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La Costituzione stuprata PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Niger   
giovedý, 12 febbraio 2009 23:32
Eluana Englaro
Eluana Englaro
Chi l’avrebbe mai detto che un giorno ci saremmo emozionati al grido di “viva la Costituzione”, al punto di versare lacrime amare? Noi che abbiamo sempre sottolineato la non applicazione della Costituzione o addirittura il suo tradimento? Il pensiero corre per un attimo al grido viva l’Italia nel bel film “Senso” di Luchino Visconti. In verità, da oltre quindici anni, su questo giornale e su altri, segnaliamo i rischi, i pericoli, le minacce che la discesa in campo dell’amico di Gelli e di Craxi avrebbe inevitabilmente comportato. Eppure, non pochi hanno atteso, temporeggiato, esitato, fatto compromessi, fino al punto di nutrire l’illusione di democratizzare il furbo soggetto di Arcore, come a suo tempo tentò di fare anche Massimo D’Alema, dalla notevole intelligenza politica non poche volte sprecata.
L’incapacità di cogliere i chiari segnali di degenerazione nel comportamento, umano e politico, di alcuni soggetti che ogni tanto appaiono sulla scena italiana è ormai una costante nella storia di questo paese chiacchierone e superficiale. Oggi, quando ormai le macerie politiche, giuridiche e sociali sono disseminate sotto gli occhi di tutti, si scoprono la gravità e la profondità del disastro presente e, forse, anche di quello futuro. Fino a ieri eravamo contenti di comunicare a parenti, amici e allievi che ci ritenevamo fortunati di non aver vissuto una guerra o in un sistema dittatoriale. Purtroppo, non è più così, dato che le ombre di un possibile regime si vanno sempre più allungando e addensando. Certo un regime con tratti ridicoli e buffi, tipico degli spettacoli televisivi italiani, ma pur sempre un regime, che vede ancora una volta alleati uno stato pagano e laido e una chiesa restauratrice e arrogante, accomunati da nuove crociate contro le libertà e i diritti dell’individuo. Storie vecchie, storie attuali. La storia, la famosa maestra di vita, continua a non insegnare un bel niente, dato che essa è fatta dagli uomini e gli uomini, per lo più, sono ciechi, egoisti, vili, prevaricatori e dominati da pulsioni oscure e, talvolta, incontrollabili, come il potere assoluto, il successo, la vanità da un parte, il masochismo, l’umiliazione e la subalternità dall’altra. Noi, come teorizzava M.Foucault, speriamo solo nella discontinuità che si verifica nella storia, determinando, in alcuni casi, svolte positive e liberatorie per l’umanità. In tutto quello che abbiamo detto, si tratta di opinioni, di ipotesi, di interpretazioni sulle quali sono utili il confronto e la discussione. Quando, però, ci si occupa di sofferenza, di dolore, di vita, occorre procedere con rispetto e con discrezione e, ovviamente, con competenza e con saggezza. La vicenda, tragica e tenera di Eluana Englaro, della quale ne parlo con timore e tremore, ha invece reso ancora più chiara la personalità del premier e di quella della corte osannante e strisciante. Non vogliamo parlare degli strappi e dei conflitti tra i poteri della nostra già fragile democrazia né tanto meno delle minacce di cambiare la Costituzione ad uso personale, come già fatto nel diritto, nell’economia e nella società. Vogliamo, invece, soffermarci brevemente su questa dolorosa e lacerante vicenda, nella quale si rivelano la miseria, la pochezza, la meschinità dell’uomo al comando. Ci riferiamo, in particolare, al dolore, alla sofferenza, allo strazio di due genitori, che continuano ad amare la propria figlia, né morta nè viva, da diciassette anni. Noi che della sofferenza, del dolore e dell’angoscia abbiamo conoscenza ed esperienza, personale e relazionale, cogliamo lo spessore, la profondità e la devastazione di un padre e di una madre. Ebbene, quest’uomo tristemente noto, ci specula, fa operazione di sciacallaggio, stringe alleanze peccaminose con talebani e indiavolati cattolici, ne approfitta per violentare la Costituzione, pronuncia battute volgari e offensive della dignità e del pudore dei genitori della ragazza e di quanti seguono con trepidazione e con tristezza il drammatico percorso. Lui, sembra non avere dubbi,parla e straparla, afferma e smentisce. Non tace, non pensa, non piange. Ha ben altri pensieri per la testa e poi deve far dimenticare agli italiani la sua inadeguatezza. I servi continuano a piegare il capo e concordano su tutto per un piatto di lenticchie. E questo rende la situazione ancora più preoccupante. Comunque, se fino a poco tempo fa, si poteva ipotizzare nel capo la presenza di una bonaria ed esuberante grettezza umana, oggi, di fronte a tanto dolore, resta solo la grettezza.

 

                                                                                 Luigi  NIGER
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