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Natale. Il mio IO come regalo PDF Stampa E-mail
Scritto da L.Niger   
venerdý, 18 dicembre 2015 07:05
ImageNatale, ogni Natale, si caratterizza per tante cose, sovente confuse, contraddittorie e perturbanti: la ricerca di intimità e il senso di estraneità, lo stare insieme lietamente e la solitudine atroce, i ricordi dolci dell’infanzia e quelli dolorosi, la gioia della presenza e la tristezza per quelli che abbiamo perduto, per sempre. Un pieno e un vuoto in un difficile e alterno equilibrio. E, poi, l’atmosfera che si crea, unica e particolare: luci, suoni, odori, sapori, immagini…che ci riportano indietro nel tempo, un tempo che, comunque, non ritornerà più.

Da qui, nostalgia, malinconia, ma anche rimpianti, rimorsi; amori e odi, speranza e disperazione, sensibilità e indifferenza, solidarietà ed egoismo…

Insomma, nel Natale convivono pensieri, emozioni, ricordi, desideri, paure, ansie, spesso nello stesso individuo, nello stesso momento. Alla dolcezza delle lacrime si associa l’amarezza delle lacrime. Senza dimenticare l’eterna e ricorrente tragedia dei poveri e dei migranti, dei bambini, in particolare, che il Natale lo festeggiano in fondo al mare o stesi su una spiaggia sotto un cielo indifferente, di piombo.  Il Natale si colora, si aspetta e si subisce, si vive in tanti modi, toccando, in positivo e in negativo, la personalità di tutti e di ciascuno, apportando momenti di gioia o di ulteriore angoscia. Tuttavia, il Natale non è solo una peculiare condizione emotiva e sentimentale, ma è anche una formidabile occasione di consumismo sfrenato, tanto atteso e promosso dai teorici del mercato libero e selvaggio e del profitto smisurato. Tra il consumismo sconsiderato spiccano le cene abbondanti da veri crapuloni, i viaggi esotici ed insignificanti, che fanno scena e potenziano il proprio curriculum recitativo, i regali, spesso offensivamente costosi e pacchiani. Il regalo, correttamente occorre aggiungere, va inquadrato in una psicologia relazionale più complessa e articolata. Al di là dell’aspetto abitudinario e sdebitante, il regalo ha, non poche volte, il significato di un pensiero, di un dono gratuito, di un darsi, in cui l’Altro è il vero destinatario. Tralasciando il senso e il significato antropologico, sociologico e psicologico, mi sovviene un episodio accaduto nell’ambito della mia attività professionale. In breve, tempo fa ho avuto in terapia una bella  e intelligente adolescente, con svariati e seri problemi: violenze subite, ipocondria, paranoia, assenza di autostima, rifiuto del proprio corpo, inibizioni, condizionamenti pesanti a livello familiare ed ambientale, sensazione di fallimento esistenziale, idee suicidarie e così via…Un quadro complesso e drammatico, da farmi temere passaggi all’atto estremamente pericolosi.  Nel corso degli anni la ragazza timida, riservata e introversa era completamente cambiata, per cui cercavo di facilitarne il distacco, la separazione, l’autonomia, per continuare a camminare da sola, con se stessa e con il mondo esterno. Ad ogni Natale, con mio disappunto ed evidente disagio, ci teneva a farmi un regalo. Quel determinato anno , sempre nel periodo natalizio, si era presentata senza il solito saluto, e alla mia domanda:”come va?”, con un sorriso smagliante e tenero e alzandosi in piedi, aveva risposto: “per questo Natale il regalo è per me: il mio io  ”.

 Quale gradita e piacevole sorpresa! La cura di sé aveva raggiunto il suo  scopo: si era riconosciuta, aveva conquistato la consapevolezza di sé, aveva scoperto la sua identità, che, ovviamente, non è mai un dato, qualcosa di acquisito definitivamente, ma rappresenta un processo, una condizione dinamica, che si modifica e si arricchisce. Con la bella adolescente (quasi adolescente) fu l’ultimo Natale in terapia. Sarebbe interessante farsi come regalo la conquista della consapevolezza del proprio io, precondizione per riconoscere e incontrare l’altro, che è poi il diverso, il prossimo, il nostro vicino. La conquista dell’io nella dimensione dell’altro, il pensiero di sé e il pensiero dell’altro.

Forse, si potrebbe contribuire a rafforzare il fragile tempo della speranza per sconfiggere l’oscuro tempo della paura.

 

Luigi NIGER

(psicologo)

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