Bertolone
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Laudato si’ Signore - 2009/09/04 18:54
Laudato si’ Signore, cum tucte le tue creature
«La natura è manifestazione dello spirito: l’ultimo raggio della sapienza prima, il riflesso dell’anima nella materia». Così, nel terzo secolo dopo Cristo, il filosofo greco Plotino descriveva la natura, casa comune dell’uomo cui spetta il compito di preservarla responsabilmente e che invece, come un tiranno cieco e fanatico, distrugge foreste, inquina i cieli, ferisce i monti, devastando il giardino in cui Dio ci ha collocati «perché lo coltivassimo e custodissimo» (Gn, 2,15). Questioni sempre attuali, al centro anche della quarta giornata per la salvaguardia del Creato, che verrà celebrata il primo settembre per ricordare, nello specifico, l’importanza dell’aria segno di vita ed il bisogno d’una conversione ecologica ancor più urgente se riferita ai cambiamenti climatici in corso. Tutto nasce dal fatto che la società contemporanea sembra aver perduto il legame vitale con l’ambiente: calpestiamo, imbrattiamo, devastiamo le meraviglie della natura e della storia, che invece ci appartengono e delle quali dobbiamo rendere conto alle generazioni che verranno. Anche per questo, le tematiche ambientali sono da sempre oggetto dell’attenzione della Chiesa, che partendo dal principio secondo il quale la relazione della persona con il Creato è elemento costitutivo dell’identità umana, in quanto frutto del profondo rapporto dell’uomo stesso con Dio, auspica il passaggio da un’ecologia naturalistica ad un’ecologia umana, incentrata su una corretta concezione dell’ambiente. In proposito, mostrando una sensibilità non comune, nella Caritas in veritate Benedetto XVI scrive: «Sono da considerare errate sia una lettura del Creato come tabù intoccabile, sia una visione che ne giustifica l’abuso. Da qui l’indicazione di un governo responsabile della natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove per nutrire la popolazione che la abita». Nell’enciclica, quasi a voler delineare i tratti di un nuovo corso in materia di sviluppo sostenibile, si censurano anche «l’incetta delle risorse naturali», che genera «sfruttamento e frequenti conflitti tra le nazioni e al loro interno», e «l’accaparramento energetico», che rappresenta «un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi poveri». E poi si sottolinea che «il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale». Ne deriva un monito: dobbiamo tornare a purificare l’occhio perché contempli, la mano perché crei, il cuore perché rispetti l’armonia del mondo che è parte della nostra esistenza. Serve «una lotta accanita», spronava quel grande appassionato che fu lo scienziato Jacques Cousteau, «per salvare la natura dall’ignoranza e dall’incuria dei tecnocrati del nostro tempo». Occorre un profondo rinnovamento del modo di vivere e dell’economia, attraverso uno stile di vita più essenziale, ispirato alla sobrietà, alla temperanza e all’autodisciplina sul piano personale e sociale ed espressione, come ha avuto modo di sottolineare di recente proprio papa Benedetto XVI, «di una disciplina del riconoscimento degli altri, ai quali il Creato appartiene tanto quanto a noi che più facilmente possiamo disporne». La soluzione ai problemi ecologici, insomma, deve tener presente il primato dell’etica sulla tecnica e la necessità di salvaguardare sempre la dignità dell’essere umano, nella convinzione, inossidabile, che solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente. + Vincenzo Bertolone
Post composto da: bertolone, alle: 2009/09/04 18:55
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