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Anniversario Patti Lateranensi PDF Stampa E-mail
Scritto da + V. Bertolone   
domenica, 08 febbraio 2009 18:04
Gasparri e Mussolini
Il Card. Gasparri e Mussolini firmano i Patti
L’11 febbraio del 1929 venivano firmati a Roma i Patti Lateranensi. Nell’ottantesimo anniversario di quell’evento, il vescovo della Diocesi di Cassano, monsignor Vincenzo Bertolone, riflette sul significato e sui principi degli accordi che segnarono la nascita di un’Italia laicamente cattolica

Tre giorni ancora, e poi saranno ottanta gli anni trascorsi dalla sottoscrizione, tra la Chiesa e lo Stato italiano, dei Patti lateranensi. Un anniversario particolare, nella cui memoria rientra anche la revisione del Concordato, siglata nel febbraio del 1984, e che costituisce occasione propizia per valutare adeguatamente la portata d’un evento che permise di sanare una grave ferita storica, sociale e spirituale attraverso la compiuta definizione dei rapporti fra Santa Sede ed Italia e del ruolo della Chiesa cattolica, offrendo, al tempo stesso, l’opportunità d’avviare una riflessione sui valori fondanti dell’intesa.

I Patti lateranensi, che presero il nome del palazzo di san Giovanni in Laterano, nei cui saloni avvenne la stipula degli accordi, stabilirono il superamento della legge delle Guarentigie, approvata dal Parlamento il 13 maggio 1871 ma mai riconosciuta dai vari Pontefici e causa d’una profonda lacerazione tra la fedeltà alla Chiesa e al suo Supremo Pastore e la volontà di essere cittadini leali alla propria patria. Un vuoto durato oltre mezzo secolo, infine colmato con la firma di due distinti documenti: il Trattato, che riconosceva l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano, ed il Concordato, che definiva invece le relazioni civili e religiose tra Chiesa e Governo in Italia.

I Patti, secondo una celebre frase di papa Pio XI, compirono l’opera grandiosa di restituire «Dio all’Italia e l’Italia a Dio», chiudendo così la “questione romana”, poi definitivamente archiviata nel 1948, al momento dell’approvazione della Costituzione repubblicana, con l’inserimento in essa dell’espresso riconoscimento dei Patti Lateranesi, presa d’atto di quella conciliazione che aveva posto le premesse per un fattivo contributo dei cattolici alla nascita dello stato democratico.

In effetti, le garanzie di libertà per la Chiesa sancite nei Patti Lateranensi non solo favorirono quel fermento culturale e spirituale che, tra l’altro, contribuì alla formazione di valide personalità della classe politica che avrebbe guidato la nascente democrazia, ma condussero pure alla scrittura d’una Carta costituzionale imperniata su punti qualificanti della cultura cattolica: la centralità della persona umana, la sua originaria dignità e i suoi diritti inalienabili, il rilievo delle formazioni sociali, la solidarietà, l’uguaglianza formale e sostanziale, l’apertura internazionale, l’ideale della pace, la centralità della famiglia, la finalizzazione del diritto di proprietà, la rilevanza delle autonomie locali. Ne nacque un modello di stato laico sociale che sarebbe poi divenuto prevalente nell’Europa post-bellica, figlio d’una laicità, distinta e distante dall’odierno laicismo, che lungi dal tradursi in forme di attiva neutralità destinate ad impedire l’affermazione di istanze religioso-ideologiche o, peggio, in una sorta di progressiva indifferenza assai vicina al regime ottocentesco della totale separazione, si sostanziò, come ha riconosciuto, da costituzionalista, anche Giuliano Amato, «in un’attitudine culturale, nell’affermazione di valori storici propri, in egual misura, di credenti e non credenti, mediante la proposizione di un modello di convivenza, inteso quale principio ispiratore ed antefatto logico e giuridico della stessa Costituzione formale».

Ottant’anni dopo, dunque, è tempo di compleanni. E di bilanci. Positivi, per avere i Patti Lateranensi reso possibile una proficua collaborazione fra Chiesa e Stato, in un clima di genuina e sana laicità ed in nome di un obiettivo, oggi forse venuto meno, comune a laici e cattolici: promuovere l’autentico bene dell’Italia.

+ Vincenzo Bertolone - Gazzetta del Sud - 8 Febbraio 2009
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