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Sibari

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Alfabeto civile: A come ambiente PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Costantino   
mercoledý, 15 giugno 2016 05:21
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Val di Susa
C’era una volta la Val di Susa. Una valle incantata, una valle desiderata e conquistata da tutti coloro che, per millenni, hanno avuto bisogno di passarci. C’era una volta la Val di Susa, e c’è ancora. Ma domani potrebbe non esserci più. Perché il dio dei nostri giorni, il Mercato, ha deciso che proprio lì deve passare un treno ad alta velocità, e che dunque bisogna bucare la valle, non importa se questo vuol dire riempire di amianto e di uranio l’acqua e l’aria, distruggere i siti archeologici, calpestare i diritti fondamentali della persona.

Non importa se i vantaggi di quel Tav sono tutti e solo per chi lo costruisce. Non importa se gli abitanti della valle non lo vogliono, e lo devi imporre con la violenza. Non importa se per imporlo devi trasformare, letteralmente, i musei in caserme.

Se vai nella bellissima, struggente Val di Susa capisci perché la Costituzione dice che il paesaggio (cioè l’ambiente, la natura) e il patrimonio artistico (cioè l’arte), non si possono separare e vanno difesi insieme. Come in Val di Susa, in tutta Italia l’arte non bisogna andarsela a cercare. Non è un passatempo a pagamento, lo svago dei ricchi la domenica pomeriggio. No, l’arte è un fatto ambientale. Quasi tutti ci sbattiamo la faccia ogni giorno: uscendo di casa, andando al lavoro, passeggiando. Possiamo decidere di vederla o non vederla, capirla o non capirla, amarla o essere indifferente, ma non uscirà in nessun caso dalla nostra esperienza. Capirla vuol dire capire il nostro paese, noi stessi, il nostro futuro. Non capirla significa perdere un’occasione preziosa per cambiare la nostra vita. E’ quanto sostiene Massimo Montanari nel suo prezioso libro Istruzioni per l’uso del futuro.

L’arte è una cosa sola con l’ambiente: il tessuto continuo di natura e arte, figure e parole, storia e idee che ci avvolge e ci dà forma anche se non lo comprendiamo. E il momento di comprendere che cos’è la nostra terra, senza aspettare le tragedie che la distruggono e scongiurare i rischi che  un uso privatistico del nostro territorio, del tutto indifferente ad ogni criterio di salvaguardia ambientale come nel caso delle trivellazioni nel nostro mare, ne facciano scempio.

Apriamo gli occhi e uniamo le forze che proteggono, studiano e fanno conoscere l’ambiente e il patrimonio artistico italiano. Si tratta di tradurre in programma operativo l’articolo 9 della costituzione collegandone i due commi, quello in cui la Repubblica promuove “la ricerca scientifica e tecnica” e quello dove la stessa Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio”. Non sembra andare in questa direzione la creazione di un’unica sovraintendenza archeologica di emanazione governativa legata com’è ai prefetti, prevista nell’ormai famigerato decreto “Sblocca Italia”.

ImageNon vorremmo scrivere tra qualche anno c’era una volta la Sibaritide con il suo splendido golfo ed ora non c’è più, perché il dio dei nostri giorni, il profitto ha deciso che proprio lì vanno cercati il gas e il petrolio. Mettere a rischio il nostro mare senza affrancarci dalla nostra dipendenza energetica,  che con i prezzi in caduta libera non risulta di certo onerosa. I produttori di fonti energetiche non sanno più a chi venderle, e non sembra che le cose possano migliorare per loro in futuro se è vero come sostiene Larry Summers, che ci troviamo di fronte ad una stagnazione economica secolare.

Trivellare il nostro mare è un affare solo per i petrolieri che in Italia trovano le condizioni tra le più vantaggiose al mondo. Un altro modello produttivo è possibile. Si tratta di investire in turismo, pesca, produzioni alimentari di qualità, biodiversità, innovazione industriale ed energie alternative che non feriscano l’ambiente ma che al contrario continuino l’opera di modellamento di un  paesaggio tra i più belli al mondo.

Giuseppe Costantino

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