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Vangelo di Domenica 15 Novembre PDF Stampa E-mail
Scritto da p.V.Bertolone   
sabato, 14 novembre 2015 18:48
ImageDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 13,24-32. - In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. Dal fico imparate questa parabola: quando gia il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. Vegliare per non essere sorpresi

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

1 5 novembre 2015

La “beata speranza”

IntroduzioneCome sulle strade delle nostre città e nelle vetrine dei negozi compaiono alla spicciolata le prime luminarie e gli addobbi, segni inconfondibili di un clima di festa imminente, così il Vangelo di questa trentatreesima domenica del tempo ordinario ci introduce nell’atmosfera dell’Avvento, tempo d’attesa e di preparazione per accogliere Colui che sempre viene. Infatti, nucleo centrale attorno a cui ruota ilcomplesso discorso di Gesù è proprio quello della sua venuta, meglio del suo ritorno nella gloria. Gesù per annunciare i segni, premonitori presagi della sua imminente parusia, ha usato toni profetico apocalittici: «In quei giorni…il sole si oscurerà, e la luna non darà più il suo splendore, e gli astri si metteranno a cadere dal cielo, e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte» (Mc 13, 24-25). Ma volendo riflettere bene le sue parole si rivelano pregne di speranza: la speranza che il Signore ci sarà,ritornerà, anche dopo questi tempi, che non suscitano speranze in un futuro migliore. Il discorso apocalittico di Gesù, infatti, non è negativo, anzi annuncia un finale lieto: un futuro inondato dalla luce dell’Eterno. Per questo il messaggio veicolato nella pagina del Vangelo è invito a sperare ed a guardare oltre il buio dei nostri tempi e del nostro vissuto; è capacità di credere che la fine non è fine, ma inizio; é coraggio di trovare senso nella vita anche quando senso sembra non averne. E tutto ciò è possibile perché il Figlio di Dio non solo verrà alla fine della storia umana e individuale, ma è già entrato nella storia, e questa è la novità più sorprendente, più inattesa. E solo per attendere questa novità vale la pena di vivere intensamente e consenso il nostro presente.

 Non fine ma inizio

Secondo alcuni pensatori dell’antica Grecia la caratteristica del tempo è la ciclicità, cioè gli anni e i secoli girano, ed in tale circolarità ripropongono avvenimenti del passato. Come dire, non capita niente di nuovo, niente che non sia già avvenuto. La Bibbia ha della storia una concezione lineare: essa procede sotto la guida di Dio verso il Suo télos e non si ripete mai allo stesso modo. Questa concezione della storia è sicuramente rassicurante, perché invita a sperare nonostante le difficoltà, spinge, inoltre, a non lasciarsi imprigionare dai vincoli immanenti ma a proiettare lo sguardo lontano, verso una realtà decisamente migliore. Ci rincuora anche il fatto che a guidare la storia sia Dio, che dall’inizio alla fine sostiene e protegge il cammino collettivo e individuale. Questo riscontriamo nelle parole rivelatrici di Gesù. Infatti oltre il loro tono apocalittico ed escatologico, le parole del Vangelo di Marco rassicurano che il Signore, già presente nella storia, lo sarà anche alla fine, che è poi un incipit. Su questa certezza si fonda la nostra speranza che Gesù verrà a chiudere il capitolo della nostra vicenda terrena e a inaugurare l'altro della vita eterna. Dunque, non serve temere come o quando avverrà ciò che Gesù ha annunciato, perché la fede nella Sua presenza, ci dice che la fine sarà un... inizio senza fine: Cristo verrà per l'ultima volta "con grande potenza e gloria". La sua manifestazione sarà il traguardo di ogni esistenza umana e di tutta la storia: egli darà senso a tutto e chiarirà il senso di tutto. Il tempo presente è un’attesa, durante la quale siamo chiamati ad allenare il cuore e la mente a riconoscere i segni della venuta imminente di Colui che salva e che oggi ci dà speranza, nonostante i lati oscuri. Infatti, quante volte si è spento il sole, quante volte le stelle sono cadute a grappoli dal cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: l’ansia per un futuro incerto, l’inquietudine per una precarietà sempre più drammatica, una disgrazia, la malattia, la morte di una persona cara, un tradimento, una sconfitta? Tutte queste cose, a ben vedere, dovrebbero spaventarci, perché contando solo sulle nostre forze per superarle, spesso non riusciamo a trovare un senso, uno spiraglio di luce. Invece le parole di Gesù non possono spaventarci, anzi, invitandoci a guardare oltre, in alto ci fanno vedere tra le nubi la luce.

Gesù dicendo parole d’angoscia, educa alla speranza: se anche il cielo dovesse crollarti addosso, oltre i frantumi del cielo viene un Dio esperto d’amore. Se anche davanti hai un tunnel buio, tendi le mani, e alla fine del tunnel una mano sicura afferrerà la tua e ti inonderà di luce. Quindi non c’è da temere per la fine dei tempi, perché come il Signore ci viene incontro alla fine dei nostri tanti tunnel quotidiani, come potrà abbandonarci quando davvero ogni cosa finirà? La fiducia riposta in Lui è fede nella certezza che da fin quando il Figlio di Dio si è incarnato, l’Eterno ci appartiene. Questa speranza non va confusa con un invito all’inerzia, o ad un tipo di vita indifferente allo spirito dell’attesa, giacché non si sa quando la speranza diventerà certezza. "L'attesa delle ultime cose implica l'impegno per le penultime"(Bonhoeffer). Dunque l’attesa è fiduciosa e vigilante; anzi la salvezza nella storia e oltre la storia motiva e fonda l'atteggiamento cristiano nei confronti della realtà. Nell’attesa operare bene perché chi agisce bene, rettamente non ha nulla da temere né da vivo né da morto. Attendere con speranza e fiducia significa rimboccarsi le maniche per l'azione. "Il cristiano è sempre come seduto sul bordo estremo della sua sedia. Seduto su quello che dispone di un appoggio sicuro: la speranza. All'estremo bordo della sedia, perché è pronto ad alzarsi e a pagare di persona" (G. Danneels). Il cristiano è colui che sa conoscere l’arrivo della primavera stando con cuore e mente attenti a vedere se il “fico ha messo le prime gemme”.

 Non “quando”, ma “come”

Dunque il cristiano doc non trascorre la sua vita nell’angoscia della prossima fine, o vive noncurante di questa realtà, piuttosto vigila per cogliere i segnali della primavera che chiama all’impegno, alla laboriosità, in ogni stagione della vita. Questo si può fare se si crede davvero, ovvero se si cammina nel presente con gioia perché viva nelcuore è la certezza che già ora siamo “gemme” del “tempo eterno”. Vivere il tempoin questa dimensione, umana e divina significa farlo in vista di “qualcosa di piùduraturo della vita stessa(W. James). E che cosa può esserci di più duraturodell’Eterno? Quindi, chiediamoci in questo periodo di attesa come viviamo, ovvero setutto ciò che facciamo ci prepara realmente ad incontrare Colui che viene a darcisperanza e futuro. Chiediamoci perciò sempre se la strada che stiamo percorrendo è quella giusta, se l’amore che coltiviamo è per qualcosa che vale, se le opere che compiamo sono meritevoli del premio finale, se ogni giorno riusciamo ad accendere una stella che ci sorride felice perché è contenta di noi e perché abbiamo contribuito ad accenderla e a vivificarla. Se l’abbiamo saputo realizzare non importa saperlo ora: per noi che crediamo il non saperlo non è motivo per non continuare. Ciò che è veramente importante è che la nostra stella sarà lì ad aspettarci quando sbarcheremo nell’eternità. È vero Marco: parla di stelle che si spengono e cadono, ma il profeta Daniele (che l’evangelista cita) soggiunge: I saggi risplenderanno, i giusti saranno come stelle. Gli uomini quindi possono riempire il firmamento del cielo, e questo è già un grande motivo di speranza, perché finché sulla terra ci saranno uomini capaci di vivere con passione, innamorati di Cristo sorgente di vita, dono di pace e desiderio di giustizia, noi tutti riusciremo a trovare la strada verso il cielo. Illuminati da Cristo, i saggi e giusti saranno come fari nella notte, capaci di suscitare in noi tutti il desiderio di vivere ogni giorno in attesa della manifestazione gloriosa del Signore: fiduciosi nella speranza e operosi nella carità.

Conclusione

Dal momento in cui Cristo è entrato nella storia, l’inatteso è diventato realtà. Lanovità sorprendente è accaduta, e la sua portata ha stravolto ogni categoria dipensiero umano: Dio si è incarnato, e incarnandosi ha aperto all’uomo le porte versouna grande speranza che parla di nuovi cieli e nuova terra. E quanti credono in questa speranza percorrono con serenità e forza d’animo il loro pellegrinaggio verso la patria. A tutti coloro che si impegnano in tal modo rivolgo in questa domenica l’esortazione di s. Agostino: "Canta dunque come il viandante, canta e cammina, senza deviare, senza indietreggiare, senza voltarti. Qui canti nella speranza, lassù canterai nel possesso. Questo è l'alleluia della strada, quello l’alleluia della patria”.

Serena domenica!

+ Vincenzo Bertolone

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