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Storia della Diocesi di Cassano (3) PDF Stampa E-mail
Scritto da administrator   
martedý, 15 marzo 2011 09:32
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Cassano nel '50
In questa terza puntata della Storia della nostra diocesi apprendiamo un bel po’ di notizie molto interessanti sul sito dove si trovava nel XV e XVI sec. l’abitato di Cassano, il Minervini scrive che si trovava molto più in basso rispetto ai suoi tempi (ricordiamo 1845 circa) e l’aria non era molto salubre, probabilmente per la vicinanza all’acqua dell’Ejano, ma la Diocesi contava ben 44 parrocchie e il territorio comprendeva molti centri che si affacciano sul Tirreno e contava ben 110’000 abitanti.  Scopriamo anche che la convivenza tra la Chiesa e la baronia dei Serra non sia sempre stata facile, motivo per cui qualche vescovo tentò di tanto in tanto di filarsela verso Morano o Castrovillari. Mons. Minervini ci dà anche una serie di interessanti notizie  sulle consuetudini e gli obblighi dei sacerdoti nei confronti del Vescovo, obblighi che, se non rispettati, potevano portare addirittura a pene pecuniarie molto pesanti fino a ben 1000 ducati. Sarebbe interessante vedere la reazione della categoria se si dovessero applicare anche oggi certe sanzioni dovute a comportamenti poco corretti. Penso, insomma,che anche questa terza parte sia degna di essere letta e conservata.

Ora volendo anche per poco discorrere delle sue passale vicende diremo su le prime,che antiche memorie c'istruiscono non aver potuto la nostra Chiesa cattedrale molto giovarsi dei suoi tanti pastori; tra perché alcuni di questi la governarono da lontano, senza nemmeno riconoscerla, e valendosi di vicari, che nelle circostanze le arrecarono anzi de'disturbi; altri l'ebbero lungamente in commenda, e non ne provarono quella tenerezza e carità che è del vero pastore; altri finalmente per una specie di alienazione di animo che concepirono per la città della residenza, originarono delle cause e de' litigi, che finirono col maggior danno della Chiesa. Noi ragionando di questi ultimi fatti potremo forse precisarne i veri motivi.

Confessiamo che la nostra città, al par di altre più antiche, non era negli andati tempi quale oggi presentasi; ma come dicevamo, in un sito più basso, e quasi tutta al piede ed al d'intorno di una roccia, priva di buone acque, senza nettezza nell'interno, e senza molta cultura nel suo esteso e vicino territorio, non offriva a respirare un aria molto salubre. Non era però questo il principale motivo che ne teneva alienati i vescovi, specialmente nel XVI e XVII secolo. L'altiero ed ambizioso spirito baronale dominava allora più che mai i vecchi ex feudatari ; nè potevano questi ben trovarsi contenti ove era anche menomamente a temersi l'opposizione di qualche altro signore, e questa appunto si era la condizione della nostra città.

Carlo I
Carlo I░ D'Angi˛
E di vero: rimontando alle patrie cronache, troviamo che la città di Cassano sotto gli Svevi, e probabilmente anche sotto i Normanni, apparteneva al regio demanio; anzi Federico II. le avea per grazia promesso di non mai distrarnela, come rapporta il Bullettino Feudale, nella sentenza del 1810. Nel tempo de'primi Angioini trovasi la sua prima infeudazione a favore di un tale Iccerio de Mignach , come dal regio registro del 1284. Sotto Carlo I. di Angiò nel suo territorio vi avea qualche tenuta feudale un tal Pietro de Archis di Rossano con gli eredi di Roberto Brilli, e ciò dal registro del 1272. Sotto Girlo 11. si possedeva da Roberto di Alneto. Venuto poscia Roberto di Angiò duca di Calabria reclamò dover essere Cassano reintegrata al regio demanio, appellandosi alla citata concessione di Federico II. L'esame di questa lite fu delegato ad una commissione composta da quattro grandi personaggi, e forse i primi di quel tempo, riferiti dal Giustiniani, nel suo dizionario geografico, all'articolo di Cassano. Fa uopo credere che in forza del giudizio ritolta dall'Alneto tornò al regio demanio, mentre nel registro del 1376 si legge , che dalla regina Giovanna I. fu conceduta a Francesco Sanginet» duca di Corigliano. Nella seconda metà poi del XIV secolo avendo Roberto Sanseverino sposata una donna che era ultimo rampollo della quasi estinta famiglia Sangineto, secondo il De Lellis , Cassano cominciò ad appartenere a quella casa. Intanto nei principi del secolo XV, e preciso verso il 1404, essendosi la famiglia Sanseverino involta nelle persecuzioni dei re Aragonesi, e resasi ribelle a Ladislao, Cassano pel delitto del feudatario fu devoluta di nuovo al regio demanio. In questo frattempo, narra il Costanzo (nel lib. 9 della sua storia) il re Ladislao con carta di grazia diede Cassano a Piero Acciapaccia di Sorrento, gran cavaliere, pei servigi prestati al regno , e poscia la regina Giovanna II. ne la infeudò a titolo di vendita per soli ottomila ducati. Ma reintegrati poscia i Sanseverini nei loro diritti.e resisi amici e fautori di Alfonso I e Ferdinando I, dovettero ripetere le terre perdute, e fra le altre anche Cassano, che possedettero sino al 1622, e secondo altri 1631 ; nel quale anno da Luigi Sanseverino, la di cui casa fin dal 1463 in circa avea ottenuto il titolo di principe di Bisignano, fu venduta per ducati 520000 alla famiglia Serra dei patrizi genovesi. Questa la godè come feudo fino alla legge del 1806. — Or dietro tal quadro di tante vicissitudini subite da questa città, mentre è bene a giudicarsi sventurata più che altra nelle passate epoche, essendo forse prima di tante altre soggiaciuta all'odioso giogo baronale, si può dall'altra parte anche arguire la varia influenza che tanti e diversi signori esercitavano su la ecclesiastica sua condizione. Intanto l'è vero che antiche memorie parlano asseverantemente della piacevolezza del governo baronale, che a tutto il XVIII secolo vi tenne la famiglia Serra; pure esso doveva far onta all'autorità de' vescovi, che sdegnavano riconoscere un padrone nel luogo di loro dimora. Altronde anche essi godevano una giurisdizione feudale nella terra di Mormanno, che era stata loro data da Ugone di Clarmonte in utile dominio con publico istromento dei 3 dicembre 1101, indizione IX, di che avremo in seguito a discorrere; e perciò lieti di vivere in luoghi di loro assoluta dipendenza, poco dimoravano in Cassano, poco ne pregiavano i cittadini; e nella promozione alle dignità della Chiesa li posponevano ben di spesso ai forastieri.

Cassano
Pietra del Castello
I nostri maggiori, che doveano forte sentir l'amore della patria, guardavano a malincuore tale condona, ed opponendovisi in tutti i modi, vennero talora perfino a degli eccessi. Se ne videro funesti esempi sotto l'episcopato di Antonello Gesualdo, il quale nel 1422 fu obbligato a muovere dalla cattedrale e città di Cassano pel malcontento degli abitanti, e quasi un egual trattamento incontrarono Ercole Lombardo, procuratore generale di monsignor cardinale de' Conti di Altemps con quelli tutti del suo seguito nel 1560. Inoltre sotto monsignor Giovanni Papasidero, nel gennaio del 1367, dovendosi dar possesso con le bolle pontificie della dignità di tesoriere ad un tale D. Sansone Corigliano di Castrovillari, e della dignità di decano a D. Francesco De Affatatis della stessa città nell'aprile del 1568 sotto monsignor Sorbellone , si eccitò tale tumulto e ribellione in chiesa , che lacerandosi le bolle pontificie , e spargendosi perfino del sangue, si venne a profanare la chiesa, cui fu uopo di riconciliazione: e ciò da pubblico istrumento di notar Marino Dionisio di Castrovillari, rogato nel 1568. Fu per ovviare in prosieguo a tale inconveniente, che nella Costituzione emessa sotto il cardinale Gaetano per la cattedrale nel 1610 si stabilì che i partecipanti doveano di necessità essere oriundi di Cassano; e posteriormente il clero e la università provocarono un ordine sovrano dei  24 agosto 1782, col quale s'insinuava ai vescovi aver sempre di mira i cittadini nella provvista dei benefici.

Maggiori quistioni cominciarono poi a sorgere nell'istesso secolo XVIII , a motivo che i vescovi con allontanarsi dalla residenza, ne aveano in qualche modo rimosso il tribunale e la curia. Per tale aggravio ed illegale procedere  si ricorse in Roma dal capitolo, e la sacra congregazione sotto i  dì 27 settembre. 1677 dichiarò contro monsignor Del Tinto: Restituendum esse in integrum Tribunal cum Vicario Generali in Civitate Cassani. Ma posteriormente messosi come in dimenticanza tal decreto, i vescovi, che si compiacevano fermare la loro dimora o in Castrovillari città regia in quei tempi, o in Mormanno terra di loro dipendenza, diedero di nuovo occasione a reclami. Fu quindi sotto monsignor Fortunato nel 1745 che si mise in piedi una strepitosa causa, sostenuta contro il detto prelato in Roma dal duca e duchessa di Cassano unitamente al capitolo, clero e cittadini tutti. All' uopo troviamo che a inchiesta di questi sotto il dì 13 novembre del 1753 si era compilato pubblico e giurato processo di molti e vari capi di accusa, per mezzo del regio ed apostolico notaio Paolo Campana, e che fu nella citata causa prodotto. Ora gli atti che per tale giudicato si formarono  e le memorie che dai rispettivi avvocati si scrissero, mostrano bene l'accanimento, onde da ambe le parti si dibatteva l'affare. Ma alla fine la S. Congregazione con decreto dei 20 dicembre 1748 firmato dal cardinal prefetto Cavalchini, e che originalmente qui si conserva, presi in disamina i vari dubbi proposti, decise fra le altre cose: che il vescovo dovea resiedere in Cassano nei tempi prescritti dal S. C. di Trento, che assentandosene dovea con la curia rimanervi un luogotenente generale con le più ampie facoltà; e che ove non vi fosse un legittimo e più che grave impedimento, dovea nella cattedrale amministrare il sacramento della confermazione, e fare la consecrazione degli oli santi. E nel marzo del 1751 il re Carlo III. emise sovrano dispaccio in vista di quanto se gli era rappresentato dalla real Camera, con cui s'ingiungeva al vescovo monsignor Miceli di non amuovere da Cassano la curia col vicario generale, e l'archivio con le scritture.

Da questi e da altri fatti, che trasandiamo per brevità , chiaro apparisce come la Chiesa di Cassano fu sempre ferma e gelosa in sostenere i propri dritti. Ma il soggetto ci chiama ad altro.

$. VI. Estensione della diocesi di Cassano,  e luoghi principali della stessa.

La diocesi di Cassano va giustamente noverata fra le più grandi di quelle del nostro regno, e dalle antiche memorie si rileva essere stata presso a poco quasi sempre della stessa estensione. Nell'antica platea del 1491, e nell'altra del 1510 si parla di alcuni luoghi, che sono oggigiorno distrutti, o rifusi in nuove terre, ed altri ne son pure sorti in cambio dei primi. Ora quelli dei quali ci resta memoria sono Abbatemarco o Batomarco, che prendeva il nome dal fiume Bato, ed i cui pochi abitanti si trasferirono verso il 1668 nella vicina terra di Cipollina . Castrocucco ch'era nelle vicinanze di Scalea, e rimase disabitata sin dal 1669,come riferisce il Giustiniani nel suo dizionario geografico : Brancati e S. M. del Pantano che erano nel tenimento di Mormanno: Mercurio e S. Giovanni di Mercurio presso Orsomarzo: e così pure altrove Massiccila, Galatro, Carritello, Sant’Andrea, Torlocino, Bandosino, Taurino , e Sassone, di cui diremo in seguito. Nel territorio di Castrovillari si citano diversi villaggi, come la Villa Servia , S. Antonio di Stridulo e la Rocchetta. Il cardinal Gaetano, nostro vescovo nei primi anni del secolo XVII, avea fondato un villaggio detto dal suo nome Casal Gaetano in una contrada della mensa chiamata Pocodura; ma per non avere ottenuto il regio assenso, dopo pochi anni, per ordine della regia udienza di Calabria Citra, fu smantellato dal capitano Giuseppe Baratta di Castrovillari. Taluni, come è il Tufarelli,scrittore Moranese, che fiorì nel principio del secolo XVII, in un discorso su le antichità di Morano premesso ad una sua operetta su la Sagnia, e pubblicata nel 1599 in Cosenza, asserisce che in un luogo poco distante da Morano esisteva un'antica città detta Sassone,che era sede vescovile, e che fu poi unita a quella di Cassano; anzi aggiunge aver letto, che un tale Ugone di Claromonte nel 1243 donò alla Chiesa di Cassano ed al vescovo di Sassone, tra quali era comunità, la terra di Miromagna.

Una tale assertiva lungi di avere qualche fondamento nella storia, n'è anzi solennemente contraddetta. Di vero in nessuna delle tante antiche pergamene riguardanti la nostra Chiesa, e da noi consultate, si fa menzione della voluta Sassone, come città cattedrale ; nè tampoco nelle citate platee del 1510 , e 1569 , ove soltanto si novera tra le terre ed i casali disabitati della nostra diocesi; e pure avrebbe dovuto essersi memorata, mentre secondo il Tufarelli, la detta città fu distrutta verso la fine del secolo XV. Inoltre se Sassone fosse stata unita a Cassano, i vescovi Cassanesi si sarebbero pure intitolati vescovi di Sassone: cosa che non trovasi in alcun monumento. Ed in ultimo è falsa la citazione della epoca , in cui dicesi essere stata fatta la donazione di Mormanno alla Chiesa di Cassano e vescovo di Sassone; mentre l'antica pergamena che la contiene ed attesta , ed è citata nella platea del 1494, porta la data dei 3 dicembre 1101 indizione IX. Come riferirla dunque al 1245? Ora a quel tempo, cioé nel 1101 era appunto vescovo della Chiesa di Cassano Sasso o Sassone, come il dimostravamo di sopra, e nell'antico citato istromento chiaramente dicesi, che la donazione intende farsi; S. Maria Cassanen et Domino Sassoni episcopo suisque successoribus : sicché il Tufarelli con un bel giuoco di parole ha preso per nome di città quello del vescovo.

Che Sassone poi in remotissimi tempi era un dei casali abitati di nostra diocesi noi non neghiamo, per la memoria che se ne trova nelle citate platee; ma diciamo però che molto prima della fine del XV. secolo, come vorrebbe il Tufarelli, o prima del 1510,epoca della prima platea, dovè rimanere disabitato. Difatti esso fu dato da Federico II. con diploma del 1226 ai monaci Cisterciensi di Acquaformosa , come sotto questo articolo riferisce il Giustiniani nel suo dizionario geografico del regno, ed in un estratto di esso diploma inserito in un'antica platea del monastero di Acqnaformosa, Sassone è descritto cerne un vero feudo rustico , e senza abitanti. Ond è per questi riflessi, che svanisce la sognata diocesi di Sassone unita alla Cassanese ; e ci compiacciamo che così pure la discorreva il chiaris. sig. L'Occaso in una sua scritta al proposito.

Or la nostra diocesi abbraccia attualmente 40 luoghi in 34 comuni, de'quali 22 son messi nel distretto di Castrovillari, in provincia di Calabria citra,e sono: Cassano residenza vescovile coi due rioni Doria e Lauropoli, Francavilla, Casalnuovo, Trebisaccia, Albidona , Plataci, Cerchiara, S. Lorenzo Bellizia, Civita, Frascineto, e il rione Porcile, Castrovillari, capoluogo del distretto, Saracena , Firmo, Acquaformosa, Lungro, Altomonte, S. Basilio, Morano, Mormanno, Laino Borgo, Papasidero col rione Avena. Altri sette comuni sono nel distretto di Paola nella sopraccitata provincia, cioè.Orsomarzo, Verbicaro, S. Domenica, Scalea col rione Casaletto di S. Nicoola Arcella , Aieta , Tortora , Cipollina,ch' è un rione di Grisolia in diocesi di S. Marco. Gli ultimi cinque comuni poi sono nel distretto di Lagonero in provincia di Basilicata, cioè Rotonda, Castelluccio Superiore, Castelluccio lnferiore, Maratea lnferiore, col rione Maratea Superiore. Tutti detti luoghi comprendono 44 parrocchie, amministrate da altrettanti arcipreti o sacerdoti curati, e danno una popolazione di circa 110942 abitanti.

Dalla platea del 1491 si rileva che nella diocesi si contavano un tempo sette abati con l'uso della mitra, ed erano: — Il vescovo istesso, abate di S. Basilio — L'ab. di S. Angelo, o S. Venere in Albidona - L'ab. di S. Maria della fontana.in Cerchiare — L'ab. di S. Maria d'Acquaformosa, in Altomonte -L'ab. di S. Maria del Casale, in Lungro — L'ab. di S. Giov. Battista, in Aieta — L'ab. di S. Bartolomeo, in Abatemarco — Questi nel giovedì santo e nel dì 8 settembre doveano presentarsi personalmente nella cattedrale vestiti di mitra e croce, e pagare un annuo tributo in segno di suggezione, sotto pene stabilite nelle costituzioni sinodali in caso di mancanza. Con la soppressione, o estinzione delle chiese titolari si perdettero pure tali abazie.

A tutti poi gli arcipreti e curati della diocesi, anche da antichissimi tempi,è ingiunto l'obbligo di presentarsi due volte l'anno nella cattedrale a prestare la ubbidienza; cioè nel giovedì Santo, vestiti di pianeta, per assistere alla consacrazione degli oli, e nella Natività della Vergine vestiti da piviale. Nel sinodo di mons. Serbellone, del 1565 un tal dovere è gravemente inculcato, e a togliere ogni scusa per inadempimento, ivi si dichiara che li reverendi abati, arcipreti, cappellani o rettori di chiede per non mancare alla cura dei loro parrocchiani, potessero nel giovedì santo farsi rappresentare da un altro prete da deputarsi dal loro clero;  ma nel giorno della festività di Santa Maria di settembre debbano personalmente venire a riconoscere la superiorità e della Cattedra e Chiesa episcopale, minacciandosi in opposto la pensa di dugento libbre di cera da applicarsi alla cattedrale, ed altre pene arbitrarie e rendendosi contumaci, si pronunzieranno per scomunicati secondo l’antica usanza, facendo precedere le canoniche ammonizioni cosi nel cap. 39. Si anno all'uopo pure due pergamene, l'una del dì 11 agosto 1673, e l'altra dei 29 marzo 1677 con le quali Luigi di Aquino protonotario apostolico, referendario del ss. padre, giudice ordinario della curia romana, conferma l'antichissima consuetudine, di cui è parola, ed il disposto del citato sinodo, aggiungendovi l'altra pena di ducati 1000, da applicarsi alla reverendissima Camera. Tutto questo fa ben intendere l'alta idea di osservanza che annettavasi a tal dovere che hanno le chiese della diocesi di prestare riverenza alla Chiesa madre.

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