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Poesia ed Esperanto PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Iannacone   
venerd́, 28 ottobre 2016 08:56
ImageIn Italia, è cosa risaputa, si legge poco, si legge pochissimo, e negli ultimi anni le cose sono andate addirittura peggiorando. Fino a qualche anno fa capitava anche di vedere, in treno, in aereo, in tram, in pullman, qualcuno con un libro aperto.

Oggi si vedono solo ragazzi (e per la verità non solo ragazzi) che tormentano ininterrottamente i telefonini con i loro giochi obnubilanti. Vedere una persona in spiaggia, sotto l’ombrellone, o nei giardini pubblici che sta leggendo un libro è cosa altamente improbabile.

Il livello culturale medio si abbassa sempre piú e siamo a quello che chiamano “analfabetismo di ritorno”. Complice la televisione che nei canali principali e negli orari di maggiore ascolto, trasmette solo programmi demenziali. La lingua corrente diventa sempre piú piatta, ben lontana da quella della tradizione letteraria, dei poeti e degli scrittori. E spesso gli stessi scrittori si adeguano alla lingua piatta della massa.
Il mercato librario è in decrescita. È vero che il numero dei libri che si stampano è piuttosto alto, ma le tirature sono sem-pre piú basse. Se fino a pochi anni fa le tirature minime, anche di un autore sconosciuto al primo libro, erano di 500-1000 copie, oggi si tirano 100-200 copie e spesso anche meno.

C’è la crisi economica? Certo. Ma la crisi economica è effetto di una piú grave crisi: la crisi morale. La crisi economica è partita, come è noto, dai giochi sporchi di alcuni banchieri.
Da qualche decennio c’è stata nell’uomo una sorta di “mutazione antropologica”, che ha abbassato il senso dell’etica e della morale, per cui si parla di “relativismo etico”, dove non esistono valori morali assoluti ma sono variabili in funzione dei mutamenti sociali, politici ed economici che si verificano nella società, ma anche in rapporto alla convenienza e agli interessi personali.
Perché le cose cambino deve cambiare l’uomo. Certo non è cosa da nulla, Ma non bisogna demordere. Perché si possa sperare di cambiare l’uomo, bisogna parlare alla sua sensibilità. E questo è il ruolo della cultura, e soprattutto dell’arte, di tut-te le arti, e della poesia in particolare.
La poesia è qualcosa di insostituibile per la formazione dell’individuo, per toccare la sua sensibilità.
E l’esperanto che c’entra? L’esperanto è solo una lingua, penserete. Sia pure una lingua molto bella e particolarmente fa-cile da imparare.
È vero, è una lingua, ma per come è nata e per come vive, è inevitabile che ci sia in essa quella che gli esperantisti chia-mano interna ideo. Cioè un’idea in qualche modo insita ed è quella che vorrebbe l’affratellamento di tutti i popoli, di tutte le nazioni.
Tutti gli esperantisti possono vantare amicizie soprannazionali. Quello che si chiama Esperantujo, il Paese dell’Esperanto, non ha confini geografici ma è diffuso in tutto il mondo, nei cinque continenti e ha radici nei cuori degli esperantisti.
Poesia ed esperanto in fondo sono cose non molto distanti e non è una caso che l’iniziatore dell’esperanto, il russo Ludwik Lejzer Zamenhof, oltre che uno studioso di lingue, anzi direi prima che uno studioso di lingue, fosse un poeta.

Amerigo Iannacone

(Stralcio della relazione tenuta a Sant’Angelo di Brolo (Messina) il 18 ottobre, in occasione della premiazione del Concorso “Poesia da tutti i cieli / Poezio el ĉiuj ĉieloj”.)

ImageQuesto articolo fa parte del numero di novembre del “Foglio volante - La Flugfolio - Mensile letterario e di cultura varia”.

Compaiono in questo numero, che ha più pagine del solito, oltre alle consuete rubriche, testi di Rosa Amato, Rinaldo Ambrosia, Lucia Barbagallo, Bastiano, Fabiano Braccini, Aldo Cervo, Mariano Coreno, Carmelo Costa, Serena Angela Cucco, Carla D’Alessandro,Francesco De Napoli, Lino Di Stefano, Georges Dumoutiers, Jason R. Forbus, Giuseppe Furlano, Amerigo Iannacone, Tommaso Lisi, Luciano Masolini, Nicola Minnaja, Gabriella Napolitano, Paolo Ragni.

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