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Foglio Volante di Ottobre 2015 PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Iannaccone   
venerdý, 02 ottobre 2015 08:38
ImageSi è parlato esperanto a San Benedetto del Tronto dal 22 al 29 agosto scorso. La bellissima città di mare marchigiana ha infatti ospitato l’82° Congresso Italiano di Esperanto, contestualmente al quale si è svolto anche il Congresso mondiale della LIBE, Ligo Internacia de Blindaj Esperantistoj (Lega Internazionale degli Esperantisti Ciechi). Vi hanno partecipato 217 e-sperantisti e benché fosse il congresso italiano e non quello internazionale, quasi la metà erano stranieri, provenienti non solo dall’Europa ma in pratica dai cinque continenti: dal Canada, dal Brasile, dalla Cina, dagli Stati Uniti e perfino dal Madagascar. E tutti comunicavano senza interpreti.

Tema del congresso: “Globalizzazione culturale: limiti e prospettive”. Tema ampiamente sviluppato nella relazione di a-pertura e poi in seminari nei giorni successivi dal canadese Mark Fettes, professore dell’Università di Toronto, Presidente dell’UEA; Universala Esperanto-Asocio (Associazione Universale di Esperanto).
Densissimo il programma del Congresso che prevedeva in ogni ora della giornata vari incontri e seminari su temi diversi tra cui scegliere, corsi di esperanto per principianti e di approfondimento, presentazione di novità librarie, dibattiti e perfino un seminario sul “sorobano”, una sorta di abaco giapponese, e un corso di tango per neofiti. Contemporaneamente c’erano, per chi lo desiderasse, escursioni nelle varie località turistiche, visite ai musei, ecc.
Ogni sera, concerti di musica leggera, con testi in esperanto, teatro, e, a seguire, il junulara programo, il programma per i giovani.
Una bella settimana di vacanza e di cultura al tempo stesso, di amicizia senza confini, in una magica atmosfera interna-zionale.
Il congresso si è chiuso sabato 29 con l’appuntamento all’83° Congresso Italiano di Esperanto, che si terrà a Frascati (Roma) dal 20 al 27 agosto 2016.


Amerigo Iannacone

È appena uscito dalla tipografia e sta per essere spedito agli abbonati, il numero di ottobre del “Foglio volante - La Flugfolio - Mensile letterario e di cultura varia” (anno XXX, n. 10). Vi compaiono testi di Giorgio Bàrberi Squarotti, Lucia Barbagallo Tadolini, Arnaldo Baroffio, Bastiano, Fabiano Braccini, Umberto Cerio, Francesco De Napoli, Jason R. Forbus, Amerigo Iannacone, Luciano Masolini, Adriana Mondo, Luigi Peternolli, Salvatore Rinaldi, Fryda Rota, Fernanda Spigone, Antonio Vanni.
Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto all’omaggio di tre libri delle Edizioni Eva per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (20 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.
Riportiamo, qui di seguito, l’articolo di apertura, una breve nota dalla rubrica “Appunti e spunti- Annotazioni linguisti-che” e una poesia di Fernanda Spigone.

 

 Appunti e spunti
Annotazioni linguistiche
di Amerigo Iannacone

“fEASYca”

«Una produzione italiana [il corsivo è mio] che si propone di rendere la fisica in modo divulgativo e al tempo stesso spettacolare», come viene definita la trasmissione, va in onda su Rai Scuola. Ed è vero: la trasmissione è scientificamente corretta, ma piacevole all’occhio del telespettatore. Ma si chiama, purtroppo, “fEASYca”. Che vuole dire questo titolo cervellotico e strambo? Non è una parolaccia, anche se lo sembra. La parola “easy” in inglese vuol dire “facile” ma si legge “isi”, per cui, inserita tra le lettere “f” e “ca”, dovrebbe dare, la pronuncia “fisica”. Ma, ci chiediamo, perché “easy”, se è una “produzione italiana”? Perché un ibrido tanto cervellotico per dare la pronuncia “fisica”? E, soprattutto, non sarebbe stato meglio per tutti chiamarla “Fisica facile”? O poi era davvero troppo facile?



Il fascino discreto dei silenzi

All’ansa del sentiero,
dove inizia lo sbalzo dei gradini,
ci accolgono uniformi pennellate  
       di povere case
              allineate a schiera
(barriera estrema all’assalto del bosco)
coi muri intrisi di muffe e umidità,
ingrigite dal fumo e dall’incuria
e senza fiori sopra il davanzale.
                                                      
Ciò che via via compare

è un susseguirsi di tetti sporgenti
con grondaie contorte e arrugginite
       dalle piogge
              e dalla furia dei venti.
Anguste finestre di malinconia
s’affacciano su viottoli sconnessi
col muschio abbarbicato ad ogni pietra
e cumuli di foglie imputridite.

È un borgo di montagna,
ormai quasi da tutti abbandonato,
dove solo pochi vecchi ostinati
       stanno aggrappati
              all’intimo sapore

che gli anni hanno impastato
col tepore dei fuochi nel camino
e il fascino discreto dei silenzi:
nell’arcano destino della vita.

    Fabiano Braccini
    Milano

 

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