| Crolla un ponte: Calabria isolata |
|
|
|
| Scritto da R.Caracciolo | |
| mercoledì, 11 marzo 2015 15:07 | |
Chi s’avventura ad intraprendere un viaggio extraregionale, a seguito dell’incredibile crollo del viadotto Italia dell’A3, deve sapere che va incontro a peripezie indicibili, non escluso un reale pericolo dell’incolumità fisica. L’interdizione agli autoveicoli su quel tratto costringe a tortuosi e pericolosissimi itinerari attraverso stradine che spesso impediscono il transito agli automezzi che si incrociano. Siamo, quindi, in pieno isolamento non solo socio- economico, le cui radici sono antiche e che si finge di non voler esaminare. La Calabria è una terra molto diversa rispetto al contesto del resto del Paese. Qui la gente sembra, da secoli, rassegnata a vivere secondo il corso della natura, immutabile perché così ha stabilito il Fato. Se ci azzardiamo ad analizzare la natura del calabrese rischiamo di essere catalogati come rivoluzionari,disadattati, ambiziosi e chissà quanti aggettivi dispregiativi ci verranno appiccicati.
Se riflettiamo bene le condizioni dell’isolamento, oggi plastico e dannatamente reale, sono, a mio parere, da attribuire alla condizione psicologica del calabrese che, salvo i più coraggiosi pionieri, hanno preferito rimanere miopi e non andare alla ricerca di altri mondi, fare conoscenze con altri popoli, parlare la loro lingua.Il calabrese è rimasto geloso delle sue origine, delle sue tradizioni, delle sue amicizie-parentali e non è riuscito ad essere protagonista del suo riscatto.In politica, ad esempio, fatta eccezione di rari personaggi che pure hanno avuto la capacità di dimostrare l’intelligenza calabra, la massa è rimasta refrattaria all’innovazione e gran parte dei “rappresentanti del popolo” nelle assemblee elettive sono stati solo e soltanto portatori d’acqua, ascari al servizio del potente, preoccupati soltanto di conservare il posto al sole.
Raffaele Caracciolo |
| < Precedente | Prossimo > |
|---|