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Cosa succede nel PD di Cassano PDF Stampa E-mail
Scritto da Tonino Cavallaro   
mercoledý, 22 luglio 2009 23:38

A.Cavallaro
A. Cavallaro
Da notizie di stampa apprendiamo che c’è mare agitato nelle alte sfere del Partito Democratico di Cassano. Il consigliere comunale, candidato a sindaco nell’ultima competizione elettorale, Francesco Arcidiacono chiede  a gran voce che venga fatta chiarezza e pulizia all’interno del partito o rinuncerà a creare il gruppo all’interno del consiglio comunale.La sconfitta è stata chiara, netta e cocente e non sicuramente solo per merito dell’avversario, se analizziamo con freddezza alcuni elementi, le motivazioni della disfatta, perché di questo si è trattato, appaiono chiare e inoppugnabili. 

-          La sezione  (o circolo) locale è stata messa in piedi in quattro e quattr’otto solo pochi mesi prima delle elezioni e non poche sono state le polemiche nate attorno alla formazione del direttivo e alla nomina del segretario Francesco Tricoci.

-          Pesanti dissidi interni hanno preceduto e seguito l’elezione di Tricoci, creando divisioni e liti sfociate addirittura, in un’occasione, alla necessità di far intervenire la forza pubblica.

-          La caccia dissennata ai tesserati fatta alla vecchia maniera, vedi PCI, DC ecc. degli anni della prima repubblica, per accaparrarsi i consensi interni, si è raggiunto addirittura il numero di circa 700 tessere nel giro di pochissimi giorni e poi la lista del PD alle elezioni vere e importanti non ha raggiunto neanche il numero degli stessi iscritti al partito.

-          La scelta stessa del candidato a sindaco è stata fatta passare come una scelta di ripiego, fatto questo che ha portato non poco disagio allo stesso candidato e a tutti coloro che hanno collaborato nella campagna elettorale.

-          Lo stesso Arcidiacono, pur presentandosi all’elettorato con le idee chiare, privo di un comitato organizzativo della campagna elettorale, ha dovuto lavorare quasi da solo subendo la mancanza di spinta dal basso che avrebbe dovuto avere da ben 700 iscritti al partito, iscritti che si sono poi volatilizzati al momento del voto.

Da quello che sta accadendo in questi giorni sembra che i dirigenti non abbiano per niente capito che le hanno buscate sonoramente e che le tattiche da servetta e le chiacchiere da marciapiede non hanno più peso, servono solo ad alimentare il pettegolezzo più becero e a spargere diffamazioni e a volte gravi calunnie “ad personam”, che niente hanno a che vedere con la politica seria, quella che guarda alla necessità della gente.

Gli elettori hanno risposto a tono ed hanno punito l’incapacità di alcuni e la protervia di altri.

Pare che, negli ultimi giorni, si stia addirittura continuando a far tessere a oltranza, la lezione non è servita, sono necessarie ulteriori legnate.

Non sarebbe forse più corretto che i responsabili e i capofila di queste diatribe interne si facessero finalmente da parte, dignitosamente ammettere gli errori e dimettersi?

Non sarebbe meglio mettere il partito in mani più fresche e menti più aperte al dibattito costruttivo, azzerando tutto, tessere comprese, e ricominciare daccapo?

Le forze di sinistra a Cassano hanno la possibilità di farcela  solo partendo dal basso, cercando di comprendere i problemi reali della gente, anche quelli individuali, acuendo la capacità di ascolto e di comprensione e non dall’alto delle sbandierate “esperienza”, “cultura”, “dialettica” che servono solo se si ha grande capacità di mediazione e freschezza di mente, di spirito e di corpo, finiamola una volta per tutte con le solite sciocche sentenze “sono vecchio, ma mi sento giovane”. Non si può avere la mente sgombra e pronta se si è preoccupati di prendere la pillola della pressione, quella della gotta e magari la suppostina per andar di corpo al mattino.

Basta, si faccia piazza pulita e che vengano avanti e senza timore i giovani preparati e intelligenti, ne abbiamo bisogno per la loro vivacità mentale, il loro entusiasmo vitale e la loro spontaneità.

Solo così la sinistra cassanese può avere un futuro.

Opinione di Cavallaro Antonio,

iscritto al PD e simpatizzante dell'Associazione politico-culturale Diritti e Autonomie

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