 30 di ieri notte 7 maggio, e arrivo a quello della “Madonna della Catena” alle porte di Cassano alle 6,30 di stamane. Subito dopo il nostro vescovo, che il 22 maggio prossimo lascerà definitivamente la sede di Cassano per trasferirsi a Catanzaro dove è stato eletto arcivescovo metropolita di quella città, ha celebrato la SS.Messa, alla quale hanno partecipato più di quattrocento fedeli, convenuti da tutta la diocesi. Mi sembra ieri quando mons. Bertolone mi chiese di  pianificare un tracciato agevole da percorrere a piedi tra i due Santuari Mariani, gliene sottoposi dopo qualche giorno un paio e subito dopo andammo in macchina con don Attilio Foscaldi a verificare “sul campo” le distanze. (in coda il messaggio di mons. Bertolone)


ImageDa allora sono trascorsi 3 anni e questo sarà sicuramente l’ultima fiaccolata ad essere guidata dal  nostro amatissimo vescovo.  Ci auguriamo che colui che sarà inviato a sostituirlo continui la sua opera pastorale con la stessa energia e con la stessa forza non solo spirituale, visto il non indifferente impegno fisico che, senza battere ciglio, ha sostenuto sia in occasione della processione del Venerdì Santo che in questo Pellegrinaggio notturno  da lui voluto e organizzato. Credo che sia giusto fare un pubblico plauso a tutti coloro che hanno partecipato e a quelli che hanno collaborato attivamente, in primis il segretario di mons. Bertolone don Francesco Candia, veramente instancabile, l’amico Vidiri, i ragazzi e gli adulti del gruppo Scouts e i volontari della Misericordia, che hanno allestito i punti-ristoro e aiutato quelli che hanno avuto difficoltà di deambulazione. Certamente è una manifestazione che deve essere mantenuta in vita e sono certo che anche il prossimo anno vedrà la sua realizzazione nel nome di Maria SS. Madre del nostro Redentore Gesù.

Tonino Cavallaro

RISCOPRIRSI NEL SILENZIO

 

«Siamo un popolo che cammina e camminando desideriamo raggiungere insieme una città che non finirà mai, senza pena né tristezza, città di eternità».

Il ritornello d’un antico canto popolare latinoamericano è risuonato più volte nella mente e nei cuori dei tanti che, nella notte appena trascorsa, hanno preso parte al pellegrinaggio tra i santuari mariani di Cassano e Castrovillari. Protagonisti d’un momento di riflessione e preghiera fondato su caratteristiche ormai irrinunciabili, linfa e nutrimento per l’anima degli uomini e delle donne che, anche nella diocesi cassanese, sopraffatti dalla monotona velocità della vita quotidiana, ritrovano così le ragioni del vivere.

Tra questi elementi, propri d’ogni pellegrinaggio, spicca, anzitutto, la partenza, che è uno stacco dalla quotidianità, una liberazione da impacci e da vincoli esteriori, come si impone al primo pellegrino biblico, Abramo: «Parti dalla tua terra/e dalla tua parentela/e dalla casa di tuo padre verso la terra che ti indicherò» (Genesi 12,1). V’è poi la strada, che riassume in sé la gamma delle attese e delle paure, delle soste e delle prove, della solitudine e della compagnia. Una terza componente è quella della luce: il lume acceso è per il pellegrino non solo una guida nella notte o un elemento liturgico, ma un simbolo di fede e vigilanza, sulla scia delle parole del Salmista: «La tua parola è lampada al mio passo, lume acceso sul mio sentiero» (Salmo 119,105). È in questa linea che si collocano il canto e la preghiera, esperienza di spiritualità che trasfigura la fatica del viaggio, trasformando il percorso in liturgia festosa e di attesa.

Attraverso questi sentieri, i pellegrinaggi, e tra essi il nostro, si fanno segno dell’umanità in cerca del trascendente, del mistero, del fine ultimo oltre le contingenze e le piccole mete. Ed i santuari, anche attraverso la bellezza artistica che li contraddistingue e la pietà popolare che è loro intimamente connessa,  diventano segno alto della Chiesa nella sua anima di assemblea di coloro che sono convocati dalla Parola di Dio per formare il popolo di Dio.

Certo, il mondo in cui viviamo è costellato anche di tanti santuari laici, la cui elencazione è vasta come quella dei luoghi dello Spirito di Dio: si pensi, ad esempio, ai pellegrinaggi etnici che riportano molti alle loro radici genealogiche, o a quelli tristi verso i quartieri del vizio, che intasano anche molte nostra strade. A queste mete si oppone il santuario del Dio vivente, sede della rivelazione in parole e opere di quel Signore che si fa trovare anche da quelli che non lo cercano e che, per dirla con le parole del teologo Hans Joachim Kraus, «si fa presente ove il mondo celeste si dischiude».

È la nervatura che regge ed alimenta il tessuto dell’esistenza. È l’orizzonte al quale tendere, camminando nella solitudine silenziosa della notte e del proprio io, per riscoprire se stessi. Andando di santuario in santuario, forti della profondità dello spirito, dell’amore, della fede.

+ Vincenzo Bertolone

 

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