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Il Foglio volante di Dicembre 2014 PDF Stampa E-mail
Scritto da A.Iannaccone   
lunedý, 01 dicembre 2014 08:07

ImageNel “Foglio volante - La Flugfolio” di dicembre 2014, testi di Giorgio Bàrberi Squarotti, Loretta Bonucci, Vincenzo Calce, Basilio Caruso, Carla D’Alessandro, Simonetta Genova, Paul François Georgelin, Amerigo Iannacone, Tommaso Lisi, Adriana Mondo, Alessandro Mannina, Luciano Nanni, Teresinka Pereira, Renato Petrović, Fryda Rota, Gerardo Vacana, Antonio Vanni. Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (20 euro) – serve anche a sostenere un foglio letterario che non ha altre forme di finanziamento. Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.  Riportiamo, qui di seguito, l’articolo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti - Annotazioni linguistiche”, e un epigramma di Gerardo Vacana.

Un bilinguismo a scadenza

Sono sempre sgradevolmente sorpreso quando sento, alla televisione, una canzone in lingua inglese che presenta o accompagna una trasmissione italiana, o che loda un prodotto che può essere anche italiano. Quanto ai titoli inglesi di film, capisco che non c’è piú tanto bisogno di tradurli. E posso vedere, in un titolo di documento, il vocabolo news aggiunto a un termine italiano. Questo è diventato anche una mania snobistica che degrada l’italiano. Quanto ai negozi che hanno una denominazione in un inglese enigmatico, non si contano piú. E possiamo vedere, nelle vetrine, la pubblicità nella stessa lingua di articoli italiani. Tutto questo, che sembra fatto per clienti inglesi che non si vedono mai, è assolutamente ridicolo. E questi commercianti, quanti di loro, se anche ce ne sono, possono parlare e capire l’inglese? Su questo, ho molti dubbi.

Ogni tanto mi capita di leggere su qualche spazio di muro, cosa sempre piú rara, una citazione in inglese scritta da uno studente orgoglioso di mostrare nuove conoscenze non ancora integrate in una cultura coerente che, spesso, non avranno mai. Sono senza dubbio segni di un’identità che si cerca.

Ma il peggio viene con un’invadente terminologia politica e giornalistica inglese, quando ci sono i corrispondenti termini in italiano: jobs act, spending review, exit strategy, Authority, delisting, blockbuster, merchant banking, happy hour e gli indispensabili mobbing, stalking, gossip, tweet, chat... E quell’orribile okay che, sostituendosi a diverse espressioni, come “sí”, “bene”, “d’accordo”, “andiamo”, impoverisce veramente l’italiano. Siamo davanti a un fenomeno incontrollato d’acculturazione cieca e disordinata, che colpisce prima di tutti quelli che hanno caselle cerebrali libere, cioè i giovani e i meno giovani senza una cultura coerente, anche se sono stati spinti attraverso gli studi universitari.

Ed ecco che l’insegnamento ha seguito la corrente, istituendo corsi e prove scritte in inglese. Questo è estremamente utile per i corsi di lingua straniera, che dovrebbero essere fatti nella lingua insegnata. Ho avuto un bravissimo professore di russo, figlio di emigrati russi, che aumentava a poco a poco l’uso del russo, facendo schizzi rapidi sulla lavagna e domande a cui dovevamo rispondere in russo. In meno di un anno, eravamo capaci di rispondere a domande difficili.

Ma gli studenti, obbligati di studiare un inglese che molti di loro parleranno con difficoltà e al limite della comprensione, ridurranno lo studio dell’italiano, dove sono già in difficoltà per scriverlo. E si arriverà a uno stato di bilinguismo difettoso per l’italiano e per l’inglese. L’inglese migliorerà a poco a poco nel tempo, con una pronuncia che non sarà quella del Queen’s English, mentre l’italiano subirà un abbassamento di uso e di qualità. Perché la lingua che gode di miglior prestigio tende inesorabilmente a eliminare l’altra. Allora mi spiace molto che la gente di un paese con una lingua armoniosa, che ha una bella letteratura e che soddisfa a tutte le emozioni e conoscenze umane, guardi con indifferenza i primi sintomi di una decadenza che ha pure precedenti storici non tanto lontani. Perché al bilinguismo c’è una scadenza che prima o poi arriva.

Ed ecco che i linguisti ci avvertono che molte lingue, cioè un paio di migliaia, spariranno nei prossimi decenni. Allora, mi faccio questa domanda: per quanto tempo ancora l’italiano sarà una lingua parlata? Non è uno scherzo, perché ho paura della risposta.

Ogni giorno che passa, è sempre piú necessario che misure di protezione della lingua italiana vengano prese dalle autorità. Al primo posto le autorità politiche. E la voce pubblica della stampa, scritta o televisiva, ha un ruolo di prim’ordine in questa presa di coscienza: l’italiano, uno strumento di pensiero e di espressione sviluppato da un popolo in venti secoli, è in pericolo di morte. Ogni cittadino sincero deve avere un’unica reazione, perché la perdita di una lingua e della cultura che ha sviluppato significa la perdita dell’anima che hanno fatto vivere.

Paul François Georgelin

  

Appunti e spunti

Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone 

Nomi e ipocrisia

Si è diffuso da un po’ di tempo – direi da un paio di decenni – il vezzo di presentarsi col nome (nome di battesimo) anziché col cognome, anche al di fuori della cerchia di amici e parenti. Cosí ci troviamo con politici che si chiamano Silvio o Matteo, nomi che poi stampa e televisione pappagallescamente ripetono e avallano, e che vogliono mostrare una familiarità che è assolutamente fuori luogo e ipocrita. A chi mai, negli anni cinquanta, sarebbe venuto in mente di parlare di Alcide o di Palmiro?

Così pure, se entrate in un ufficio postale, potete vedere gli impiegati con appesa al collo la tessera identificativa con il nome per intero (iniziale rigorosamente in minuscolo) e del cognome solo l’iniziale. L’ipocrisia ufficializzata: l’impiegato devi percepirlo come fosse un tuo amico, un tuo familiare. Poi magari succede che i modi siano tutt’altro che amichevoli e familiari. 

 

Berlusconi traduttore

Do ut des: io ti do una cosa a te,

tu mi dai la cosa a me. 

(2010)

 

                Gerardo Vacana

                Gallinaro (FR)

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