Ascoltavo una canzone La canzone “amazing grace” -Incredibile grazie- La musica sottile, dolce Mi penetrava nel fondo della mente Destante nella massa cerebrale una malinconia stringente, soave.
Mi apparivano savane immense, deserti muti, Steppe dai sentieri chiari, mari tumultuosi, immensi ghiacciai immobili senza vita, il cielo eterno, immense masse stellari, i miei morti che dormivano nelle loro fosse un sonno di pace, l’oblio, quanto durava il tempo. Il loro ricordo era presente nel mio animo straziato dal dolore della loro assenza. Cresceva un desiderio d’infinito appagante, Sul mio passato volato, andato via Sul possibile futuro in arrivo, Con le miei azioni, i miei accaduti Buoni o cattivi allineati lungo le orevissute, Tanti attimi incancellabili di ricordi belli, Quelli amari con angosce, i molti soprusi fatti. La musica li riportava tutti a galla struggente. Salivano alla memoria nel remember musicale I giochi sereni dell’infanzia innocente, Gli anni giovanili con gli amori sognati, Vissuti nella speranza di un domani felice. Gli anni più maturi e duri della vita, Nei quali, cose buone e cattive, Si abbracciavano nella lotta quotidiana. Le mille vicissitudini legate all’età senile, Con le rimembranze ampie, continue dolci e amare con la compagna del cammino, L’armonia sublimava l’attimo suggestivamente passaggio dopo passaggio, nota dopo nota. Gli occhi tremavano come tremava il cuore. Il tremolio mi donava agli occhi lacrime calde, Commozione tenera, lieve, sentita forte, Ed anche il cuore seguiva con ritmo impercettibile, Lento l’accavallarsi di sentimenti dolci. Mi veniva voglia di accarezzare La donna mia, mia figlia, i nipoti cari Sciogliergli i capelli, bagnarli, baciarli, Incontrare l’umanità tutta in unico abbraccio D’affetto e di perdono, d’amore vero Privo di colori, di paesi, di bandiere. Chiedere anch’io a Dio potente l’incredibile grazia, La pietà che consola pienamente l’animo, Che dona speranza viva, duratura, fiduciosa Che come ad Israele, dava garanzia di pace, All’uomo la certezza del perdono. Quella speranza non remota di averlo accanto, Vicino, con la sua mano pronta a spezzare Le corde del peccato, che faceva travagliare Sulla sorte di ogni giorno, anche quella del trapasso, Ritornando a credere, ad invocarlo docile Con l’innocenza del fanciullo,affinché La luce non venisse meno davanti ai miei occhi. Più la musica andava innanzi mistica, accattivante Più le mie labbra si serravano, si chiudevano Al silenzio arcano che la nenia sacra creava, Frantumando il rumore, il caos che era duro, Incallito nel cuore, nell’animo. Avevo necessità di pace, di avere amore, Di dare amore, di superare il tempo, La fragilità della vita rispetto all’eterno, All’infinito che annichiliva tutto. IL piffero, il violino, la cornamusa, l’orchestra Davano il ritmo alla sublimazione totale. Quando la musica tacque, l’incanto cessò, Mi venne facile un applauso lungo, caloroso, Chiudere quell’armonia, serrarla nel cuore. Continuare a piangere in silenzio, Un pianto liberatore che desiderava Ritornare ai giorni innocenti Della mia fanciullezza ignara Dei giorni futuri, duri e troppo spesso neri.
Miani Michele Cliccare quì per il brano eseguito da Andrea Bocelli
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