| 20 Aprile Pasqua di Resurrezione |
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| Scritto da +V.Bertolone | |
| domenica, 20 aprile 2014 12:32 | |
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Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. Domenica di Pasqua 20 aprile 2014 Risorti con Cristo Introduzione Siamo giunti anche quest’anno alla domenica di Pasqua e la Liturgia ci accoglie con lo slancio e il giubilo che non conosce stanchezza: “Esulti il coro degli angeli/ gioisce la terra inondata di tanto splendore:/ la luce del re eterno/ ha vinto le tenebre del mondo”. L’eco di queste parole di esultanza, pronunciate nel cuore di una notte diversa dalle altre, la notte delle notti, la notte della luce e della vita, ieri notte, riecheggia ancora nello spazio delle nostre aule liturgiche e accoglie l’alba del primo giorno nuovo, nel quale la Chiesa ripete al mondo il suo canto di gioia, “Questo è il giorno che ha fatto il Signore, esultiamo insieme” ; e di fede, “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora vive, trionfa”. A suggellare l’incanto degli inni di lode ed esultanza pasquale, infine, sono le parole di Maria di Magdala, davanti alla tomba vuota “Cristo, mia speranza, è Risorto!”; e l’atto di fede di Giovanni, il quale “vide e credette”. Perciò di motivi per rallegrarci e gioire in questa domenica ve ne sono molti. Prima di tutto perché Gesù di Nazareth, l’uomo che abbiamo visto pendere come un ladro dal palo di una croce, è lo stesso Figlio eterno di Dio fattosi uomo per noi; entrato con la sua umanità nell’eternità del Padre, perché per noi iniziasse l’alba del : il nuovo inizio che trova le porte spalancate dell’eternità del Padre. In secondo luogo, perché la morte del Cristo non ha coinciso con la sua definitiva partenza, ma si è arricchita con la Sua risurrezione di una nuova Presenza. Cristo non è più il viandante incontrato sulle strade polverose della Galilea, da oggi lo si incontra, se lo si vuole, nei sentieri dell’animo umano, negli altri del cuore. Ultimo motivo di gioia, ma non meno importante, è che “il sepolcro vuoto è diventato la culla del cristianesimo” (San Girolamo), ovvero credere nel Cristo risorto è il vero “sigillo” della nostra cristianità. Tutto questo celebriamo oggi, o meglio ricordiamo con maggiore dedizione e passione, giacché ogni domenica dovrebbe essere per il vero credente, Pasqua della propria risurrezione nella risurrezione di Cristo. Si tratta di esercitarsi a passare dal “vedere” al “credere”, un lavoro paziente i cui frutti superano abbondantemente i suoi sacrifici: gustare già da qui e ora le primizie della vita eterna, semplicemente facendosi prossimo e intimo di Colui che vive. Il Risorto
Vivere la vita accorgendosi ad ogni istante della Presenza che ci abita, significa, quindi, vivere da risorti in Cristo, dando ragione a quanti lo chiedono della nostra speranza e della nostra gioia. È questa infatti la massima scommessa della nostra fede: vivere con la certezza che Gesù è ancora vivo, perché si avverte la sua Presenza dentro di noi, ciascuno di noi. Accettare questa promessa significa prima di tutto riuscire a passare dal semplice “vedere” al “credere”, cioè essere capace di trasformare i tanti segni di morte e dolore in segni di vita. Il “lenzuolo” e le “bende” sono viste da Giovanni, ma possono restare lì a testimoniare lo “ieri” di una storia di lutto e tristezza. Ma occorre superare la “visione” e approdare alla “fede”, perché ora c’è Cristo, il Vivente che batte all’unisono con il nostro cuore. Mai così prossimo e intimo a noi, quanto ora che è Risorto. Infatti, Egli è vivo dentro di noi, per questo possiamo sperare al di là di ogni disperazione, possiamo gioire al di là di ogni lacrima di dolore, possiamo amare al di là di ogni odio, possiamo vivere al di là della morte. Vivere da risorti allora significa lasciare che Cristo scenda nella profondità della materia e della nostra carne, nella parte più oscura del nostro essere, perché risorga in noi, illuminandoci e trasfigurandoci dal di dentro. Lasciamo che Egli infonda energia al nostro “essere” e lo indirizzi verso l’alto, la luce, l’amore e la libertà. Permettiamo al Risorto di risorgere per l’eternità dal fondo del nostro essere, perché la Sua Presenza si sprigioni come forza ascensionale, germe di vita e vita germinante. Ecco cosa celebriamo a Pasqua, la possibilità di un accoglienza che cambia, l’accadere di un incontro che non cerchiamo ma ci viene a trovare; la festa di macigni rotolati via dall’imboccatura del cuore e dell’anima. Celebriamo l’uscita dal sepolcro dei nostri limiti e, finalmente liberi, godiamo la brezza della nuova primavera che invoglia a salire in alto verso il Signore della vita. Conclusione “Dobbiamo rifiutarci di accettare una realtà in cui il carnefice abbia in eterno ragione della sua vittima. Il futuro del mondo, con oggi, a partire da questo sepolcro vuoto, non appartiene alla violenza” (Max Horkeimer). Questo è il senso profondo della Pasqua per la nostra storia, personale e universale, dove la risurrezione di Cristo non è mai separata dalla nostra risurrezione. Perciò, a quanti chiederanno il motivo della nostra speranza e della nostra gioia di essere cristiani, possiamo annunciare con convinzione profonda che “Cristo è risorto”, “veramente risorto”. Alleluia. Serena domenica. Buona Pasqua. + Vincenzo Bertolone |
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