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Amico mio Silvio (poesia) PDF Stampa E-mail
Scritto da M.Miani   
giovedý, 07 maggio 2015 08:56
Image
Miani e Silvio (sulla destra)
Ti ricorderai, era un giornata solare
Primavera inoltrata di maggio
L’aria già calda e gli alberi
Ripieni di foglie verdi da poco nate
Qualcuno con abbozzi di frutta
In quel mio campo di Maroglio,
Ove viveva ritirato quel mio zio
Non più giovane contadino.
Mangiammo pollo ruspante
Fritto con gli odori gradevoli
Di Cassano nostra e, un pizzico
Di quel piccante peperoncino
Che deliziava il palato a tutti.

Eravamo in cinque vecchi amici,
Già da tempo giovani ventenni
E bevevamo quel vinello rosato
Piacevole, che scorreva facile
Nelle gole assetate, dopo aver
Ammorbidito la bocca dal bruciore
Forte piccante che assetava.
Amico mio Silvio tu ridevi
Tra di noi, come noi ai lazzi gioiosi
Che tutti facevamo a turno
Sollecitati dal vinello e dall’età.
Amico mio chi immaginava,
Tu, il più frizzante e caro
Dovevi essere il primo tra noi
Ad andare via, al di là, nel buio.
Cadde il tuo albero, si spezzò
Già carico di frutti maturi,
All’inizio dell’autunno ricco
Di sapori e di fragranze note.
Tu cercasti la terra umida
Ricca di umori, ma non più d’amori,
E noi lasciasti in un deserto
Ove l’amicizia, quella pregiata,
Non cresce facile perché assetata
Di giovinezza ricca di gemme e fiori,
Quelli campestri dall’odore genuino,
E di colori vividi e lucenti dati dal sole
Libero, caldo che rinfranca l’animo.
Siamo rimasti già da tempo in questo
Strano deserto, ove regna solitaria
La sterpaglia nella sabbia arida,
Esso è priva di fiori anche a primavera.
Per noi non profuma, non sorride
Come il pesco, il melo, il pero
L’albero di ciliegio in fiore ad aprile.
Sai quanta nostalgia di quel tempo,
Di quel ridere alla vita, all’amore
Di occhi azzurri o neri,
Di capelli biondi o neri
Sventolati ad arte dallo zefiro vento
Che ci lasciava sui visi carezze dolci
Come soffici delicati baci di labbre carnose rosse
C’incantavano al loro trillare
Di luci vivide, saettanti di intese,
Sottili messaggi per misteriosi incontri
Con donzelle gaie, belle nella gioventù.
Silvio amico mio perduto nell’eterno,
L’occhio ora è opaco,
L’udito è ovattato quasi sparito,
La mente piena di nebbia grigia
Assillata dal tempo che inclemente passa.
La speranza resta sempre viva ma è incerta
Spesso è un vano sognare inconsistente.
Anche gli anni sommati e molti
Parlano, dicono che le radici
Non sono tenere, succhiano avide succhi
Che non risalgono alle cime dei rami
A dare vita a foglie gemme e fiori
Ed il sole della primavera scalda poco
Non solo la pelle, ma anche il cuore
Che ritma piano alle emozioni.
Stanco vorrebbe soffermarsi,
Riposarsi un attimo, dormire
Sognando quel ridere di gioia
Facile, invadente, spontaneo
Che punzecchiava l’animo
Sollecitato a vivere dimentico
Degli attimi che volavano via,
Lesti a grappoli ed erano dorati.
Arrivederci per sorridere ancora insieme,
Quando anche l’albero della mia vita cadrà
Spezzato da chi ha forze vive
Padrone delle ore ferme
Nel tempo che non cambia mai.

Michele Miani

Image
Silvio (sulla sinistra) ed altri amici di Michele
 

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