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Sibari

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Acqua nel Museo PDF Stampa E-mail
Scritto da A. Cavallaro   
lunedý, 15 dicembre 2008 19:22
Crati
Il Crati in piena
Le pioggie degli ultimi giorni hanno messo a dura prova gli abitanti della contrada “Piano Scafo” nel rione Lattughelle. Alcune famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case invase dall’acqua proveniente dallo straripamento del Crati. Anche i piani bassi del Museo della Sibaritide sono stati invasi dall’acqua del vicino canale degli stombi, anch’esso debordato a causa del blocco della sua foce insabbiata già da alcuni mesi. In fretta e furia si è provveduto a mettere in funzione la solita draga, riuscendo così ad aprire un varco che ha permesso il defluire delle acque.
Basta qualche giornata di pioggia perché i canali e i fiumi s’ingrossino pericolosamente; e noi ci chiediamo: il Magistrato delle acque c’è?  E se c’è, come mai si lasciano creare piantagioni addirittura di agrumeti nel suo alveo?

(All’interno l’articolo di A. Iannicelli sul Quotidiano)

Un tempo, si permetteva, per le costruzioni, di utilizzare la sabbia dei fiumi, che in questo modo avevano sempre l’alveo profondo e non si provocavano allagamenti, oggi se qualche sprovveduto si permette di prendere della sabbia o del pietrisco dal letto di un fiume, rischia di andare in galera per furto, mentre chi utilizza le zone asciutte degli alvei e impianta abusivamente coltivazioni di varia natura, al massimo pagherà una multa.

Quando si decise di costruire il nuovo Museo ci fu chi aveva avvertito che la zona non era proprio l’ideale sotto il profilo geologico, ma testardamente, lo si volle costruire in quell’area lontana dal centro abitato e, tra l’altro, irraggiungibile anche dai mezzi pubblici. Piangere e lamentarsi poi non ha senso, soprattutto quando le lamentazioni vengono proprio da coloro che lo hanno cocciutamente voluto lì. Chissà se la Magistratura non possa ravvisare in questa scelta dissennata, qualche interesse privato? La lontananza dell’importante struttura museale dal centro abitato di Sibari, ne ha fatto un corpo estraneo, qualcosa di avulso dal contesto sociale di Sibari e gli amministratori di Cassano, da parte loro, hanno fatto il resto, infischiandosene sempre altamente,a condizione di poter ottenere qualche posticino di lavoro per i propri “clientes”.

canale stombi
Il Canale degli Stombi parzialmente aperto

Ora i grandi cervelloni della politica nostrana parlano di turismo culturale, l’archeologia, di cui non hanno mai capito un’accidenti, è diventata oggetto di discussioni pseudo-erudite e viene messa in primo piano per lo sviluppo turistico dell’intero territorio. Meno male che se ne sono accorti, ci son voluti trent’anni, ma alla fine forse hanno cominciato a capirci qualcosa. Prima di scrivere “Sybaris Terra d’incanto” avrebbero dovuto occuparsi maggiormente di cosa succedeva proprio nel museo, nessuno si è chiesto, per esempio, come mai una sala è in allestimento da quando la struttura è funzionante, eppure ci sembra che i depositi siano pieni di reperti e molti ritrovamenti interessanti sono letteralmente spariti da Sibari, dove sono finiti? La dott.ssa Luppino, responsabile per molti anni dell’area archeologica dovrebbe dare delle risposte esaurienti a queste domande che si pone il semplice cittadino, l’uomo della strada, che conosce dell’archeologia solo i divieti che ha provocato e non ha mai goduto dei vantaggi che avrebbe potuto portare.

(Cliccare quì per l'Articolo del Quotidiano in PDF)

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