| I giovani, la crisi, la Chiesa |
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| Scritto da F.Garofalo | |
| lunedì, 09 luglio 2012 18:00 | |
![]() Francesco Garofalo E’ urgente provare a frenare il flusso migratorio (Rapporti Svimez) dei nostri giovani migliori verso il Centro – Nord, in quanto questo fenomeno rischia di sfigurare la nostra realtà cambiando “i connotati della società meridionale, privandola delle risorse più importanti e provocando un generale depauperamento di professionalità e competenze, soprattutto nei campi della sanità, della scuola, dell’impresa e dell’impegno politico”(n.10, Per un Paese solidale, Chiesa italiana e Mezzogiorno). Se vogliamo salvare il futuro delle nostre comunità dobbiamo fare tutti una scelta preferenziale per i giovani, che vuol dire orientare le azioni di tutti i soggetti istituzionali e degli attori sociali in direzione di un’autentica promozione ed inserimento nella vita attiva delle nuove generazioni, che oggi rappresentano il segmento debole della società. Bisogna tutti conquistare la consapevolezza che i giovani si lasciano ingaggiare e si sentono partecipi, non quando retoricamente diciamo che essi rappresentano il futuro della società ma se offriamo loro opportunità concrete di costruirlo. Ciò ci deve vedere coralmente impegnati e garantire ad essi il diritto al futuro. E necessario richiamare, in questo quadro, l’attenzione sul rispetto della dignità di tanti giovani che sono costretti a svolgere attività lavorative in nero o comunque in forme irregolari. Così come è da debellare l’utilizzo del ricatto occupazionale, oltretutto in gran parte dei casi precario, come strumento di intermediazione politica per la raccolta del consenso. Questo monito è indirizzato a chi è impegnato nelle istituzioni o svolge ruoli politici, per fare in modo che la loro attività sia mossa unicamente dall’interesse per il bene comune, solo rispetto al quale è lecito chiedere ai cittadini il voto. La corruzione di vecchi e nuovi clientelismi scoraggia chi vorrebbe impegnarsi e spinge spesso i migliori a partire, indebolisce la volontà di condividere un progetto comune, incentiva inconfessabili egoismi, rende il territorio ancora più fertile per il radicamento di comportamenti illegali. Così come le possibilità di ripresa del sistema sociale ed economico dipenderanno anche da una maggiore coscienza del proprio ruolo da parte della società civile, che deve meglio imparare a rapportarsi con le istituzioni e ad esercitare, quando necessario, il proprio giudizio critico il cui parametro principe è sempre il bene comune. In questo senso, bisogna costruire reti tra persone e soggetti sociali, perché esse riescono a far crescere la cittadinanza. Così come è indispensabile insistere sulla questione della responsabilità personale, che porta alla consapevolezza della necessità di fare comunità includente ed in cui ci si fa carico dei problemi di chi è più debole. Analogamente, è essenziale l’adozione di stili di vita, di consumo e di utilizzo delle risorse finanziarie improntate ad una maggiore sobrietà. Francesco Garofalo Presidente Centro Studi “Giorgio La Pira” Cassano All’Ionio |
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