| Messaggio di Natale di Don Francesco Faillace |
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| Scritto da administrator | |
| domenica, 23 dicembre 2007 19:25 | |
![]() AUGURI ![]() Don Francesco Faillace susciteranno disprezzo o solidarietà, provocheranno discredito o impegno. Mi interrogo su come saranno accolti questi auguri dalla folla dei «nuovi poveri» cheil nostro sistema di vita ignora e, perfino, coltiva. Dagli anziani reclusi in certiospizi o abbandonati nella solitudine delle loro case vuote. Dai tossicodipendentiche non riescono ad abbandonare il tunnel della droga. Dagli sfrattati che imprecanocontro se stessi e contro il destino. Dai dimessi dagli ospedali psichiatrici che siaggirano come larve. Dagli operai in cassa integrazione e dai disoccupati senza denaro e senza prospettive. Da tutta la gente, insomma, priva dell'essenziale: lasalute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l'accesso alla cultura, lapartecipazione.Mi domando che effetto faranno gli auguri di Natale, formulati così, sui giovaniappiattiti dal consumismo, resi saturi dallo spreco, devastati dalle passioni,incerti del domani, travagliati da drammi interiori, incompresi nei loro problemiaffettivi. Mi chiedo per quanti minuti rideranno dinanzi agli auguri di Natale, formulati così,coloro che si sono costruiti i loro idoli di sicurezza: il denaro, il potere, losperpero, il tornaconto, la violenza premeditata,l'intolleranza come sistema, il godimento come scopo assoluto della vita.E allora? Meglio abbassare il tiro? Meglio correggere la traiettoria e fare degliauguri più terra terra, a livello di tana e non di vetta, a misura di cortile e nondi cielo?Se vi dico che uno stelo di speranza è già fiorito, è perché voglio esortarvi arecuperare un genere diverso di vita e un nuovo gusto di vivere.È perché voglio invitarvi a stare nella crisi attuale senza rassegnazioni supine, macon lucidità e coraggio.È perché voglio stimolarvi ad andare controcorrente e a porre sui valori morali lepremesse di un'autentica cultura di vita, che possa battere ogni logica didistruzione, di avvilimento e di morte.Gesù che nasce, è il segno di una speranza che, nonostante tutto, si è già impiantatasul cuore della terra.c'è un uomo nuovo, e un nuovo giorno avanza. Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, lo so. Molto più faticoso di quantosia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che leceneri del bivacco, le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti, e la sonnolenza dellenenie accordate sui rozzi flauti d'Oriente. Noi, invece, dobbiamo abbandonare irecinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, lelusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostreconquiste... per andare a trovare che? «Un bambino avvolto in fasce, che giace inuna mangiatoia». Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è difficile, lo so. Molto più difficile di quantosia stato per i pastori. Ai quali, perché si mettessero in cammino, bastarono ilcanto delle schiere celesti e la luce da cui furono avvolti. Per noi, disperatamentein cerca di pace, ma disorientati da sussurri e grida che annunziano salvatori datutte le parti, e costretti ad avanzare a tentoni dentro infiniti egoismi, ognipasso verso Betlemme sembra un salto nel buio. Andiamo fino a Betlemme. E un viaggio lungo, faticoso, difficile, lo so. Ma questo,che dobbiamo compiere «all'indietro», è l'unico viaggio che può farci andare«avanti» sulla strada della felicità. Quella felicità che stiamo inseguendo da unavita, e che cerchiamo di tradurre col linguaggio dei presepi, in cui la limpidezzadei ruscelli, o il verde intenso del muschio, o i fiocchi di neve sugli abeti sonodivenuti frammenti simbolici che imprigionano non si sa bene se le nostre nostalgiedi trasparenze perdute, o i sogni di un futuro riscattato dall'ipoteca della morte. Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L'importante è muoversi. Per Gesù Cristovale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ciimbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria,non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quella notte, le fascedella debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi dellaonnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, lemembra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l'amarezza di tutti gli ultimidella terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. Anoi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della suavisita.Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di quest'anno ci farà trovare Gesù e,con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gustodell'essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia deldialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell'impegno storico, lo stuporedella vera libertà, la tenerezza della preghiera.Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello dellanostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle.E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza. Auguri, allora, miei cari fratelli di un Santo Natale Don Francesco Faillace |
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