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Il mio 25 Aprile PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Cavallaro   
lunedý, 25 aprile 2011 08:50
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donne partigiane
25 aprile, Festa della Liberazione. A sentirla così oggi sono in molti a sogghignare o a fare commenti sarcastici, senza riflettere che se la nostra patria è ancora unita e retta da un governo democratico (o che almeno dovrebbe esserlo) lo dobbiamo proprio al sacrificio di migliaia di uomini, donne e finanche bambini che corsero alle armi per difendere il proprio paese, la propria città, il proprio territorio dagli ultimi sanguinari colpi di coda del nazi-fascismo rappresentato dai tedeschi, presenti ancora numerosi in Italia del Nord e dai fascisti della repubblica di Salò. Molti pensano che sia una festa dei comunisti, ma sbagliano di grosso, del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) facevano parte  uomini, donne, giovani, anziani, preti, militari, persone di diversi ceti sociali, diverse idee politiche e religiose, ma che avevano in comune la volontà di lottare personalmente, ognuno con i propri mezzi, per ottenere in patria la democrazia e il rispetto della libertà individuale e l'uguaglianza. Personalmente ho un magnifico ricordo di molti 25 aprile festeggiati durante la mia lunga permanenza all'estero, dove gli italiani emigrati erano originari delle più disparate località da nord a sud della penisola e ogni anno si invitavano ex-partigiani di diversa appartenenza politica: democristiani, socialisti, comunisti, liberali ecc.

Ognuno raccontava le proprie esperienze durante la lotta partigiana, si ricordavano le centinaia di morti innocenti, vecchi donne e bambini barbaramente trucidati dai nazi-fascisti solo perchè accusati di collaborare con i rivoltosi e vi garantisco che durante le narrazioni di quei fatti molti, sopratutto settentrionali, avevano le lacrime agli occhi. Non dimentichiamo che  il 25 aprile del 1945  i Partigiani, supportati dagli Alleati, entrarono vittoriosi nelle principali città italiane, mettendo fine al tragico periodo di lutti e rovine e dando così il via al processo di liberazione dell'Italia dall'oppressione fascista. e qualche anno dopo, dalle idee di democrazia e libertà, è nata la Costituzione Italiana, che ora si vorrebbe affossare e cancellare. Quando leggo delle prese di posizione assurde dei leghisti che minimizzano o addirittura negano l'importanza della lotta partigiana, mi vengono in mente i volti di tantissimi amici settentrionali: friulani, bresciani, bergamaschi, veneti, toscani, liguri, valtellinesi che con settimane di anticipo e nel tempo libero si riunivano nella libreria italiana che io gestivo in Svizzera, per organizzare degnamente questa storica ricorrenza, molti di loro non ci sono più, ma sono sicuro che se fossero ancora vivi, dimostrerebbero tutto il loro disprezzo per questi sciocchi, figli di quel sangue versato, che disconoscono la loro stessa storia.
ImageRicordo che venivano invitati reduci della guerra di liberazione sia comunisti che democristiani, un paio di nomi mi vengono in mente: Arrigo Boldrini, ligure e Giovanni Marcora lombardo, comunista il primo, democristiano il secondo, che in una palestra grande quanto un campo da calcio, affollatissima tennero un discorso che ancora echeggia nelle mie orecchie, giornata finita tra brindisi e canti in un tripudio di bandiere tricolori, mai più ne vidi così tante tutte insieme.               
Noi al Sud abbiamo sentito di meno il problema dell'occupazione nazi-fascista perchè l'esercito tedesco passò rapido dalle nostre zone e si attestò sulla linea gotica...  "una linea che, sfruttando le difese naturali offerte dall'Appennino Tosco-Emiliano, va dal Mar Ligure all'Adriatico. Lungo tale sbarramento, che i tedeschi chiamano Linea verde e gli Alleati Linea Gotica, i punti cruciali sono naturalmente costituiti dai valichi appenninici della Futa e del Giogo e dal settore adriatico, che meglio si presta alle operazioni condotte dai mezzi corazzati. L'organizzazione Todt, che mobilitava oltre ai genieri tedeschi anche cinquantamila lavoratori italiani, aveva intrapreso i lavori di costruzione della linea difensiva già nell'ottobre 1943, quando le truppe alleate più vicine distavano ancora poco meno di cinquecento chilometri. I costruttori tedeschi erano ben consci dell'impossibilità di realizzare una linea continua di difese fisse lungo tutto il tracciato previsto"..(dal web).

Ma anche molti meridionali, sopratutto soldati, che si trovavano nel settentrione dopo l'8 settembre, non vollero deporre le armi e rischiare di essere deportati in Germania, e continuarono la guerra nelle file dei partigiani. Tutto ciò non può e non  deve essere dimenticato, anche se oggi è Pasquetta eleviamo almeno un piccolo pensiero di gratitudine verso quelli che hanno dato la loro gioventù per la nostra libertà, e finisco con una frase che il partigiano Boldrini soleva pronunciare a chiusura dei suoi discorsi: "Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro".

Tonino Cavallaro

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