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Messaggio agli studenti da mons. Bertolone PDF Stampa E-mail
Scritto da Mons. V. Bertolone   
martedý, 16 settembre 2008 21:53

mons Berotolone
MOns. Bertolone
All'apertura dell'anno scolastico, il nostro vescovo ha inviato il messaggio che segue, attraverso le colonne della Gazzetta del Sud, agli studenti, agli scolari, agli insegnanti ed ai genitori della diocesi.

Ricomincia la scuola: alla scoperta della vera educazione.

Settembre è il mese dei nuovi inizi. È il tempo, meraviglioso, della vita che rinasce, della ripresa d’ogni attività e quindi anche della scuola, chiamata a formare cittadini responsabili ed esemplari; a trasmettere valori alti e nobili ideali per i quali valga la pena impegnarsi; a raggiungere l’ambizioso traguardo della maturità civile e morale dell’individuo, per la crescita della collettività.

«L’avvenire è nelle mani del maestro di scuola», scriveva del resto già Victor Hugo nei “Miserabili”. La sua intuizione, ancor oggi valida, dà origine a tre fondamentali riflessioni su altrettante questioni, tutte cruciali. La prima: l’educazione della persona è sempre possibile. In alcun modo tale certezza può essere posta in dubbio: la possibilità dell’educazione è una conseguenza necessaria per chi percepisce che la persona umana è un soggetto libero, e non un mero "accidente-incidente" di un incrocio casuale di forze impersonali, che chiede di essere educato, di essere cioè introdotto alla realtà, in vista dell’edificazione del mondo che verrà o, come evidenziava Platone, «della questione del modo in cui si debba vivere», quindi d’una civiltà etica ancor prima che materiale. La seconda: educare significa insegnare a vivere sapendo fare. Pensare all’educazione soltanto come ad un periodo di formazione tecnica utile all’inserimento nel mondo del lavoro sarebbe riduttivo e pericoloso: gli studenti sono persone che come tali, e non di rado, hanno bisogno di essere accompagnate nella costruzione della loro umanità, in cui il lavoro sarà elemento essenziale, ma non unico, per quanto necessario e complementare allo sviluppo della piena personalità: ritrovarsi nel proprio lavoro senza perdersi in esso, e senza estraniarsi da esso, è il dovere al quale la società odierna, mossa ormai quasi esclusivamente dai principi regolatori dell’efficientismo e della libertà assoluta e slegata da ogni etica e valore, spesso viene meno.La terza: educare vuol dire pure orientare alla scoperta ed alla realizzazione del bene comune, ovvero, secondo l’ancor attuale opinione di Vittorio Bachelet, «formare a un retto e vigoroso ideale, aiutando l'uomo a impadronirsene con l'intelligenza e ad adeguarvi la sua formazione spirituale, morale, tecnica».In quest’ottica, agli insegnanti mi piace ricordare, con Quintiliano, che i giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere. Ad essi è perciò richiesto l’impegno per la difficile opera di adeguamento della gloriosa tradizione culturale italiana alle svolte nuove della società. E ciò senza chiudersi nel perimetro dello scientismo delle discipline, ma privilegiando la riscoperta delle loro fondamenta culturali, antropologiche e relazionali, a partire dalla verità sull’uomo, dall’affermazione della sua dignità e dalla sua vocazione trascendente. Edificare una scuola palestra di vita e di fraternità sia invece la missione degli studenti, tenuti a non sprecare le numerose opportunità loro offerte per crescere nella ricerca appassionata della verità e divenire capaci di  ragionare con la propria testa, senza lasciarsi manipolare dai capi o dalle mode di turno né perdere mai, come canta Roberto Vecchioni, la voglia di sognare, per comporre da sé la poesia della vita sul quaderno che Dio dona a ciascuno: «Sogna, ragazzo, sogna. Ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia: puoi finirla tu».Dunque, per dirla con Seneca, tra i banchi si insegni, si studi e si impari «non per la scuola, ma per la vita». Tutto questo e molto di più, per voi che domani tornate in aula, possa essere l’anno scolastico che inizia. In bocca al lupo.

Vincenzo Bertolone

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