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Vangelo del Corpus Domini PDF Stampa E-mail
Scritto da don M.Munno   
sabato, 28 maggio 2016 06:10
ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,11b-17. Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».  C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.  Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

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Viale magna grecia, 1 – 87011 Cassano all’Ionio (CS) – Tel. 098174014

 

 “in-formati”

Foglio settimanale parrocchiale

di formazione e informazione

 

29 MAGGIO – 5 GIUGNO 2016

camminando insieme

 

 Continuo a proporre in questa rubrica, nel contesto del Giubileo della Misericordia, il ciclo di catechesi del Santo Padre Francesco sulla Misericordia di Dio.

 

«La preghiera fonte di Misericordia. La parabola evangelica (cfr Lc 18,1-8) contiene un insegnamento importante: «La necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai» (v. 1). Dunque, non si tratta di pregare qualche volta, quando mi sento. No, Gesù dice che bisogna «pregare sempre, senza stancarsi». E porta l’esempio della vedova e del giudice.

Il giudice è un personaggio potente, chiamato ad emettere sentenze sulla base della Legge di Mosè. Per questo la tradizione biblica raccomandava che i giudici fossero persone timorate di Dio, degne di fede, imparziali e incorruttibili (cfr Es 18,21). Al contrario, questo giudice «non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno» (v. 2). Era un giudice iniquo, senza scrupoli, che non teneva conto della Legge ma faceva quello che voleva, secondo il suo interesse. A lui si rivolge una vedova per avere giustizia.

Le vedove, insieme agli orfani e agli stranieri, erano le categorie più deboli della società. I diritti assicurati loro dalla Legge potevano essere calpestati con facilità perché, essendo persone sole e senza difese, difficilmente potevano farsi valere: una povera vedova, lì, sola, nessuno la difendeva, potevano ignorarla, anche non darle giustizia. Così anche l’orfano, così lo straniero, il migrante: a quel tempo era molto forte questa problematica. Di fronte all’indifferenza del giudice, la vedova ricorre alla sua unica arma: continuare insistentemente a importunarlo, presentandogli la sua richiesta di giustizia. E proprio con questa perseveranza raggiunge lo scopo. Il giudice, infatti, a un certo punto la esaudisce, non perché è mosso da misericordia, né perché la coscienza glielo impone; semplicemente ammette: «Dato che questa vedova mi dà fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi» (v. 5).

Da questa parabola Gesù trae una duplice conclusione: se la vedova è riuscita a piegare il giudice disonesto con le sue richieste insistenti, quanto più Dio, che è Padre buono e giusto, «farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui»; e inoltre non «li farà aspettare a lungo», ma agirà «prontamente» (vv. 7-8).

Per questo Gesù esorta a pregare “senza stancarsi”. Tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma Gesù ci assicura: a differenza del giudice disonesto, Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio ad affidarci a Lui anche quando non ne comprendiamo la volontà. In questo, Gesù stesso – che pregava tanto! – ci è di esempio. La Lettera agli Ebrei ricorda che «nei giorni della sua vita terrena Egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (5,7). A prima vista questa affermazione sembra inverosimile, perché Gesù è morto in croce. Eppure la Lettera agli Ebrei non si sbaglia: Dio ha davvero salvato Gesù dalla morte dandogli su di essa completa vittoria, ma la via percorsa per ottenerla è passata attraverso la morte stessa! Il riferimento alla supplica che Dio ha esaudito rimanda alla preghiera di Gesù nel Getsemani. Assalito dall’angoscia incombente, Gesù prega il Padre che lo liberi dal calice amaro della passione, ma la sua preghiera è pervasa dalla fiducia nel Padre e si affida senza riserve alla sua volontà: «Però – dice Gesù – non come voglio io, ma come vuoi tu» (Mt 26,39). L’oggetto della preghiera passa in secondo piano; ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre. Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all’unione con Dio, che è Amore misericordioso.

La parabola termina con una domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (v. 8). E con questa domanda siamo tutti messi in guardia: non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta. E’ la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla! Chiediamo al Signore una fede che si fa preghiera incessante, perseverante, come quella della vedova della parabola, una fede che si nutre del desiderio della sua venuta. E nella preghiera sperimentiamo la compassione di Dio, che come un Padre viene incontro ai suoi figli pieno di amore misericordioso».

 

Custodiamoci nella preghiera reciproca! Buona domenica a tutti!

                                                               don Michele

 

Riflettiamo “insieme” sulla Parola di Dio della Domenica

29 Maggio 2016

Corpus Domini

(Gen 14,18-20; Sal 109; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11b-17)

 

Il dono della vita nuova, che il Padre ci ha fatto attraverso la Pasqua di Gesù e che continuamente ci viene rinnovato attraverso lo Spirito, viene alimentato attraverso il Sacramento dell’Eucaristia. Ecco perché, in questa seconda domenica dopo Pentecoste siamo invitati a celebrare la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo: comunicando a questo dono dobbiamo permettere al Signore di trasformare anche la nostra vita in dono.

Il dono dell’Eucaristia viene in qualche modo anticipato nel “segno” della cosiddetta “moltiplicazione dei pani”.

Attraverso la pagina del Vangelo, perciò, siamo in qualche modo accompagnati ad entrare nel segno che Gesù ha scelto per significare il dono di tutto se stesso – il pane – per far si che tutta la nostra vita sia assimilata a questo segno e diventi il prolungamento del suo stesso dono.

Mangiando il pane eucaristico, infatti, non solo lo dobbiamo assimilare, ma dobbiamo lasciarci assimilare: dobbiamo diventare ciò che mangiamo! Sta qui tutta la sfida dell’essere cristiani, dell’essere discepoli di Gesù: mangiare Gesù per diventare Gesù.

Cerchiamo di soffermarci sulla pagina del Vangelo per cogliere alcune implicazioni del nostro “fare la comunione”.

Da una parte, ci viene presentato Gesù che parla alle folle e guarisce quanti avevano bisogno di cuore. Due azioni che sembrano essere compiute da Gesù ininterrottamente, senza stancarsi, senza porre limiti. La sua vita è tutta un dono per gli altri.

Dall’altra, ci sono i Dodici che si avvicinano a Gesù, ma che contemporaneamente sono profondamente distanti da Lui, dalla sua logica, dal suo essere dono! I Dodici sono fisicamente vicini a Gesù, ma il loro cuore è distante da Lui … ed è distante anche dai bisogni della folla: sono forse capaci di intercettare i suoi bisogni (alloggiare e trovare cibo), ma tali bisogni non li interpellano, tanto da suggerire a Gesù di congedare la folla! Un modo per dire: se la vedano loro! A noi che importa?

Ed ecco la consegna che ci viene fatta in ogni Eucaristia, quando celebriamo facendo realmente “memoria di Gesù” e non semplicemente ripetendo gesti teatrali che non ci coinvolgono: “Voi stessi date loro da mangiare”! Queste sono le “parole scomode” che dovremmo sentirci bruciare nel petto ogni volta che riceviamo la comunione: “Voi stessi date loro da mangiare”! … Voi stessi dovete continuare, senza porre limiti, senza porre orari, a parlare alle folle del regno di Dio e a prendervi cura dei loro bisogni (guarire quanti avevano bisogno di cure).

E quanta fatica fanno i discepoli di ieri e di oggi, quanta fatica facciamo noi a comprendere che la soluzione dei problemi non la dobbiamo trovare nelle dinamiche economiche, come propongono a Gesù i Dodici: “a meno che non andiamo a comprare viveri per tutta questa gente”! Sì, perché non possiamo pensare di risolvere le questioni “comprando”! Il verbo comprare, tra l’altro, non potrebbe portare al risultato prodotto dalla dinamica innescata da Gesù: “tutti mangiarono a sazietà” … tutti! Non potrebbe portare a questo risultato perché non “tutti” possono “comprare”!

Nell’invito a dare noi stessi da mangiare c’è sotteso un altro verbo: condividere! Ecco il verbo della Comunione: condividere! Potrebbe sembrare assurdo, come per i Dodici, pensare che i “nostri” cinque pani e due pesci siano sufficienti!

Ma la “follia” cristiana, capace di saziare “tutti”, passa proprio da qui: mettere a disposizione di tutti, attraverso Gesù, quel poco che ho … ma nelle mani di Gesù il poco che ho e il poco che sono è davvero capace di saziare tutti … anzi, ne avanza ancora: una “riserva” per chi verrà dopo!

Lasciamoci convertire dalla logica dell’Eucaristia per sperimentare in pienezza la novità della Pasqua e per offrire al mondo le vere risorse capaci di saziare tutti: noi stessi e i nostri cinque pani e due pesci! Amen.

 

 

 

AVVISI

 

- DOMENICA 29 MAGGIO NON SARÀ CELEBRATA IN PARROCCHIA LA S. MESSE DELLE ORE 18:30. ALLE ORE 18:00, PRESSO LA BASILICA CATTEDRALE, IL VESCOVO CELEBRERÀ LA S. MESSA A CUI FARÀ SEGUITO LA PROCESSIONE DIOCESANA DEL CORPUS DOMINI.

 

- GIOVEDÌ 2 GIUGNO si celebra a Trebisacce, nel pomeriggio, la giornata diocesana dei giovani. La tradizionale “GIORNATA DELLA COMUNITÀ”, per quest’anno, perciò, SARÀ CELEBRATA DOMENICA 12 GIUGNO.

 

 - VENERDÌ 3 GIUGNO la S. Messa sarà concelebrata dal Vescovo, in Basilica Cattedrale, insieme a tutti i sacerdoti e le famiglie in occasione del loro giubileo.

 

- SABATO 18 e DOMENICA 19 GIUGNO vivremo il PELLEGRINAGGIO GIUBILARE A ROMA, secondo il programma affisso e diffuso. È necessario far pervenire le  iscrizioni alla signora Angela Concistrè (tel. 3208323877), entro e non oltre il 5 GIUGNO.

 

DOMENICA 29 MAGGIO bianco

 

Ë CORPO E SANGUE DI CRISTO

Solennità - Liturgia delle ore propria

Gen 14,18-20; Sal 109; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11b-17

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Giovanni, Rosa

 

Ore 11,00 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

PRIME COMUNIONI Pro populo

 

Ore 18,00 – BASILICA CATTEDRALE: S. MESSA E PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI

LUNEDI’ 30 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore prima settimana

2Pt 1,1-7; Sal 90; Mc 12,1-12

Mio Dio, in te confido

 

 

Ore 18,30 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

 

 

MARTEDI’ 31 MAGGIO bianco

 

VISITAZIONE DELLA B. V. MARIA

Festa - Liturgia delle ore propria

Sof 3,14-18 opp. Rm 12,9-16b; Cant. Is 12,2-6; Lc 1,39-56

Grande in mezzo a te è il Santo d’Israele

 

 

BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE

 

Ore 18,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Maria, Saletta

 

MERCOLEDI’ 1 GIUGNO rosso

 

Liturgia delle ore prima settimana

S. Giustino – memoria

2Tm 1,1-3.6-12; Sal 122; Mc 12,18-27

A te, Signore, alzo i miei occhi

 

 

BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE

 

Ore 18,30 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Def. Salvatore

 

GIOVEDI’ 2 GIUGNO verde

 

Liturgia delle ore prima settimana

2Tm 2,8-15; Sal 24; Mc 12,28b-34

Fammi conoscere, Signore, le tue vie

 

 

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

 

 

Nel pomeriggio: TREBISACCE

GIUBILEO DEI GIOVANI

 

VENERDI’ 3 GIUGNO bianco

 

Ë SACRATISSIMO CUORE DI GESU’

Solennità - Liturgia delle ore propria

Ez 34,11-16; Sal 22; Rm 5,5b-11; Lc 15,3-7

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

 

 

Ore 18,30 – BASILICA CATTEDRALE: S. MESSA E GIUBILEO DEI SACERDOTI E DELLE LORO FAMIGLIE

SABATO 4 GIUGNO bianco

 

Liturgia delle ore propria

Cuore Immacolato di Maria – memoria

Is 61,9-11; Cant. 1Sam 2,1.4-8; Lc 2,41-51

Il mio cuore esulta nel Signore, mio salvatore

 

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Giuseppina

 

 

 

DOMENICA 5 GIUGNO verde

 

Ë X DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Liturgia delle ore seconda settimana

1Re 17,17-24; Sal 29; Gal 1,11-19; Lc 7,11-17

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Domenica, Francesco

 

Ore 11,00 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

e BATTESIMI

Pro populo

 

Ore 18,30 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Def. Domenico (1° anniversario), Beatrice

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