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La storia di Pasquale G. PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Della Ragione   
giovedý, 30 aprile 2015 08:22
ImagePasquale G. tra pochi giorni riacquisterà la libertà dopo oltre 10 anni trascorsi nel carcere di Rebibbia. Potrà rivedere la figlioletta divenuta una signorina e camminare per le strade di Trani, il suo paese natale. Il debito verso lo Stato è stato pagato fino all’ultimo giorno, nonostante la legge preveda che a metà pena, avrebbe potuto godere della semi libertà, quando mancavano 4 anni dell’affidamento ai servizi sociali, gli ultimi 18 mesi dei domiciliari. Nonostante la buona condotta, il diploma superiore conseguito tra le sbarre, un libro dato alle stampe (Cronistoria di un amore folle) ed un umile lavoro di scopino, pagato quattro soldi, per comprarsi sigarette e francobolli, non è stato ritenuto meritevole dal magistrato di sorveglianza di misure alternative.

Vi è molto sconforto nelle carceri, non solo per le condizioni di vita disumane, e per l’impossibilità di rieducarsi e prepararsi al reinserimento nella società, ma soprattutto perché è veramente convinto lo Stato che far scontare ai detenuti la pena in modo disumano dentro carceri sovraffollate, senza alcuna attività, imbottiti di psicofarmaci, incattiviti ed esasperati, renda la società più sicura?

Le carceri così come sono, sono inutili e dannose per i detenuti, per le loro famiglie, e per la società; invece di recuperare escludono ed emarginano, e rischiano di far uscire le persone peggiori di come sono entrate.

I penitenziari si rendono vivibili garantendo ai detenuti, senza inutili barriere, quanto previsto dalla legge: semi libertà a metà pena, affidamento in prova quando mancano 4 anni dal fine pena, gli ultimi 18 mesi di reclusione ai domiciliari; provvedimenti che gradualmente svuoterebbero i penitenziari, tenendo conto che oltre 20.000 detenuti potrebbero beneficiarne, portando il numero dei reclusi in linea con quanto perentoriamente richiestoci dall'Europa.

Speriamo che Pasquale trovi un lavoro onesto e ricominci a vivere senza ricadere nella spirale dell'illegalità.

Achille della Ragione
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