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Il revisionismo storico tra storia e politica PDF Stampa E-mail
Scritto da G.Costantino   
mercoledý, 22 aprile 2015 13:24
Image25 Aprile - Resistenza Risorgimento Europa - - E’ ormai nel senso comune che la contemporaneità è il punto di vista che illumina, con i suoi fasci selettori di luce,  la storia. Tutta la storia è contemporanea si afferma, citando Croce. Il punto di partenza della contemporaneità è la capacità di formulare domande sul presente. Alcuni politici da una parte, ed opinionisti, che hanno dimestichezza con la storiografia, dall’altra, ci riportano in tempi ricorrenti a dover affrontare temi su cui la più seria ricerca storiografica ha scritto parole che avrebbero dovuto creare un senso comune in un paese scolarizzato come il nostro. Si assiste invece ad una continua banalizzazione attraverso i media  della Costituzione, dell’Antifascismo, della Resistenza e persino del Risorgimento. (in coda comunicato stampa del sindaco Papasso) A voler partire da un punto di vista attuale si potrebbe focalizzare l'attenzione sull'importanza del Risorgimento e della Resistenza come, per dirla con Ruggiero Romano, "una continua marcia di avvicinamento ad un innesto veramente europeo", marcia peraltro non ancora terminata perché il processo non è ancora compiuto. Romano scriveva nel 1995: "oggi ci sono persone che quando odono la parola risorgimento pongono mano alla pistola".

L'ondata revisionistica ha avuto inizio già negli anni ottanta con la messa in discussione dell'antifascismo e della Resistenza, è proseguita con la demolizione della Rivoluzione Francese, addebitandole tutti gli orrori del XX secolo, fino all'abuso crescente della storiografia anti risorgimentale che sembrava aver toccato il culmine con la beatificazione di Pio IX nel Giubileo del Duemila.

Il Revisionismo degli storici, che in modo ricorrente nobilita la polemica politica, da De Felice a Nolte,  tende a depotenziare il ruolo della rivoluzione nella storia e a proporre una lettura alternativa dello sviluppo politico-sociale. Mette in discussione l'interpretazione progressiva della evoluzione della civiltà occidentale, prodotta dalla visione democratico-socialista prima, e marxista dopo. E' tuttavia la questione razziale che è diventata centrale nella critica revisionista, con l'equiparazione degli stermini nazisti e stalinisti.  

L'uso pubblico della storia nella polemica politica  trova nel revisionismo storiografico  uno strumento di battaglia politica.

Una tradizione sostanzialmente filofascista, neppure tanto dissimulata, invoca in modo ricorrente il bisogno di una maggiore equanimità nell'equiparare  le "fazioni" in lotta durante gli anni 1943-45 che non ha avuto termine con il definitivo sdoganamento della destra posfascista assurta ai vertici delle istituzioni.

Un termine, oggetto di controversie ideologiche e storiografiche, è la parola Patria.

Nel suo libro "La morte della Patria" del 1996 E. Galli della Loggia (allievo di Renzo de Felice) si basa su una concezione in cui la nazione in quanto popolo non esiste al di fuori dello stato e al di fuori di coloro che ne detengono il potere qualsiasi siano i modi -  violenti o democratici non cambia - in cui vi abbiano avuto accesso. Nazione come supremo valore cui subordinare ogni altro valore di natura e portata etica sovranazionali. Da questa prospettiva è evidente che l'8 settembre del '43 appaia la massima iattura: fu una tragedia della stato nazionale italiano e dunque dell'intero popolo italiano. In realtà il dramma del nostro paese, come ricorda N. Bobbio in un confronto con De Felice, fu prima dell' 8 settembre, prima del 25 luglio che si dovette scegliere senza possibilità di mediazione tra "patria" e "democrazia". Gli antifascisti scelsero con dolore, ma senza esitazioni, di tradire la prima per ottenere la seconda e questo atteggiamento ci ricorda i tessitori di Heine che intendono tessere il lenzuolo funebre ad una patria che affama i ceti più diseredati e li fa mitragliare dai propri soldati quando protestano.

Un libro esemplare che tratta di queste lacerazioni del corpo della nazione è "Onore e patria" di Lucien Febvre, titolo di due corsi tenuti al College de France tra il 1945 e il 1947.

Onore e patria costituiscono il motto della marina militare francese. Nel 1942 nello specchio di mare di fronte a Orano, un ufficiale della marina francese ha perso la vita per difendere una di queste due parole, mentre un altro ufficiale, suo fratello, combatteva nel campo opposto per difendere l'altra. Non sarà che queste due parole, che i francesi sono abituati a pronunciare come un tutt'uno nascondono invece storie diverse, sentimenti diversi, "sensibilità" diverse e addirittura contrapposte? Si chiede Febvre.

La stessa questione l'affronta Claudio Pavone nel saggio "La guerra civile, una questione controversa"  confrontando il patriottismo degli aderenti alla Repubblica di Salò e dei partigiani.

I diversi aspetti del patriottismo possono essere esemplificate dalle testimonianze scritte di alcuni aderenti alla Repubblica di Salò come Sebastiani, Mazzantini, di quest'ultimo, esemplare la biografia romanzata "A cercar la bella morte e specularmente Le lettere dei condannati a morte della Resistenza. Una trattazione  antiretorica di questo tema la troviamo in alcuni testi poetici come ad esempio: Dichiarazione di Piero Jahier; Italia di Franco Fortini; Termopili di C. Kavafis.

Silvio Lanaro d'altra parte, riflettendo sul fatto che alla fine della seconda guerra mondiale esistono in Italia fratture profonde, conclude che nazione-patria-paese sono entità differenti ma che nel linguaggio comune tendono a sovrapporsi.

Ma come e quando nasce l'idea di patria? In un studio dedicato a questo argomento, Federico Chabod mostra come, benché l'origine dell'idea di nazione si possa far risalire al medioevo, essa assume il suo attuale significato solo ai primi dell' '800. Sono l'Italia e la Germania le terre classiche, nella prima metà dell' '800, dell'idea di nazionalità: in Germania prima con Herder che considerava la nazione come fatto naturale con caratteri fisici permanenti sulla base del sangue e del suolo, e poi con F. Schlegel che nelle sue lezioni filosofiche ribadiva l'importanza del fattore etnico ( questo modo naturalistico di concepire la nazione alla lunga sarebbe sfociato nel razzismo).

Il pensiero italiano svolge invece l'idea di nazione su basi decisamente  "volontaristiche".  La formula della nazione come di un  "plebiscito di tutti i giorni" fu trovata da Renan, ma la sostanza di essa , sostiene Chabod, è già in Mazzini.

Mazzini  non è un sistematico, ma il succo delle sue affermazioni, tratte qua e là, è quello. Nel 1835: "Una nazionalità comprende un pensiero comune, un diritto comune, un fine comune, questi sono elementi essenziali. Dove però non vi è identità di intenti per tutti, non vi è Nazione, ma folla e aggregazione fortuita". Nel 1859 la patria è un dovere comune; è una missione collettiva, la Patria è prima di ogni altra  "la coscienza della Patria”. Per gli italiani, ricorda Chabod, questo principio si accompagna indissolubilmente alla libertà politica. In alcuni casi prima si vagheggiò un sistema di libertà all'interno dello stato singolo in cui si viveva e poi si passò a desiderare la lotta contro lo straniero, l'indipendenza, e in ultimo l'unità, quando ci si accorse che l'un problema non si risolveva senza l'altro. E difatti la concessione dello Statuto dovette precedere anche per Carlo Alberto, la guerra all'Austria. Quanto al Mazzini repubblicano, i monarchi sono i nemici del vivere libero dell'umanità. L'umanità per Mazzini è essenzialmente Europa. Insistente e continuo il pensare all'Europa giovane, che succedendo alla vecchia Europa morente, l'Europa del Papato, dell'Impero, della Monarchia, dell'aristocrazia, sta per sorgere. All'Italia spetta il grande compito di porsi alla testa dei popoli europei, a cui la tradizione storica assegna la "missione storica di universalizzare la propria vita"; all'Italia "la cui vita nelle sue grandi epoche, fu sempre vita di Europa". La nazione è quindi sentita non come valore esclusivistico, a danno degli altri, ma anzi come mezzo per accordarsi e procedere innanzi con gli altri. Questo soffio europeo, umanitario spiega anche come i patrioti italiani che lo seguirono combatterono non solo per l'Italia ma per tutte le nazioni oppresse. Garibaldi che combatte in America e in Italia fu da questo punto di vista l'incarnazione dell'idea mazziniana. E' sicuramente a questa tradizione che Pertini, Spinelli ed altri intellettuali confinati a Ventotene nel 1943 si ispirarono nella elaborazione del programma sul cui fondamento l'Europa al termine del conflitto, sarebbe dovuta rinascere come entità politica unitaria, come risposta e antidoto agli esiti catastrofici dell'ultranazionalismo, incarnato dai regimi fascisti e che va sotto il nome di Manifesto di Ventotene. E' nel fuoco della resistenza che il disegno europeista per la prima volta  assume, nella mente dei patrioti italiani forme politiche concrete. E' in questo clima che si istituisce l'equazione Europeismo=Resistenza.

Giuseppe Costantino

 

 L’amministrazione comunale della Città di Cassano All’Ionio, guidata dal sindaco Gianni Papasso, per ricordare l’importante evento della Liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista, ha organizzato per la giornata di sabato, 25 Aprile, alle ore 9:30, la sfilata per le principale arterie cittadine, della Banda Musicale “Città di Cassano”. Si parte dal rione Cappuccini per convergere in piazza Municipio. Alle ore 12:00, il primo cittadino e la giunta, insieme ai rappresentanti delle forze dell’ordine, del pianeta scuola, delle associazioni, dell’informazione e di quanti altri intendono partecipare, con partenza dallo spazio antistante il Palazzo di Città, procederanno in direzione dell’obelisco alla cui sommità si erge la statua della Madonna Immacolata, identificato anche come monumento per ricordare i caduti di tutte le guerre, per depositarvi una corona d’alloro. Nell’occasione, non mancheranno riflessioni sull’importanza della Giornata della Liberazione, che ad oggi, ha assicurato al popolo italiano settant’anni di democrazia. La Festa della Liberazione che si celebra il 25 aprile di ogni anno, ha evidenziato il sindaco Gianni Papasso, è la riaffermazione del ricordo di uomini e donne di tutte le età che nel periodo bellico hanno immolato la propria vita per assicurare agli italiani i diritti democratici dei quali beneficiamo.                  I loro ideali e le loro gesta eroiche, ha aggiunto, devono albergare sempre in noi, oltre che essere conosciuti e apprezzati dalle giovani generazioni e da quelle che verranno. Per rimanere in tema, domenica 26 aprile, alle ore 20:00, nel teatro comunale, l’amministrazione comunale, presenterà agli intervenuti, Fabio Cavaliere e Virginio Papadà, i due studenti dell’Istituto Comprensivo “Lanza-Milani” di Cassano, presieduto dalla professoressa Mena Galizia, risultati vincitori del concorso Nazionale indetto dal MIUR, “Dalla Resistenza alla Cittadinanza Attiva”, premiati al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e a seguire, è prevista la proiezione del film “La Notte di San Lorenzo”, per la regia di Paolo e Vittorio Taviani.            

Il Capo Ufficio Stampa – Mimmo Petroni

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