Skip to content

Sibari

Narrow screen resolution Wide screen resolution Increase font size Decrease font size Default font size    Default color brown color green color red color blue color
Advertisement
Vi Trovate: Home arrow l'Opinione arrow Regione Calabria: Al PD la sfida finale
Skip to content
Regione Calabria: Al PD la sfida finale PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Aloise   
sabato, 03 ottobre 2015 10:36
Image
Il presidente Oliverio
La lettura delle vicende politiche regionali  dev’essere correlata alle ultime modifiche statutarie per evitare che essa scada in un’analisi molto riduttiva incentrata su diatribe di scarso rilievo politico. Da tempo, in seguito all’elezione diretta del Presidente delle Regioni, si è venuto configurando un sistema di governo presidenziale  “sui generis”, per cui ogni funzione in capo al Presidente produce una riconoscibile tendenza al “verticismo”. Sotto questo profilo è importante definire il rapporto tra Presidente e Giunta Regionale. In virtù del potere di nomina della Giunta attribuita al Presidente, la sua posizione sovraordinata  ne esce ancor più rafforzata.

 Nel caso di nomina di assessori cosiddetti “interni” la preminenza verticistica è,  per certi versi , attenuata,  godendo l’assessore nominato di una qualche “autonomia”  per effetto di una legittimazione democratica a seguito della sua elezione nella competizione con gli altri candidati. Il licenziamento dell’assessore “interno” non ne  produce l’uscita di scena in quanto l’eventuale revoca non incide sul suo status di consigliere, mentre la revoca dell’esterno cancella ogni rapporto con l’istituto regionale.
Nel caso di nomina di assessori tutti esterni e/o addirittura tecnici o esperti delle  materie loro affidate, il governo presidenziale si rafforza ulteriormente dovendosi qualificare la Giunta come una “ Giunta del Presidente”. Gli assessori sono essenzialmente tecnici e godono la fiducia personale del Presidente. La continuità del loro impegno è legata esclusivamente al giudizio del Presidente.
La tendenza alla  nomina di esterni  talvolta si esaspera e addirittura il Presidente nomina non solo assessori esterni al consiglio ma addirittura esterni alla realtà regionale nella quale sono chiamati ad operare. E’ il caso della Regione Basilicata i cui assessori sono tutti esterni e non lucani.
Con queste premesse di ordine generale è chiaro che in Calabria, con il sistema di governo introdotto con le ultime modifiche statutarie, siamo di fronte ad un governo che rafforza la premiership del Presidente della Giunta. E tale accentuazione risulta ancor più evidente allorché  il Presidente  trattenga per sé  competenze non delegate agli  Assessori interni o esterni che siano.
E’ inutile attardarsi nella critica all’attuale sistema delineato dalla Costituzione e dagli Statuti regionali invocando un ritorno al passato in cui gli equilibri tra Presidente, Giunta e Consiglio erano garantiti da una ripartizione di poteri e di funzioni che esaltava il ruolo del Consiglio regionale.
Tuttavia è da osservarsi  che le modifiche statutarie introdotte hanno rafforzato  ancor di più il potere del Presidente in capo al quale si concentrano i poteri dell’esecutivo, stante la funzione di “consulenza” della Giunta evidenziata in maniera caratteristica dalla nomina dei tecnici o esperti.
Si tratta  di affrontare il tema del “governo politico” di un siffatto sistema istituzionale che in Calabria, come si è detto,  registra una più marcata accentuazione  “verticistica” ancor prima che tecnocratica.
Le fibrillazioni degli ultimi giorni sono la spia di un malessere che non ridurrei ad un senso di frustrazione personale degli eletti che si vedono esclusi dalle decisioni gestionali  , lo ricondurrei , invece,  ad  un non definito rapporto politico tra l’esecutivo marcatamente verticistico e le esigenze di rappresentanza degli  eletti in Consiglio Regionale.
In tale situazione  appare decisivo i ruolo del Partito di maggioranza non potendosi far riferimento ad un arco di forze politiche che hanno determinato il successo elettorale della colazione perché  non paragonabile  alla coalizione del sistema precedente.
Il governo e la maggioranza che lo sorregge non  sono riconducibili ad una coalizione politica ma il quadro politico di riferimento poggia essenzialmente sul ruolo preminente del PD.
 

Image
Oliverio in una visita a Sibari
La disarticolazione dei gruppi all’interno del Consiglio Regionale  (ben tre gruppi consiliari si richiamano sostanzialmente al PD) accentua, se ce fosse bisogno, la preminenza del “governatore” sull’organo consiliare, testimoniata, altresì, dal fatto che i lavori consiliari sono per larga parte assorbiti dall’esame e dall’approvazione di iniziative amministrative o legislative della Giunta Regionale.
“I  controlli ed i contrappesi” ( checks and balances)  alla naturale tendenza al rigonfiamento del potere dell’esecutivo  non possono essere ricercati e/o realizzati all’interno della  realtà istituzionale calabrese ma , per il mutato quadro politico nazionale e l’oggettiva crisi del federalismo regionale, sono da ricercare all’esterno della nostra realtà regionale.
Ed infatti, la presenza  a livello nazionale di un “macroleader”  Pd –   ( così Mauro Calise definisce Renzi , premier e segretario nazionale) -   impedisce che, a livello locale, il Pd si strasformi nel partito del Governatore così come poteva avvenire  in passato e dunque, proprio il carisma esercitato da Renzi  costituisce un elemento significativo nella dialettica tra governo centrale e governo periferico regionale evitando sostanzialmente che in capo al  Governatore regionale si accomuni  il potere gestionale al  ruolo politico di dominus del partito.
In questo contesto  Il PD, partito  del   Presidente, diventa paradossalmente il punto di equilibrio o di squilibrio..
Così ,  il Partito non è   chiamato ad interferire nella sfera gestionale ma è, invece,  chiamato a svolgere una più marcata e percepibile iniziativa  sulle politiche programmatiche e sulla ricerca di un opportuno ed ineludibile  raccordo con le espressioni del pluralismo della società civile calabrese rompendo ogni legame con le dinamiche micro personali che hanno fin qui irretito l’azione del PD.
E’ questa la sfida che il Pd  deve raccogliere. L’anomalia sarebbe, invece,  destinata ad  espandersi  se  il confronto dialettico dovesse restare  circoscritto a temi di pura gestione del potere o ridursi  alla  denuncia di alcune incompatibilità di dirigenti o  ad una  strisciante  e sussurrata polemica nei confronti del governo regionale. Ma il PD, anzi questo PD, è in grado di vincere questa sfida ?

Giuseppe Aloise

< Precedente   Prossimo >