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Sibari

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Sibari: Allarme malaria PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Iacobini   
mercoledý, 30 dicembre 2009 12:07
ImageIl pericolo della malaria incombe su Sibari - Il concorso per l'assunzione di 3 vigili a Cassano già inficiato da brogli? - Arrivano più di 2 milioni di Euro per sanare il dissesto geologico. Queste tre notizie sono apparse sul quotidiano più diffuso in Calabria negli ultimi giorni, la firma è del solito Gianpaolo Iacobini. Vi diamo il testo integrale degli articoli nella seconda parte.

Il pericolo che nei secoli passati portava a fuggire dalla costa ed a ripararsi nell’entroterra s’annida ancora nei tanti canali, fossi d’acqua e risaie di cui la Sibaritide è costellata. È una zanzara, vive e prolifera in riva allo Ionio e regala un incubo che si credeva ormai parte d’un tempo andato: la malaria.

L’allarme, che viene dall’Istituto superiore di sanità ed è racchiuso in uno studio di recente pubblicazione sulle “Linee guida per il controllo di culicidi potenziali vettori di arbovirus in Italia”, è impietoso: la Piana di Sibari potrebbe tornare ad essere zona malarica. E tutto per colpa d’una zanzara, la anofele “labranchiae”, che ancora volteggia ronzante nei cieli sibariti, favorita dalle tante distese d’acqua dolce (e stagnante) presenti nell’area.

Si riaffaccia così sulla Sibaritide lo spettro della malaria, la cui trasmissione fu interrotta a conclusione della campagna di lotta antimalarica, svolta tra il 1947 ed il 1951. Da allora, il ministero della salute, tramite l’Istisan, ha attivato anche un sistema di sorveglianza dal cui lavoro, nei giorni scorsi, ha visto la luce lo studio di fresca diffusione. <<Non si può escludere la possibilità – annotano gli studiosi dell’Istisan - che si verifichino casi di malaria autoctona in alcune zone rurali del Paese. Eventuali cambiamenti ambientali e climatici potrebbero comportare variazioni nella densità e nella distribuzione delle popolazioni anofeliche, mentre fattori politico-sociali potrebbero determinare modificazioni del flusso migratorio da zone ad endemia malarica e dunque la possibilità che serbatoi d’infezione circolino in aree a rischio nella stagione favorevole alla trasmissione malarica>>. Nella mappa figura anche il comprensorio sibarita. Minacciato dalla presenza di una folta colonia di anofeli della specie “Labranchiae”, che <<dopo la drastica riduzione dovuta alla campagna di lotta antimalarica, ha gradualmente rioccupato parte del territorio dove permangono condizioni idrogeologiche e ambientali idonee al suo sviluppo. Essa può utilizzare come focolai larvali una notevole varietà di ambienti costituiti da raccolte di acqua dolce (stagni, invasi artificiali per uso agricolo e venatorio, canali irrigui e di bonifica con manutenzione carente, pozze isolate in fiumi a carattere torrentizio e risaie). In alcune aree, in presenza di focolai particolarmente estesi (soprattutto comprensori risicoli), la specie può raggiungere densità rilevanti tra giugno e ottobre>>.

Uomo avvisato mezzo salvato, anche se c’è da scommettere che di fronte al sopraggiungere del nuovo pericolo nessuno muoverà un dito. Almeno non prima del riaffacciarsi della malaria.

Gianpaolo Iacobini – 22 dice – Gazzetta del Sud

 

Il fatto: con un concorso pubblico per titoli ed esami, riservato a cittadini italiani maggiorenni ed in regola con l’assolvimento degli obblighi militari, il Comune intende procedere all’assunzione di tre nuovi vigili urbani. Obiettivo dichiarato: colmare (almeno in parte) le carenze di organico che segnano le attività istituzionali del Comando di Polizia Municipale.

Il misfatto, al momento ancora privo di paternità: il bando del concorso è apparso per ben due volte, a distanza di una settimana l’una dall’altra, sulla Gazzetta Ufficiale: pubblicato una prima volta il 24 novembre, concedeva trenta giorni di tempo, agli interessati, per presentare le loro domande di partecipazione al concorso per l’assunzione di tre vigili urbani. Caso unico in Italia, e nella storia dell’Italia repubblicana, però, lo stesso identico bando è riapparso sulla Gazzetta Ufficiale il primo dicembre. Concedendo sempre trenta giorni per la presentazione delle domande di partecipazione, e di fatto prorogando l’originario termine di scadenza, in prima istanza fissato al 24 dicembre. Uno slittamento di non poco conto, che oltre a permettere ad eventuali ritardatari di accodarsi al treno dei partecipanti, potrebbe dar vita a situazioni paradossali. Come nel caso (al momento meramente scolastico) di chi, maggiorenne a far data dal 25 dicembre, non avrebbe potuto partecipare al concorso ed ora potrà invece farlo legittimamente. Magari vincendolo, e dando la stura, potenzialmente, all’insorgere di controversie giudiziarie amministrative che potrebbero vedere coinvolto pure il Municipio. Risucchiato nel gorgo della polemica anche per aver mandato in stampa, sostengono diversi candidati, un facsimile di domanda non contenente tutti gli estremi invece richiesti dal bando.   

Di fronte al montare del caso, Palazzo di città starebbe valutando ora il da farsi. E se in molti, all’interno della macchina amministrativa municipale, addebitano ad una mera svista (peraltro ricondotta alla redazione della Gazzetta Ufficiale) l’errata doppia pubblicazione, studiando al contempo eventuali rimedi, l’amministrazione comunale rinvia ogni commento ufficiale al momento in cui <<i nostri uffici ultimeranno le verifiche già avviate, finalizzate a chiarire contorni e responsabilità dell’accaduto>>. In coda, la precisazione: <<A scanso di equivoci, precisiamo che il concorso si farà, e che se dagli accertamenti in corso emergeranno profili di responsabilità riconducibili all’operato dei nostri uffici, chi ha sbagliato pagherà>>.

Sullo sfondo, intanto, resta e cresce la sensazione di un nuovo pasticcio in salsa cassanese.

Gianpaolo Iacobini – 23 dic. – Gazzetta del Sud

 

Oltre due milioni e mezzo di euro per mettere in sicurezza rione sant’Agostino ed il fiume Crati.

L’annuncio di ingenti finanziamenti destinati a lenire la ferita del dissesto idrogeologico che segna la città giunge dalla Regione: accogliendo precise istanze avanzate dal Comune, infatti, l’esecutivo regionale ha ritagliato per Cassano una parte dei circa 60 milioni stanziati per finanziare il piano degli interventi prioritari idrogeologici. Nelle prossime settimane, conferma il sindaco Gianluca Gallo, la stessa Regione, come da impegni assunti mercoledì davanti a centinaia di sindaci calabresi, adotterà i decreti attuativi che consentiranno l’erogazione dei fondi in favore del Municipio. Soldi che saranno impiegati per tradurre in realtà quanto previsto dalle schede redatte nelle settimane passate da tecnici di nomina municipale. Al loro vaglio, la situazione di Cassano, gigante dai piedi d’argilla: il movimento franoso più ampio, dell’estensione di circa 60 ettari, investe contrada Giostratico, i rioni Pallice e sant’Agostino e località Gironi. I processi in atto, originati <<dallo scorrimento di masse rocciose su strati sabbiosi>>, riguardano anche la provinciale Cassano – Vigne –Castrovillari; i valloni Corvo e Salina, ai margini del cimitero; contrada Giostratico; la sponda sinistra del torrente Eiano; i valloni Organata e san Nicola, a Lauropoli. A destare ulteriori timori, oltre al fiume Crati, anche i torrenti Raganello, Garda ed il Coscile ed il rischio sismico, classificato come medio-alto.

Una bomba ad orologeria, da disinnescare coi fondi in arrivo dalla Regione. <<Con le somme in questione – spiega l’assessore all’urbanistica, Ivan Iacobini – sarà possibile effettuare la messa in sicurezza di rione sant’Agostino e degli edifici pericolanti presenti in zona, mediante l’erezione di muri di contenimento del versante franoso e la posa in opera di tiranti di ancoraggio. Contestualmente, si interverrà nell’area del Crati, per disciplinare il regime idraulico del grande fiume>>. Successivamente, in un secondo tempo, si perfezioneranno le azioni già avviate e si procederà, aggiunge Iacobini, <<ad allargare lo spettro degli interventi: contiamo infatti di intercettare ulteriori finanziamenti e di mettere in sicurezza anche contrada Fiego, la fascia adiacente i valloni Corvo e Salina, rione Pontenuovo ed il massiccio roccioso della Pietra del Castello>>.

Gianpaolo Iacobini – 24 dic. – Gazzetta del Sud

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