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I motivi dell'Antisemitismo PDF Stampa E-mail
Scritto da G.La Padula   
giovedý, 29 gennaio 2015 09:40

ImageA proposito del tentativo da parte del terzo Reich di “vernichten” (distruggere, annientare) il popolo ebraico, sono state scritte milioni di pagine. Ancora oggi in Germania ci si chiede “warum”(perché) ciò sia accaduto e che cosa abbia scatenato il viscerale odio per un gruppo di persone di diverso credo religioso, facendo passare questa diversità di pensiero per una sostanziale differenza razziale. Con la breve nota che segue il prof. Giuseppe La Padula esprime alcune interessanti motivazioni che andrebbero maggiormente meditate e sviscerate.    

“Lo sterminio degli ebrei nei lager nazisti è stato narrato con dovizia di particolari dai “sopravvissuti”e ha trovato ampio riscontro nella imponente documentazione utilizzata dalla produzione cinematografica dal 1945 ad oggi.

Meno chiari e dibattuti sono, invece, i motivi, i perché, sia potuta accadere. Abbiamo tentato, con l’aiuto di un testo pubblicato da alcuni anni, La strada per Auschwitz, di Giovanni Gozzini, di dare qualche risposta, sia pure priva di pretese esaustive, a questo problema.

Bisogna distinguere un antisemitismo religioso, come quello attuato dai Crociati nel 1099 nelle città di Worms, Spira e Magonza, mentre si recavano in Terrasanta, contro gli ebrei accusati di deicidio. I pogrom ai danni degli ebrei e la ricomparsa di stereotipi, come l’Ebreo errante, parassita e cospiratore, che si cristallizzarono nei *Protocolli dei Savi di Sion: un falso libello fabbricato dalla polizia segreta zarista che descriveva il complotto ebraico per la conquista del mondo e che nel 1920 in Germania aveva già venduto 120 mila copie. Nel corso dell’Ottocento su questo antisemitismo si innesta un nuovo antisemitismo laico e scientista, a carattere razziale, che mutuava da Darwin il principio della lotta e della selezione naturale: l’ebreo diventa il bacillo capace di infettare, minare ed alla fine distruggere anche le razze più pure e superiori, come quella ariana. Questo determina un salto di qualità decisivo rispetto al razzismo coloniale, che comunque assegnava all’altro un ruolo di utilità, in quanto veniva sfruttato per il benessere del dominatore. Il nuovo razzismo rientrava, invece, in una logica di esclusione reciproca: o noi, o loro, una logica di eliminazione e di sterminio. In questo salto di qualità si inserisce l’azione di Hitler e l’organizzazione concentrazionaria nazista.

Dopo la rovina della Germania, con il trattato di Versailles, con cui la Francia l’aveva, di fatto, umiliata, si profilava la grave minaccia di un nemico interno: la finanza ebraica, che provocava i debiti e la inflazione della Germania stessa. Dietro il bacillo infettivo spuntava l’ombra del complotto dei “Savi di Sion”*, Hitler scrive che “grande è l’interesse del giudaismo a questo annientamento. La finanza ebraica desidera non solo l’assoluta distruzione economica della Germania, ma anche il totale annientamento politico di essa. Così oggi l’ebreo è il grande incitatore alla totale distruzione della Germania. Dovunque si scrivano attacchi contro la Germania, ne sono autori gli ebrei”. Tutto questo, tuttavia, comporta una domanda: come mai la battaglia contro gli ebrei assume una rilevanza così vitale e decisiva da non avere riscontri con altri regimi totalitari? A questo interrogativo, gli storici, hanno formulato tre ipotesi diverse. La prima, collega il trauma collettivo tedesco della sconfitta nella prima guerra mondiale con il trauma individuale di Hitler per la morte della mamma, in cura presso un medico ebreo. Tutto questo, tuttavia, non spiega come mai nel 1932 il partito antisemita di Hitler controllasse più di un terzo dei voti tedeschi.

La seconda, secondo quanto afferma Franz Stangl, il capo del lager di Treblinka, è molto semplice, nel senso che i Tedeschi “volevano i soldi degli ebrei”, i loro averi, i loro posti di lavoro ed una forza lavoro a costo vicino allo zero da destinare all’industria bellica. Era interesse del Terzo Reich perseguitare gli ebrei per trarne un vantaggio economico (interpretazione sovietica del nazismo come frutto del capitalismo). Questa seconda risposta, trova una sua giustificazione solo nel primo momento, quando vennero confiscati i beni ai deportati e l’introduzione delle tasse sull’emigrazione, ma il saldo diventa negativo quando le risorse furono impiegate dallo sforzo bellico per il trasporto dei deportati, le installazioni ed il funzionamento dei Lager. In questo senso, il contributo all’industria della guerra mediante il lavoro schiavistico fu del tutto irrilevante. La speranza degli ebrei deportati di essere mantenuti in vita, in quanto funzionali al sistema, si rivelò anch’essa infondata. In questo senso, la logica razziale dello sterminio non era la maschera di interessi economici, ma il fulcro dell’intero sistema.

La terza, identifica nell’antisemitismo la chiave ideologica di un’opposizione alla modernità. L’idea dello stato razziale riprendeva ed estremizzava la tradizione romantica ed ottocentesca del Volk (popolo, nazione, razza), qualcosa di esclusivo ed unico, che affondava le radici nel passato mitologico dei popoli germani, barbari e guerrieri e le recuperava attraverso la spettacolarizzazione della politica, adunate di massa, la parate militari, le uniformi, le organizzazioni paramilitari d’élite. Recuperando le radici tedesche, si restituiva alla Germania la propria identità nazionale e, quindi, la forza militare sotto la guida di in unico e indiscusso Leader. Ai principi di libertà di democrazia, pacifismo, internazionalismo, nati con la Rivoluzione francese, venivano sostituiti quelli di dittatura, militarismo, nazionalismo. In questo contesto, gli ebrei, senza armi e senza patria, diversi e difficilmente assimilabili all’ideologia del nuovo ordine, accusati di complottare contro lo stesso, andavano eliminati. L’ansia ed i timori per ciò che è diverso, dovuti alla divisione tra “noi” e “loro”, che appaiono come nemici potenti ed oscuri, si possono superare solo con la eliminazione di ciò che li produce; solo così si salva l’antica identità e si recuperano le antiche sicurezze. Nell’immaginario di Hitler e della Germania del dopoguerra, prostrata, confusa ed umiliata dai francesi, gli ebrei incarnano queste fobie, pertanto le uniche rassicurazioni sono legate alla eliminazione di ciò che le produce. Al progetto razzista di uno stato fondato sulla pulizia etnica vennero piegati ordini professionali e discipline scientifiche, al fine di elaborare un programma unico e coerente della politica nazista in campo razziale."

 

* “I Protocolli dei Savi di Sion”sono una falsificazione propagandistica antisemita, redatta probabilmente da un agente della polizia segreta russa, apparsa in forma abbreviata nel 1903, e integralmente nel 1905, ma diffusasi soprattutto negli anni successivi alla Prima guerra mondiale. Consistevano nel presunto resoconto di alcune sedute segrete tenute a Basilea al tempo del congresso sionista del 1897, nelle quali sarebbe stato elaborato un piano di dominio mondiale degli Ebrei attraverso l’alta finanza e l’agitazione terrorista. In realtà l’opera, come dimostrato già nel 1921, era in gran parte un riadattamento in chiave antisemita di un libello contro Napoleone III del 1864. Nonostante la comprovata falsità, i Protocolli sono stati più volte ripubblicati e hanno costituito uno strumento di propaganda antisemita. Hanno fornito, in definitiva, l’alibi allo sterminio degli Ebrei.

Giuseppe La Padula

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