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Concluso a Sibari il convegno diocesano PDF Stampa E-mail
Scritto da Don F. Candia   
sabato, 27 settembre 2008 19:53

mons. Angelo Amato
Mons. Angelo Amato
COMUNICATO STAMPA

Concluso a Sibari il convegno diocesano sulla figura di Cristo

Due giorni dedicati alla figura di Cristo verità, via e vita per l’uomo moderno.Questo è stato il convegno promosso dalla Diocesi di Cassano allo Ionio e svoltosi a Marina di Sibari, nei saloni del “Marlusa residence”. Ai lavori hanno preso parte, per ciascuna delle due giornate, oltre settecento tra fedeli, laici, religiosi e sacerdoti provenienti da diverse diocesi calabresi.

Ad aprire il confronto, il Pastore della Chiesa cassanese, monsignor Vincenzo Bertolone, che in apertura ha subito anticipato la volontà di riscoprire la «centralità di Cristo nella storia e nella vita dell’umanità: valorizzarne l’insegnamento e l’esempio, spesso trascurati, vuol dire sperimentare la novità di Dio nella storia personale di ciascuno». Obiettivo attorno al quale si è poi sviluppato il dibattito, impreziosito dal contributo di illustri relatori, tra i quali monsignor Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi; monsignor Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura; don Armando Matteo, assistente nazionale della Fuci; don Salvador Piè Ninot, ordinario di teologia presso la facoltà teologica di Barcellona; padre Stefano De Flores, professore all’università Gregoriana di Roma, e don Severino Dianich, professore di teologia allo Studio teologico fiorentino.«Il richiamo al Cristo della fede – ha osservato monsignor Amato all’inizio  dei lavori della prima giornata - è quanto mai opportuno in tempi in cui non mancano sedicenti esperti che, come patetici dilettanti allo sbaraglio, si fanno ripetitori di arrugginiti stereotipi che hanno come comune denominatore la negazione della presenza di Dio nella storia. Ma i cristiani non possono rinchiudere il Vangelo nei sotterranei, di fronte all’aggressività chiassosa di una cultura anticristiana cinica e menzognera. La tradizione cristiana non è un arcaismo residuo, ed ha anche molto da dire. Occorre riannunciare ad alta voce il Signore Gesù, come via, verità e vita».

don Serafino Parisi
don Serafino Parisi
La seconda giornata s’è invece aperta con l’applauditissimo intervento di monsignor Ravasi. «È necessario – ha spiegato il Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura - che pastori e fedeli si presentino senza complessi di inferiorità, ma anche senza arroganza integralistica, al confronto con l’orizzonte multiforme, e talora provocatorio e sconcertante, anche con esiti contraddittori, miseri ed enfatici, della cultura. Lungi dal lasciarsi tentare dall’isolazionismo scandalizzato, i cristiani ritornino, anche e soprattutto in questo terreno, ad essere testimoni, lievito, sale, seme, luce, “pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro, ma questo sia fatto con dolcezza, rispetto e retta coscienza” (1 Pt 3, 15-16).  Certo, i rischi e le tensioni che nascono da qualsiasi dialogo o confronto sono sempre in agguato, ma il monito di san Paolo può assurgere quasi a motto del cristiano che vive nel mondo senza cadere nella tentazione di essere del mondo: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è kalón”, ossia ciò che è “bello e buono” (1Ts 5, 21)». Una sollecitazione, questa, accolta e rilanciata anche da don Armando Matteo, per il quale «se il cristiano non esperisce e non conduce la sua esistenza secondo questo sconfinamento delle possibilità del possibile che è Cristo, allora la sua fede è vana e il suo è un credere a parole. Per questo, per credere, è necessario abbandonare quella diffusa antiteologia dell’impossibile, del ritenere cioè che vi siano soglie di bene e di giustizia, di rettitudine e di onestà, alle quali è semplicemente impedito accedere».Sulla stessa lunghezza d’onda s’è posto don Piè Ninot, il quale, dal canto suo, ha sottolineato «l’importanza che ha, perché la fede cristiana sia viva e non si riduca ad una avventura puramente individuale, il riscoprire la significatività di una certa istituzionalizzazione ecclesiale che possa favorire la comunitarietà della fede e della sua testimonianza nel mondo contemporaneo, per comprendere la visibilità storica della Chiesa, non senza le ambiguità proprie della storia, come istituzione concreta che deve essere al servizio dello Spirito di Cristo».La parola è quindi passata a monsignor Bertolone, che ha tirato le conclusioni. «Abbiamo meditato e discusso – ha chiosato il presule – sul Volto santo di Cristo, alla cui luce dobbiamo costantemente guardare durante il nostro cammino quotidiano, per amarlo sempre più e divenirne testimoni nel mondo». In chiusura, un invito particolare: «Vi esorto a fare vostre, con senso di responsabilità ed infinito amore, le riflessioni svolte e le indicazioni emerse nel corso del convegno, dal momento che il loro fine ultimo, ma pure quello del nostro agire e della Chiesa, è il bene dei fedeli e la salvezza delle anime, per le quali il Signore Gesù Cristo ha effuso il suo sangue».

platea
L'affollata platea
 

Sibari, 27 settembre 2008

Ufficio Comunicazioni SocialiIl

direttore

Don Francesco Candia

Info: 340 5131367

392 9221501

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