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Sulla Storia di Cassano.... PDF Stampa E-mail
Scritto da F.D'Elia   
venerdý, 26 giugno 2015 06:54
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il prof. Francesco D'Elia
Il prof. Francesco D'Elia ci ha inviato un'ottima recensione del libro di recente pubblicazione sulla Storia di Cassano di Giuseppe La Padula, che con piacere di seguito pubblichiamo: 
La lettura o per meglio dire lo studio - tale ritengo l'approccio più consono – dell'opera di Giuseppe La Padula, “Cassano – Storia di un popolo dal 1500 ai nostri giorni “ - Ed. Città Calabria , 2015 , non poteva non condurmi a rivedere con gli occhi , sia pure un po' appannati ,della memoria talune riflessioni di alcuni anni addietro su significato , valore e funzione della Storia. Ed , in particolare, a rimeditare su taluni paradigmi o canoni scientifici su cui una narrazione deve basarsi per acquisire una sua dignità di ricerca storica nel senso autentico di “ indagine “, come dall'etimo greco di “ historia”.

E , sicuramente , senza dubbi o perplessità e senza indulgenze a piaggerie di circostanza, tale valore riveste compiutamente a pieno titolo l'opera citata della quale non mi è dato di azzardare una qualsiasi esegesi critica ma mi torna spontaneo abbozzare , per cosi dire a caldo, qualche riflessione , o testimonianza suggestivamente suscitata dall'impatto con l'opera alla quale empaticamente mi sono ricondotto e non tanto o soltanto per diretta conoscenza, frequentazione e stima dell'Autore quanto e, soprattutto, per l'ampiezza e la vivacità di interessi di cui si intesse uno studio così articolato e complesso, come questo in parola.
Ed a tal popositto non posso non ricordare che ho avuto modo, nel corso dei faticosi anni severamente impegnati dall'Autore, di averlo ripetutamente incoraggiato e spronato. Piccolo merito che voglio assegnarmi più ancora dell'offerta di quelle testimonianze o reperti , tanto opportunamente utilizzati e ripetutamente citati.

Uno studio compiuto che ha la piena caratura di una ricerca storica rigorosa se è vero per come è vero che la storia è “conoscenza del passato umano “ per dirla con uno chiarissimo interprete , come Henri – Irenèe Marrou che ci ricorda che detta conoscenza non può limitarsi a mera “narrazione del passato” (Romein) e neanche “ad opera letteraria che quel passato voglia far rivivevere nel racconto “ (O. Philippe) ma è opera di scienza......non intesa come epistème ma assunta come tècne , cioè di conoscenza diversa da quella volgare dell'esperienza quotidiana, elaborata in funzione di un metodo sistematico e rigoroso che si rivela “fattore optimum di verità” .
E rivive nel percorso seguito dall'Autore quel “passato” che per i protagonisti del loro tempo era il “presente”, “fulcro sul quale si applicava un fascio di forze vive...in cui tutto era in movimento e in divenire...a-becoming, in fieri....laddove l'essere ha varcato la soglia dell'irrevocabile : tutto è già stato, divenuto, geschehen (il dagewesenes Dasein di Heiddegger)”.
ImageE, sempre seguendo l'analisi del citato Marrou, se fare storia è l'incontro con l'Altro , nella stretta interdipendenza di passato e presente....complementari per la nostra conoscenza, in quella riattualizzazione dell'esperienza del passato di cui parla il Collingwood, tale incontro realizza il nostro Autore, ponendo come soggetto-attore principale il popolo cassanese nel suo divenire dal 1500 ai nostri giorni, con le sue idealità, le sue ricchezze, le sue miserie, le sue vittorie, le sue sconfitte. Ed assolve così a “quella funzione sociale della storia “(Febvre) nell'organizzazione del passato in funzione del presente. In sostanza “in funzione della vita interrogare la morte”.
Quando, perciò, uno studioso, per dirla autorevolmente con Bloch, ha osservato e spiegato ha concluso il suo iter, ha esaurito il suo compito di intelligenza, non già di condanna o di approvazione morale, o di discriminazioni di bene dal male, di virtù dal vizio. Un atto di intelligenza della realtà nel suo farsi.
“Nec ridere, nec flere sed intelligere”, secondo il prezioso ammonimento filosofico.
Questo atto di intelligenza del nostro Autore si avvale della legittimazione di una vasta ricchezza di fonti, direttamente riscoperte, certosinamente inseguite, documentalmente citate, che danno peculiarità e valore all'opera, nel pieno rispetto che la “storia si fa con i documenti” (Langlois-Seignobos) e la storia comincia – come annota il Ranke – laddove “ i documenti divengono intelligibili e dove esistono documenti degni di fede”. Ricerca ed elaborazione degli stessi, con debito risalto per quelli più significativi e rivelatori nel puntuale esercizio dell'arte della c.d. “euristica” che è appunto “ricerca di fonti e di documenti , preliminari ad ogni studio specifico” (Devoto-Oli). Tale ricerca, non solo rigorosamente, risponde al rispetto di quei canoni di metodologia storica , quali la critica dell'autenticità (vero o falso - vero o copia ), la critica di provenienza (come è giunto ), la critica di interpretazione (ciò che l'autore ha inteso dire ), la critica dell'attendibilità, ma si qualifica pregevolmente di una rielaborazione d'insieme che puntualmente spiega, suffraga, sostanzia, legittima il percorso narrativo,
In proposito, ho ritrovato calzante quanto scrive il Marrou quando afferma che lo “storico è qualcosa di più di un semplice operaio intento alla trasformazione di una materia prima, né il metodo storico può considerarsi alla stregua di una macchina automatica, in cui come in un imbuto si introdurrà qualche documento allo stato grezzo per vederne poi uscire la fine orditura della conoscenza........La storia è la risposta (elaborata con l'ausilio dei documenti ) ad una domanda che la curiosità, l'inquietudine, l'angoscia esistenziale, l'intelligenza e lo spirito dello storico rivolgono al mistero del passato”.
Altra peculiarità che mi è sembrato di cogliere nell'opera e che mi sembra doveroso sottolineare è che, posto che non v'è storia locale di pregio se la stessa risulta avulsa da un contesto più ampio d'insieme che leghi e spieghi i diversi accaduti in una visione organica, il nostro Autore risulta sicuramente capace, ora diffusamente, ora per cenni, di inquadrare, incastrandolo e giustificandolo, il percorso dell'uomo cassanese lungo il corso dei secoli nel quadro d'insieme, mondiale, europeo, nazionale, meridionale che ha scandito e segnato il cammino di un' intera umanità.
E' quel corteo che rappresenta l'umanità in cammino di cui mirabilmente parla lo storico Desideri. “Lo storico non sta remoto ed appartato come aquila su roccia solitaria, ma procede anch'egli nel corteo, in un settore del corteo. E mentre questo si svolge piegando ora a destra ora a sinistra e talvolta ripiegando su se stesso, le posizioni relative dei vari settori mutano continuamente............
Via via che il corteo avanza appaiono di continuo nuovi panorami, nuovi angoli visuali.
Lo storico è parte della storia. L'angolo visuale da cui egli guarda il passato è determinato dalla posizione che egli occupa nel corteo”. Cosi mi sembra avanzi Peppino La Padula nel corteo che egli lascia snodare.
In conclusione, un'opera che ha piena dignità di storia, che ricostruisce sapientemente un passato che ci appartiene e così, per come la storia , quella vera, vuole, capace di illuminare il presente e traguardare il futuro.
Una fonte certamente preziosa per tutti quei contemporanei che ad essa si vorranno abbeverare ma indiscutibilmente ancor più preziosa per la posterità verso la quale si proietta - e mi piace sottolinearlo, confortandomi dell'autorevolezza di un grande, come Auguste Comte che di queste cose se ne ben intendeva, quando afferma che “la scienza che avrà spiegato in maniera soddisfacente il passato, per questo solo motivo, otterrà inevitabilmente una funzione di supremazia spirituale per l'avvenire”. Più che una speranza, mi sento di dire, è una certezza.

Francesco D'Elia

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