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Vangelo della PENTECOSTE PDF Stampa E-mail
Scritto da don M.Munno   
venerdý, 13 maggio 2016 08:18
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GIOTTO: PENTECOSTE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,15-16.23b-26. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

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Viale magna grecia, 1 – 87011 Cassano all’Ionio (CS) – Tel. 098174014

 

 “in-formati”

Foglio settimanale parrocchiale

di formazione e informazione

 

15 – 22 MAGGIO 2016

 

camminando insieme

 

 Continuo a proporre in questa rubrica, nel contesto del Giubileo della Misericordia, il ciclo di catechesi del Santo Padre Francesco sulla Misericordia di Dio.

 

«Vogliamo riflettere oggi sulla parabola del Padre misericordioso. Essa parla di un padre e dei suoi due figli, e ci fa conoscere la misericordia infinita di Dio.

Partiamo dalla fine, cioè dalla gioia del cuore del Padre, che dice: «Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (vv. 23-24). (…). Gesù non descrive un padre offeso e risentito, un padre che, ad esempio, dice al figlio: “Me la pagherai”: no, il padre lo abbraccia, lo aspetta con amore.  Al contrario, l’unica cosa che il padre ha a cuore è che questo figlio sia davanti a lui sano e salvo e questo lo fa felice e fa festa. L’accoglienza del figlio che ritorna è descritta in modo commovente: «Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (v. 20). Quanta tenerezza; lo vide da lontano: cosa significa questo? Che il padre saliva sul terrazzo continuamente per guardare la strada e vedere se il figlio tornava; quel figlio che aveva combinato di tutto, ma il padre lo aspettava. Che cosa bella la tenerezza del padre! La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli. Certo, il figlio sa di avere sbagliato e lo riconosce: «Ho peccato … trattami come uno dei tuoi salariati» (v. 19). Ma queste parole si dissolvono davanti al perdono del padre. L’abbraccio e il bacio di suo papà gli fanno capire che è stato sempre considerato figlio, nonostante tutto. E’ importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità.

Questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai. Penso alle mamme e ai papà in apprensione quando vedono i figli allontanarsi imboccando strade pericolose. Penso ai parroci e catechisti che a volte si domandano se il loro lavoro è stato vano. Ma penso anche a chi si trova in carcere, e gli sembra che la sua vita sia finita; a quanti hanno compiuto scelte sbagliate e non riescono a guardare al futuro; a tutti coloro che hanno fame di misericordia e di perdono e credono di non meritarlo… In qualunque situazione della vita, non devo dimenticare che non smetterò mai di essere figlio di Dio, essere figlio di un Padre che mi ama e attende il mio ritorno. Anche nella situazione più brutta della vita, Dio mi attende, Dio vuole abbracciarmi, Dio mi aspetta.

Nella parabola c’è un altro figlio, il maggiore; anche lui ha bisogno di scoprire la misericordia del padre. Lui è sempre rimasto a casa, ma è così diverso dal padre! Le sue parole mancano di tenerezza: «Ecco io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando… ma ora che è tornato questo tuo figlio…» (vv. 29-30). Vediamo il disprezzo: non dice mai “padre”, non dice mai “fratello”, pensa soltanto a sé stesso, si vanta di essere rimasto sempre accanto al padre e di averlo servito; eppure non ha mai vissuto con gioia questa vicinanza. E adesso accusa il padre di non avergli mai dato un capretto per fare festa. Povero padre! Un figlio se n’era andato, e l’altro non gli è mai stato davvero vicino! La sofferenza del padre è come la sofferenza di Dio, la sofferenza di Gesù quando noi ci allontaniamo o perché andiamo lontano o perché siamo vicini ma senza essere vicini.

Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. I giusti, quelli che si credono giusti, hanno anche loro bisogno di misericordia. Questo figlio rappresenta noi quando ci domandiamo se valga la pena faticare tanto se poi non riceviamo nulla in cambio. Gesù ci ricorda che nella casa del Padre non si rimane per avere un compenso, ma perché si ha la dignità di figli corresponsabili. Non si tratta di “barattare” con Dio, ma di stare alla sequela di Gesù che ha donato sé stesso sulla croce senza misura.

«Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo, ma bisognava far festa e rallegrarsi» (v. 31). Così dice il Padre al figlio maggiore. La sua logica è quella della misericordia! Il figlio minore pensava di meritare un castigo a causa dei propri peccati, il figlio maggiore si aspettava una ricompensa per i suoi servizi. I due fratelli non parlano fra di loro, vivono storie differenti, ma ragionano entrambi secondo una logica estranea a Gesù: se fai bene ricevi un premio, se fai male vieni punito; e questa non è la logica di Gesù, non lo è! Questa logica viene sovvertita dalle parole del padre: «Bisognava far festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (v. 31). Il padre ha recuperato il figlio perduto, e ora può anche restituirlo a suo fratello! Senza il minore, anche il figlio maggiore smette di essere un “fratello”. La gioia più grande per il padre è vedere che i suoi figli si riconoscano fratelli.

I figli possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare. Devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita. La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore. E questo è uno stimolo per noi. (…) apriamo il nostro cuore, per essere “misericordiosi come il Padre”!».

 

Custodiamoci nella preghiera reciproca! Buona domenica a tutti!

                                                               don Michele

 

Riflettiamo “insieme” sulla Parola di Dio della Domenica

15 Maggio 2016

Pentecoste

(At 2,1-11; Sal 103; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26)

 

L’autore degli Atti degli Apostoli racconta la “discesa dello Spirito Santo” sugli Apostoli “mentre il giorno di Pentecoste stava per compiersi”.

Si tratta della Pentecoste ebraica, che veniva celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua. Mentre a Pasqua gli ebrei facevano memoria della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, a Pentecoste essi celebravano il dono della Torah, della Legge.

Per gli ebrei, perciò, Pasqua e Pentecoste erano strettamente legate, poiché la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto poteva diventava una “realtà permanente” nella misura in cui essi si impegnavano a vivere secondo la Legge donata da Dio a Mosè sul Sinai.

Per noi cristiani la Pasqua è Cristo, il Suo Mistero di Passione - Morte - Resurrezione, attraverso il quale noi siamo stati liberati dal peccato e dalla morte.

La nostra Pasqua si compie con la Pentecoste, con il Dono dello Spirito Santo, che fa sì che la Parola di Gesù non sia semplicemente una legge, una norma esteriore da osservare, ma una realtà interiore e dinamica che ci fa sperimentare il nostro essere “figli nel Figlio”, e dal quale dobbiamo sempre lasciarci “guidare”!

Negli Atti degli Apostoli l’irruzione dello Spirito è descritta attraverso un genere letterario tipico delle teofanie, delle manifestazioni di Dio, in modo che sia chiaro che lo Spirito è Dio stesso.

Più che soffermarci su questi aspetti, però, dovremmo porre attenzione ad un’annotazione particolarmente importante che troviamo nel racconto: i discepoli si trovavano “tutti insieme nello stesso luogo”.

I carismi, come la “glossolalia” (il dono “delle lingue”), non sono, infatti, come annota san Paolo scrivendo alla Comunità di Corinto, doni “individuali”, ma sono dati per l’utilità comune. Il fatto di trovarsi “tutti insieme nello stesso luogo” fa comprendere come la “comunione” sia non soltanto un effetto del dono dello Spirito, ma che lo sforzo della comunione sia quasi un requisito perché il Dono possa essere ricevuto e accolto in modo degno.

E qui sembra opportuno fare un’ultima annotazione proprio in questa direzione.

Gli esegeti discutono sul fenomeno che viene descritto in questa pagina degli Atti degli Apostoli. Ci sono alcuni, infatti, che ritengono che si tratti di “glossolalia” (esprimersi in altre lingue), mentre altri ritengono che sia un fenomeno di “poliglottologia” (comprendere le altre lingue).

Nell’uno o nell’altro caso, tuttavia, non è il fenomeno in sé che deve interpellarci quanto il fatto che, attraverso il dono dello Spirito, ci è data la possibilità di uscire dalla “confusione” che il nostro peccato ha causato e che ha la sua chiara descrizione in quella pagina del libro della Genesi,  nota a tutti come “torre di Babele”!

Lo Spirito, infatti, ci aiuta a passare dalla divisione all’unità, dalla confusione alla comunione! E ci permette di parlare in quel linguaggio universale, a tutti comprensibile, che è il linguaggio dell’amore, che è lo stesso linguaggio di Gesù, il linguaggio di Dio!

Invochiamo, perciò, il Dono di Dio, per riceverlo sempre nuovamente: “Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”. Amen.

 

 

AVVISI

 

- SABATO 21 MAGGIO i ragazzi di V elementare vivranno un piccolo ritiro e celebreranno la PRIMA CONFESSIONE.

 

-  DOMENICA 22 MAGGIO, alle ore 12:00, ci sarà la SUPPLICA A S. RITA. Dopo la S. Messa delle ore 18:30 si terrà la tradizionale “BENEDIZIONE DELLE ROSE”.

 

- La S. Messe nelle Contrade della Parrocchia, annunciata per il Mese di Maggio, sarà celebrata secondo il seguente calendario:

- Mercoledì 18 maggio: Contrada SPADELLE

- Giovedì 19 maggio: Contrada MURATE

- Venerdì 20 maggio: Contrada TRE PONTI

- Venerdì 27 maggio: Contrada PANTANO ROTONDO

 


 

DOMENICA 15 MAGGIO rosso

 

Ë PENTECOSTE

Solennità - Liturgia delle ore propria

At 2,1-11; Sal 103; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Leonardo, Marcella

 

Ore 11,00 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Pro populo

 

Ore 18,30 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Def. Emilio, Rosina

LUNEDI’ 16 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

Gc 3,13-18; Sal 18; Mc 9,14-29

I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore

 

 

Ore 17,00 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Def. Nicolina, Rina, Peppina

 

 

MARTEDI’ 17 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

Gc 4,1-10; Sal 54; Mc 9,30-37

Affida al Signore il tuo peso ed egli ti sosterrà

 

 

Ore 18,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Teresa, Domenico

MERCOLEDI’ 18 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

Gc 4,13-17; Sal 48; Mc 9,38-40

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli

 

 

 

Ore 18,30 – CONTRADA SPADELLE: S. MESSA

 

GIOVEDI’ 19 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

Gc 5,1-6; Sal 48; Mc 9,41-50

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli

Ore 15,00 in poi – “S. Giuseppe”: CATECHISMO

 

Ore 18,30 – CONTRADA MURATE: S. MESSA

Def. Concetta

 

VENERDI’ 20 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

Gc 5,9-12; Sal 102; Mc 10,1-12

Misericordioso e pietoso è il Signore

 

BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE

 

Ore 15,30 in poi – “S. Giuseppe”: CATECHISMO

 

Ore 18,30 – CONTRADA TRE PONTI: S. MESSA

 

 

SABATO 21 MAGGIO verde

 

Liturgia delle ore terza settimana

Gc 5,13-20; Sal 140; Mc 10,13-16

La mia preghiera stia davanti a te come incenso

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

 

RITIRO E PRIME CONFESSIONI

 

Ore 15,30 in poi – “S. Giuseppe”: CATECHISMO

Ore 17,30 in poi – “S. Giuseppe”:

GIOVANISSIMI E GIOVANI

 

 

 

DOMENICA 22 MAGGIO bianco

 

Ë SANTISSIMA TRINITA’ - Solennità

Liturgia delle ore propria

Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15


O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

FESTA DI SANTA RITA DA CASCIA

 

Ore 8,30 – Chiesa “S. Giuseppe”: S. MESSA

Def. Pasquale

 

Ore 11,00 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Pro populo

Ore 11,00 – CHIESA “S. EUSEBIO”:

SUPPLICA A SANTA RITA

 

Ore 18,30 – CHIESA “S. EUSEBIO”: S. MESSA

Def. Anna

BENEDIZIONE DELLE ROSE

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