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Cristiani perseguitati PDF Stampa E-mail
Scritto da +V.Bertolone   
lunedý, 10 gennaio 2011 20:03
ImagePersecuzioni contro i cristiani nel mondo, emergenza di civiltà - Una chiesa nella notte. Fedeli a frotte, in fila agli ingressi. Madri e padri coi figli in braccio o tenuti per mano. Poi il boato, il fumo nero e acre, la devastazione, le urla. E i corpi senza vita, più di venti, confusi tra decine e decine di feriti.
Passerà alla storia come la strage di Capodanno. Tacerne è impossibile, finanche nelle piazze della Calabria citra, come in tanti angoli di mondo all’apparenza lontani e periferici rispetto al sagrato della Chiesa dei Santi, di Alessandria d’Egitto,dove la follia integralista generata dall’odio religioso ha tinto di rosso e di tristezza le vite dei cristiani egiziani, rendendo ancor più chiaro agli occhi del mondo intero ciò che già l’anno appena concluso aveva drammaticamente evidenziato: l’esplodere della persecuzione contro i cristiani.
Dall’Egitto all’Iraq all’Inguscezia, dalla Nigeria al Sudan, certe notizie si rincorrono, sovrapponendosi per la loro scioccante ripetitività. Sono passati più di novant’anni dal profetico “Intolerance”, il kolossal muto di David Griffith, ma nulla sembra cambiato sotto i cieli, neppure le modalità stesse dell’intolleranza religiosa: poche mani sanguinarie spiccano sul vasto mare dei fedeli per radicalizzare i sentimenti e provocare il conflitto fra le diverse fedi. Estremi negativi della medesima visione della convivenza che, mentre rifiuta la piena espressione della libertà personale, fondamento di quella religiosa, nega la possibilità del convivere pacificamente, che nella ricchezza delle diversità l’umanità ha nei secoli faticosamente costruito.
Eppure, scriveva ad esempio Cesare Pavese, «la bellezza suprema degli uomini si vede nei loro incontri». In quelli tra padri e figli, tra compagni, tra colleghi, tra amici. Tra innamorati. Tra gente di idee diverse. Noi lo sappiamo. Soffertamente, come Cristo ha dimostrato: soltanto dagli incontri nasce qualcosa di buono ed emerge la vera forza rivoluzionaria, quella che cambia le cose. Negli scontri, invece, si acuisce solo il senso dell’avversario. Lo si dipinge come il male. E da scontro nasce altro scontro. E odio. Mai costruzione.
Alla luce degli ultimi tragici eventi, allora, adeguato si rivela essere l’annuncio di papa Benedetto XVI di volersi ritrovare con i leader di tutte le religioni ad Assisi il prossimo ottobre, a venticinque anni dalla prima convocazione da parte di Giovanni Paolo II, per «rinnovare solennemente l’impegno dei credenti a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace». È la pacifica sfida ai seminatori di odio, ai luoghi comuni e alle troppe ignoranze, nella certezza che «chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace», e che «chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio». È la ferma opposizione a chi abusa del nome di Dio per ragioni che nulla hanno a che fare con Dio. La risposta a chi pensa che si possa tollerare la preghiera al chiuso delle case, ma non l’esposizione del Crocifisso. Una sfida, da vincere, a difesa della civiltà e del mondo.
+ Vincenzo Bertolone – Gazzetta del Sud – 9 gennaio 2011
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