 Il presidente Oliverio La lettura delle vicende politiche regionali dev’essere correlata alle ultime modifiche statutarie per evitare che essa scada in un’analisi molto riduttiva incentrata su diatribe di scarso rilievo politico. Da tempo, in seguito all’elezione diretta del Presidente delle Regioni, si è venuto configurando un sistema di governo presidenziale “sui generis”, per cui ogni funzione in capo al Presidente produce una riconoscibile tendenza al “verticismo”. Sotto questo profilo è importante definire il rapporto tra Presidente e Giunta Regionale. In virtù del potere di nomina della Giunta attribuita al Presidente, la sua posizione sovraordinata ne esce ancor più rafforzata.
Nel caso di nomina di assessori cosiddetti “interni” la preminenza verticistica è, per certi versi , attenuata, godendo l’assessore nominato di una qualche “autonomia” per effetto di una legittimazione democratica a seguito della sua elezione nella competizione con gli altri candidati. Il licenziamento dell’assessore “interno” non ne produce l’uscita di scena in quanto l’eventuale revoca non incide sul suo status di consigliere, mentre la revoca dell’esterno cancella ogni rapporto con l’istituto regionale. Nel caso di nomina di assessori tutti esterni e/o addirittura tecnici o esperti delle materie loro affidate, il governo presidenziale si rafforza ulteriormente dovendosi qualificare la Giunta come una “ Giunta del Presidente”. Gli assessori sono essenzialmente tecnici e godono la fiducia personale del Presidente. La continuità del loro impegno è legata esclusivamente al giudizio del Presidente. La tendenza alla nomina di esterni talvolta si esaspera e addirittura il Presidente nomina non solo assessori esterni al consiglio ma addirittura esterni alla realtà regionale nella quale sono chiamati ad operare. E’ il caso della Regione Basilicata i cui assessori sono tutti esterni e non lucani. Con queste premesse di ordine generale è chiaro che in Calabria, con il sistema di governo introdotto con le ultime modifiche statutarie, siamo di fronte ad un governo che rafforza la premiership del Presidente della Giunta. E tale accentuazione risulta ancor più evidente allorché il Presidente trattenga per sé competenze non delegate agli Assessori interni o esterni che siano. E’ inutile attardarsi nella critica all’attuale sistema delineato dalla Costituzione e dagli Statuti regionali invocando un ritorno al passato in cui gli equilibri tra Presidente, Giunta e Consiglio erano garantiti da una ripartizione di poteri e di funzioni che esaltava il ruolo del Consiglio regionale. Tuttavia è da osservarsi che le modifiche statutarie introdotte hanno rafforzato ancor di più il potere del Presidente in capo al quale si concentrano i poteri dell’esecutivo, stante la funzione di “consulenza” della Giunta evidenziata in maniera caratteristica dalla nomina dei tecnici o esperti. Si tratta di affrontare il tema del “governo politico” di un siffatto sistema istituzionale che in Calabria, come si è detto, registra una più marcata accentuazione “verticistica” ancor prima che tecnocratica. Le fibrillazioni degli ultimi giorni sono la spia di un malessere che non ridurrei ad un senso di frustrazione personale degli eletti che si vedono esclusi dalle decisioni gestionali , lo ricondurrei , invece, ad un non definito rapporto politico tra l’esecutivo marcatamente verticistico e le esigenze di rappresentanza degli eletti in Consiglio Regionale. In tale situazione appare decisivo i ruolo del Partito di maggioranza non potendosi far riferimento ad un arco di forze politiche che hanno determinato il successo elettorale della colazione perché non paragonabile alla coalizione del sistema precedente. Il governo e la maggioranza che lo sorregge non sono riconducibili ad una coalizione politica ma il quadro politico di riferimento poggia essenzialmente sul ruolo preminente del PD.  Oliverio in una visita a Sibari La disarticolazione dei gruppi all’interno del Consiglio Regionale (ben tre gruppi consiliari si richiamano sostanzialmente al PD) accentua, se ce fosse bisogno, la preminenza del “governatore” sull’organo consiliare, testimoniata, altresì, dal fatto che i lavori consiliari sono per larga parte assorbiti dall’esame e dall’approvazione di iniziative amministrative o legislative della Giunta Regionale. “I controlli ed i contrappesi” ( checks and balances) alla naturale tendenza al rigonfiamento del potere dell’esecutivo non possono essere ricercati e/o realizzati all’interno della realtà istituzionale calabrese ma , per il mutato quadro politico nazionale e l’oggettiva crisi del federalismo regionale, sono da ricercare all’esterno della nostra realtà regionale. Ed infatti, la presenza a livello nazionale di un “macroleader” Pd – ( così Mauro Calise definisce Renzi , premier e segretario nazionale) - impedisce che, a livello locale, il Pd si strasformi nel partito del Governatore così come poteva avvenire in passato e dunque, proprio il carisma esercitato da Renzi costituisce un elemento significativo nella dialettica tra governo centrale e governo periferico regionale evitando sostanzialmente che in capo al Governatore regionale si accomuni il potere gestionale al ruolo politico di dominus del partito. In questo contesto Il PD, partito del Presidente, diventa paradossalmente il punto di equilibrio o di squilibrio.. Così , il Partito non è chiamato ad interferire nella sfera gestionale ma è, invece, chiamato a svolgere una più marcata e percepibile iniziativa sulle politiche programmatiche e sulla ricerca di un opportuno ed ineludibile raccordo con le espressioni del pluralismo della società civile calabrese rompendo ogni legame con le dinamiche micro personali che hanno fin qui irretito l’azione del PD. E’ questa la sfida che il Pd deve raccogliere. L’anomalia sarebbe, invece, destinata ad espandersi se il confronto dialettico dovesse restare circoscritto a temi di pura gestione del potere o ridursi alla denuncia di alcune incompatibilità di dirigenti o ad una strisciante e sussurrata polemica nei confronti del governo regionale. Ma il PD, anzi questo PD, è in grado di vincere questa sfida ? Giuseppe Aloise
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